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Le famiglie nella trappola della liquidità

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Fabrizio Fornezza
Fabrizio Fornezza

31 Luglio 2018
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Un consiglio alle famiglie che dispongono di capitale? Occhio a non congelare la liquidità

L’Istat ha pubblicato in queste settimane il suo rapporto sulla situazione socio-economica del Paese. Molti commentatori hanno messo in luce soprattutto i dati più negativi: l’Italia risulta il secondo Paese più vecchio al mondo.Il suo declino demografico continua inesorabile. Le fragilità reali e percepite sono evidenti, con un ascensore sociale molto rallentato e un Sud che resta indietro. Malgrado questi segnali depressivi, dal lato del risveglio economico sono tanti i segnali positivi, come mostra la congiuntura degli ultimi mesi. Almeno fino ad oggi, certo. Il paese, con le sue fragilità, fatica a trovare una strada coerente: fra nuove sfide di cambiamento (il lavoro, la globalizzazione) e vecchi vizi.

In questo quadro, in attesa che il paese trovi una sua strada fra segnali di depressione e dinamismo, cosa può fare una famiglia che ha qualche risorsa finanziaria da parte? Sembra sorprendente, ma la famiglia può fare tanto. In primo luogo, non deve restare ferma, immobile congelando liquidità. In realtà oggi le famiglie italiane stanno congelando liquidità: 1300- 1400 miliardi, circa, ci ricorda Banca d’Italia. Un record dagli anni 80. Come sostiene l’economista francese Thomas Piketty, nei momenti di crescita delle economie (come nel nostro boom economico degli anni ’60) il capitale accumulato, conta poco, di fronte ai movimenti ascensionali dati dalla mobilità sociale di quei periodi di dinamismo economico e sociale. Ma quando ai momenti di sviluppo si succedono momenti di crescita molto graduale, il capitale accumulato e la sua buona gestione fanno la differenza, nel tempo. Piketty sostiene che, non solo stiamo vivendo questi momenti, ma che tutto il nostro attuale secolo sarà connotato da questo sviluppo lento. Assieme ad una de- mografia più pigra che si diffonderà – man mano – alle aree ora in via di sviluppo del pianeta. In questa nuova era dello “slow growth”, con dinamiche ascensionali nella mobilità sociale più modeste, il possesso e l’uso oculato del capitale farà la differenza.

Quindi il consiglio alla famiglia che dispone di capitale (al di là della sua dimensione): investitelo, fatelo rendere, usate ai vostri scopi la crescita dell’economia reale nel mondo (auspicabilmente anche quella italiana) nel lungo periodo. Non fatevi prendere dalle angosce ed i dubbi che – in questo periodo anche più che in altri – è comunque legittimo avere. Il secondo consiglio: la demografia richiede azione. Prendete coscienza degli effetti attuali della demografia ed agite di conseguenza. Non c’è da aspettare un futuro lontano, gli effetti ci sono oggi. Il cosiddetto “panino generazionale” che stiamo vivendo (anche per effetto della demografia) lo possiamo raccontare così: “caro capofamiglia di mezza età, oggi la tua generazione è presa in mezzo da responsabilità per far crescere e decollare i tuoi figli ed allo stesso tempo gestire i tuoi genitori, che invecchiano senza passare a miglior vita” (qui la demografia è amica nostra). “Dimenticavo, nel frattempo dovresti anche provvedere a difendere il capitale umano rappresentato da te stesso e dal tuo coniuge. Senza una protezione del vostro capitale umano, la sfida di aiutare figli e vostri genitori rischia il fallimento.” Non sono sfide da poco. e spesso le sottovalutiamo Il welfare italiano copre male – come è noto -il rischio di sopravvivenza. Gestire le risorse della famiglia prevedendo non il peggio, ma quello che è naturale aspettarsi (le nostre fragilità e necessità da anziani) è una delle sfide che la demografia ci pone. Anche nella gestione del futuro dei figli bisogna metterci più testa e talvolta più soldi. Ogni tanto il lavoro per i nostri figli va cercato (come si usava una volta), altre volte va creato, dando alla famiglia un ruolo di venture capitalist abbastanza nuovo nella creazione di startup, più o meno innovative. Ad oggi, ci dicono le ricerche Eumetra, il 13% le famiglie stanno pensando al lancio di nuove iniziative d’impresa. Sono circa 2,5 milioni di capifamiglia. Non sono bazzecole sociali.

Sapranno farlo bene? Crediamo di no: c’è bisogno di aiutare le famiglie In sintesi, la demografia (assieme alle altre forze del cambiamento) non modifica solo il quadro macro del paese. Modifica la nostra vita. Cambia le nostre necessità ed i pensieri in materia di denaro. Cambia il bisogno di consulenza finanziaria, che si lega maggiormente alla nostra vita ed ai nostri progetti; sia quelli che abbiamo già in mente, sia quelli ai quali non stiamo ancora pensando, che proprio il buon consulente ci deve aiutare a rappresentare e gestire. La demografia non è l’avversario degli italiani e dell’Italia. Lo è la nostra passività e pigrizia.

Fabrizio Fornezza
Fabrizio Fornezza
Sociologo, imprenditore, ricercatore sociale e di mercato. Laureato in Scienze Politiche e Sociali all’Università di Milano, dal 2015 è presidente di Eumetra Monterosa, l’istituto italiano di ricerca sui temi del mutamento sociale e dell’innovazione.
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