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Disruption, la tecnologia come leva del mondo

Disruption, la tecnologia come leva del mondo

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

14 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • “È un ottimo momento per essere un investitore attivo, ma bisogna guardare alle società posizionate dal lato giusto del cambiamento”, spiega David Eiswert, portfolio manager di T. Rowe Price

  • “I mercati emergenti rappresentano l’investimento del futuro”, aggiunge Yoram Lustig, head of multi-asset solutions Emea di T. Rowe Price

Il fenomeno della disruption ha stravolto equilibri e mercati. Ma quali sono le conseguenze per gli investitori? “Bisogna investire in società posizionate dal lato giusto del cambiamento”, spiega David Eiswert di T. Rowe Price

La tecnologia è la leva del mondo, ma non solo. In un’epoca di cambiamenti secolari, le aziende tecnologiche rappresentano soltanto uno dei tasselli del fenomeno della disruption, che ha stravolto i modelli tradizionali destabilizzando equilibri e mercati. Trainati dal flusso delle trasformazioni dirompenti, tutti i settori – dall’energia al commercio, dalla salute ai trasporti – hanno dovuto sapersi riscrivere per non restarne travolti.

È quanto è emerso dalla conferenza “Investire in un mondo di cambiamenti secolari” di T. Rowe Price, all’Hotel Gallia di Milano. Viviamo in un mondo con una crescita lenta, con troppo debito, automazione e petrolio, dove la tecnologia fa da apripista verso nuove possibilità e solo le aziende che possono ottenere una leva su scala mondiale possono diventare dominanti. Eppure, d’altra parte, l’ondata irrequieta di cambiamenti rappresenta una criticità per gli investitori che non riescono ad afferrarla.

“È difficile per l’investitore stare sulla parte giusta del cambiamento, perché i mutamenti hanno luogo molto rapidamente – spiega David Eiswert, portfolio manager di T. Rowe Price – Non vedo l’inflazione. La cerco, ma non la trovo. Quello che mi preoccupa è l’effetto leva. È un ottimo momento per essere un investitore attivo, ma bisogna guardare alle società posizionate dal lato giusto del cambiamento”. Secondo T. Rowe Price, infatti, gli investitori devono essere in grado di squarciare il velo dei numeri ed essere particolarmente selettivi, individuando gli attori vincenti ed evitando quelli che, invece, non riescono a cogliere le giuste opportunità. I beni di consumo oggi stanno perdendo la loro potenza, travolti da aziende monopolistiche come Netflix, Tesla e Amazon. Ed è su queste aziende che gli investitori dovrebbero puntare.

“Il problema di questi monopoli è che concentrano la ricchezza. Queste piattaforme spostano il mondo, generando profitti stratosferici concentrati. Ma quando la tecnologia sblocca capitali, la gioia del business è concentrata solo nelle mani dei proprietari – continua David Eiswert – Questa concentrazione di ricchezza ha avuto implicazioni politiche molto forti. Le elezioni statunitensi del 2020, ad esempio, potrebbero cambiare il modo in cui consideriamo questi monopoli”.

Ma quali sono i risultati per i mercati?

“In primo luogo, bisogna dire che abbiamo avuto un trimestre molto positivo, tutti i mercati sono saliti del 20% – spiega Yoram Lustig, head of multi-asset solutions Emea di T. Rowe Price – Questo è un buon motivo per essere prudenti”. Secondo Lustig, le valutazioni sono salite, le correzioni sono state imminenti e ci sono stati dei rallentamenti, ma ci sono anche delle crescite sincronizzate a livello mondiale. “Questo ciclo economico può andare avanti per altri due anni, quindi – anche se ci fossero dei rallentamenti – ci saranno degli effetti positivi. Penso che avremo altri 2-3 anni di crescita economica. Questo è uno dei motivi per cui dovremo investire nelle azioni”, aggiunge Lustig.

La parola chiave è diversificazione a livello globale. Puntare sui btp, non garantisce una protezione, perché i loro rendimenti possono salire e perdere valore quando i mercati crollano. Diversamente, i mercati emergenti sono attrattivi per diverse ragioni. In primis, per le loro banche centrali, ma anche perché sono facilmente monitorabili e le loro monete sono maggiormente attraenti. “Il mondo sviluppato sta rallentando – dal Giappone all’Italia, dal Regno Unito agli Stati Uniti”, spiega Lustig, che conclude: “I mercati emergenti rappresentano l’investimento del futuro”.

Rita Annunziata
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