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Quei cristiani dimenticati e repressi di Betlemme

31 Dicembre 2018 · Alberto Negri · 3 min

I cristiani d’Oriente, i cristiani di Betlemme, sono un’entità quasi sconociuta ai fratelli d’Occidente, chiusi nelle loro festività consumistiche. Eppure rischiano l’estinzione completa a causa delle politiche occidentali “amiche”

I cristiani di Betlemme

A Natale i cristiani d’Occidente festeggiano, quelli d’Oriente anche. Ma non se ne ricorda quasi nessuno tranne qualche diretta tv da Betlemme. I cristiani del Libano, della Siria e dell’Egitto, vengono generalmente ignorati, come se il cristianesimo non fosse nato qui e non nei grandi magazzini con gli alberi di Natale americani ed europei che grondano consumismo.

Il “regalo” di Trump

Per loro il regalo di quest’anno del presidente americano Donald Trump è stato trasferire l’ambasciata Usa a Gerusalemme, riconoscendola come capitale dello stato di Israele, e invece di lasciarla, come raccomandano le risoluzioni dell’Onu e il buon senso, capitale delle tre religioni monoteiste.
Ma ormai è noto. Non c’è niente di più incomprensibile del cristianesimo americano, se non che gli evangelici sono una delle principale basi elettorali del presidente Usa. E che Israele è uno dei maggiori sostenitori del presidente, il quale per fare un favore allo stato ebraico e ai sauditi ha deciso di uscire dal trattato sul nucleare del 2015 con l’Iran di imporre nuove sanzioni a Teheran cui si debbono piegare tutti. Anche gli stati europei che vorrebbero rispettare l’accordo.

L’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi

Un messaggio confortante per il principe Mohammed bin Salman mandante, secondo la Cia, dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, ed esponente di quella monarchia wahabita che rappresenta una delle versioni più retrograde dell’islam che ha ispirato per decenni i jihadisti.
Gli Usa, con la complicità degli europei, foraggiano di armi il peggiore nemico dei cristiani. Quello che ha sostenuto insieme alle altre monarchie del Golfo gli estremisti islamici che hanno sgozzato per anni oltre ai musulmani anche i cristiani dell’Iraq e della Siria.

Una minoranza che sta scomparendo

C’è proprio da essere fieri di essere cristiani in Occidente. Con l’appoggio agli emiri e per i soldi del loro petrolio hanno contribuito ad assottigliare la già esigua minoranza dei cristiani d’Oriente.

Le 86 chiese di Baghdad

Gli Stati Uniti hanno dato la mazzata decisiva alla presenza dei cristiani nella regione. Alla vigilia dell’attacco a Saddam Hussein nel 2003 i cristiani in Iraq erano circa 1,2 milioni. Ora sono meno di 200mila, la stragrande maggioranza fuggita nel Nord, nella zona curda mentre le 86 chiese di Baghdad sono rimaste vuote. Un tempo, quando il braccio destro di Saddam, era il cristiano Tarek Aziz, gli iracheni cristiani andavano tranquillamente a messa. Papa Giovanni Paolo II ricevette Tarek Aziz nel 2003 nel tentativo di evitare una guerra giustificata da americani e britannici dalla più devastante fake new dell’ultimo mezzo secolo. La bufala che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa. Che ovviamente non furono mai trovate.

Tarek Aziz da Giovanni Paolo II

Il Papa polacco, Giovanni Paolo II, contrario alla guerra, allora venne praticamente oscurato anche dalla tv di stato perché l’ordine da Washington era di far fuori Saddam. E l’Italia andò pure con un contingente a Nassiriya dove furono massacrati in uno spaventoso attentato oltre una ventina di soldati. Nel caos che seguì alla fine del regime i cristiani furono costretti alla fuga, bersaglio di gruppi jihadisti come Al Qaida, che aveva nel suo mirino oltre agli sciiti anche le minoranze religiose che bene o male erano sopravvissute con il regime precedente.

L’esodo

Con l’esodo dei cristiani l’Iraq perse anche una parte della sua borghesia. E di una classe dirigente che aveva contribuito a tenere in piedi il Paese anche negli anni delle sanzioni e dell’embargo, quando i bambini morivano per mancanza di medicine. La parola stabilizzazione del Medio Oriente diventa
vuota e priva di significato se in questi Paesi la borghesia viene decimata da guerre e rivolte.

Iraq terra di nessuno

Dopo avere occupato l’Iraq perdendo anche molti soldati gli Usa si ritirarono dal Paese con il presidente Barack Obama. Senza un vero esercito, neppure dotato di aviazione e di elicotteri, l’Iraq diventò il bersaglio dell’avanzata del Califfato. Il suo capo Al Baghdadi, ancora latitante, si appoggiava ad Al Qaida e agli accordi con gli ufficiali baathisti ribelli guidati dall’ex vicepresidente Izzat Ibrahim al Douri.

L’avvento dell’Isis

Nell’estate 2014 l’Isis si impadronì di Mosul massacrando gli sciiti e le minoranze cristiane e yezide. Il premio Nobel per la pace è stato assegnato quest’anno alla yezida Nadia Murad. Che in qualche modo ha ricordato, per la verità molto indirettamente, che esiste ancora in Iraq una minoranza cristiana.

I “cristiani di Betlemme” e gli yezidi

Nessuno però scrive che se cristiani e yezidi dell’area di Mosul sono sopravvissuti questo è stato dovuto anche alle milizie sciite anti-Califfato guidate dal generale iraniano Qassem Soleimani. Intervenute molto prima degli americani. L’esercito iracheno si era sbandato e sono stati i pasdaran a impedire che Al Baghadi entrasse nella capitale irachena quando ormai si era impadronito anche di Tikrit.

Alleati scomodi

Come del resto tutti sanno, e chi scrive ne è stato testimone, che gli Hezbollah libanesi – osteggiati dal nostro ministro degli Interni per compiacere Israele – hanno liberato dai jihadisti e dall’Isis diversi villaggi cristiani della Siria. Tra cui Maloula, dove si parla ancora l’aramaico, la lingua di Gesù Cristo.

La minoranza cristiana in Siria

In Siria la minoranza cristiana prima della guerra civile del 2011 era ancora forte, da Damasco a Homs ad Aleppo. Adesso anche molti cristiani siriani se ne sono andati e non hanno ancora fatto ritorno alle loro case. Anche qui l’Isis e i gruppi jihadisti hanno massacrato e distrutto le chiese insieme al patrimonio archeologico e culturale del Paese.

E anche qui la responsabilità occidentale e gli Stati Uniti è pesantissima. Perché gli Usa, pur di cancellare il regime di Assad, hanno sostenuto la Turchia e le monarchie del Golfo come Arabia Saudita e Qatar. Che appoggiavano i ribelli facendoli passare davanti all’opinione pubblica internazionale per “moderati”. Un’altra eclatante bugia. Se nel 2015 non fosse intervenuta la Russia di Putin per tenere in piedi Bashar Assad probabilmente oggi in Siria non ci sarebbe più un cristiano.

La speranza attraverso la fessura

A Maloula adesso stanno ricostruendo il monastero di San Sergio e Bacco e anche il santuario di Santa Tecla. Secondo la tradizione cristiana un giorno Dio aprì una fessura nella montagna facendo fuggire la santa inseguita dai miscredenti che la volevano uccidere. Ora che si avvicina Natale c’è da augurarsi che si apra una minuscola feritoia anche nella coscienza dei cristiani d’Occidente per chiedersi cosa hanno fatto di buono in questi decenni per il loro fratelli d’Oriente. Auguri.

Alberto Negri
Alberto Negri
È stato inviato speciale e corrispondente di guerra del Sole 24 Ore negli ultimi 30 anni per le zone Medio Oriente, Africa, Asia Centrale e i Balcani. Nel 2009 ha vinto il premio giornalistico Maria Grazia Cutuli, nel 2015 il premio Colombe per la pace. nel 2016 il premio Guidarello Guidarelli e nel 2017 il premio Capalbio saggistica per il libro "Il Musulmano Errante". Oggi è Senior Advisor dell’ISPI, Istituto degli Studi di Politica Internazionale.
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