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Diversificare il portafoglio con le materie prime

04 Ottobre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • A causa del quantitative easing, la correlazione tra debito sovrano privo di rischio e asset class rischiose si è indebolita a livelli prima sconosciuti

  • L’impatto della guerra commerciale sulle materie prime cambierà da settore a settore

La fine del quantitative easing avrà anche un effetto cui non tutti pensano: il ritorno in auge delle commodities. Perché? Lo spiega Terence Brennan, portfolio manager del fondo Global commodities di Lazard Asset Management

Diversificare il portafoglio vuol dire anche non dimenticarsi delle commodity, anche a dispetto della fiacca performance che alcune di essere hanno evidenziato negli ultimi mesi. Secondo Terence Brennan, portfolio manager del fondo global commodities di Lazard Asset Management, il ritorno dell’inflazione potrebbe avere un effetto positivo nel ripristinare il vantaggio in termini di diversificazione delle materie prime.

Gli effetti del Qe

A causa del quantitative easing, la correlazione tra debito sovrano privo di rischio e asset class rischiose si è indebolita a livelli prima sconosciuti. Questo perché le banche centrali hanno strozzato i rendimenti meno rischiosi a causa dei loro acquisti di ultima istanza. Si parla di prodotti come il debito societario, le azioni e le materie prime.

Il crollo dei rendimenti a rischio zero ha spinto gli investitori verso asset rischiosi in maniera quasi selvaggia. Questo ha fornito un supporto al risanamento delle economie, avvicinando le loro correlazioni fino al taper tantrum del 2013, anno in cui la Fed annunciò per la prima volta dopo la crisi di aver valutato una possibile interruzione della sua politica monetaria accomodante.

Commodities a azioni non più correlate

La correlazione tra materie prime e titoli azionari ha registrato un calo costante con l’effettivo avvio della riduzione del Qe e si è ora ridotta quasi a livelli normali. Adesso, con i tassi di interesse in aumento e una concreta prospettiva di inflazione, le materie prime potrebbero tornare a diversificare il portafoglio.

Commodity vs guerra commerciale

L’impatto della guerra commerciale sulle materie prime cambierà da settore a settore. La domanda per cibo ed energia come noto è anelastica: non si tratta di beni di cui l’umanitàpuò fare a meno, anche in presenza di prezzi crescenti. Mentre, per altre commodity con un profilo di domanda più elastico, la guerra commerciale potrebbe ridurre la produzione globale. Avvantaggiando così i produttori nazionali nel breve e i produttori globali nel lungo termine. Questo perché il deprezzamento della valuta supera l’ostacolo tariffario.

La guerra commerciale, reprimendo la domanda, potrebbe prolungare la carenza di investimenti che ha colpito le materie prime. Certo, è improbabile che tale squilibrio duri molto. Ma più continuerà e maggiore sarà il prezzo che l’inflazione farà pagare.

Diversificare con le materie prime, un possibile rilancio

La scarsità dell’offerta e l’inflazione che questa implica dovrebbero rilanciare il valore dell’investimento in materie prime per il tempo necessario a far sì che gli investimenti nel complesso delle materie prime si riprendano. Al contempo, secondo l’asset manager, l’indebitamento globale dovrebbe rafforzare il valore in termini di diversificazione delle materie prime. E accrescere così la loro attrattività quale investimento a duration zero.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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