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Crescita, anche Fmi taglia le stime per il 2019

21 Gennaio 2019 · Francesca Conti · 3 min

  • A giustificare la revisione al ribasso sarebbero la debolezza della domanda domestica e i maggiori costi di finanziamento dovuti all’aumento dello spread

  • La crescita globale è stata limata di due decimali al 3,5% nel 2019 e di un decimale al 3,6% nel 2020

  • La recessione “non è ancora dietro l’angolo”, ma i rischi di “un calo repentino” della crescita globale sono aumentati

Dopo le previsioni al ribasso della Banca d’Italia, il Fondo monetario internazionale taglia le stime sulla crescita italiana – e internazionale – per l’anno in corso. Anche secondo Washington il Pil nazionale salirà soltanto dello 0,6%, 0,4 punti in meno rispetto alle previsioni pubblicate lo scorso ottobre

Dopo i conti della Banca d’Italia è ora il Fondo monetario internazionale a tagliare le stime sulla crescita italiana. E le previsioni dei due istituti sono in perfetta sintonia. Anche secondo gli esperti di Washington, infatti, il Pil nazionale salirà soltanto dello 0,6%, 0,4 punti in meno rispetto alle previsioni pubblicate lo scorso ottobre. Una proiezione inferiore anche all’1% stimato dal Governo. A giustificare la revisione, si legge nell’aggiornamento del World Economic Outlook, sono “la debole domanda domestica e i maggiori costi di finanziamento dovuti ai rendimenti elevati sui titoli di Stato”.

Dal Fmi arriva anche un altro avvertimento. Insieme al possibile inasprirsi delle tensioni commerciali, a un mancato accordo sulla Brexit e a un rallentamento superiore alle previsioni della Cina, anche “il costoso intreccio tra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia” per l’economia globale, afferma il direttore della Ricerca, Gita Gopinath. In pratica, secondo l’istituto, la situazione italiana rappresenta una delle principali minacce a livello economico in Europa.

“Le preoccupazioni per l’andamento dei titoli di Stato e i rischi finanziari hanno pesato sulla domanda domestica”, sottolinea l’Fmi. In particolare, “gli spread italiani si sono ristretti rispetto ai picchi di ottobre-novembre ma rimangono alti. Un protratto periodo di rendimenti elevati metterebbe ulteriormente sotto stress le banche italiane, peserebbe sull’attività economica e peggiorerebbe le dinamiche del debito”.

Alle cifre presentate dagli economisti si oppone prontamente una voce politica proveniente dal governo. Se a ribattere a via Nazionale era stato il vicepremier Luigi Di Maio, a commentare la nuova edizione del World Economic Outlook è l’altro vice premier, Matteo Salvini. “Italia minaccia e rischio per l’economia globale? Piuttosto è l’Fmi che è una minaccia per l’economia mondiale, una storia di ricette economiche coronata da previsioni errate, pochi successi e molti disastri”, dichiara Salvini.

Tornando alle previsioni del Fondo, la crescita globale – confermata al 3,7% per il 2018 – è stata limata di due decimali al 3,5% nel 2019 e di un decimale al 3,6% nel 2020. La recessione, ha sottolineato il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, “non è ancora dietro l’angolo”, ma i rischi di “un calo repentino” della crescita globale sono aumentati. Significativa anche la revisione per la Germania, che secondo gli economisti di Washington crescerà solo dell’1,3% ne 2019, sei decimali in meno rispetto alle stime d’autunno.

Tra i principali Paesi europei, Italia e Germania segnano il peggiore rallentamento. Stime effettuate al netto di un’ipotesi di Brexit disordinata, di un calo peggiore del previsto del Pil cinese ma anche del ritorno di tensioni sul commercio internazionale. “Non c’è mai stato un bisogno più pressante di un approccio collaborativo e multilaterale ai problemi globali condivisi”, ha sottolineato il presidente del World Economic Forum.

Francesca Conti
Francesca Conti
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