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Covid-19: i ricchi chiedono più tasse

Covid-19: i ricchi chiedono più tasse

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

16 Luglio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • “Mentre il Covid-19 colpisce il mondo, i milionari come noi hanno un ruolo fondamentale nella guarigione del nostro mondo”, si legge nella lettera scritta dal gruppo di miliardari

  • Il tempismo della lettera non è però un aspetto da sottovalutare. Il gruppo ha infatti deciso di renderla pubblica proprio questa settimana in vista della riunione del G20

Oltre 80 persone tra le più ricche al mondo hanno chiesto esplicitamente ai propri governi di essere maggiormente tassate per aiutare l’economia nel post covid-19

Più tasse per recuperare i danni causati dal covid-19. Questa la richiesta che arriva da un gruppo di 83 persone, tra le più ricche al mondo. I membri – tra cui troviamo Jerry Greenfield, il fondatore di Ben and Jerry’s ice cream, e l’erede Disney, Abigail Disney – hanno richiesto esplicitamente ai loro governi di aumentare permanentemente le tasse sui membri più ricchi della società per aiutare nella ricostruzione post covid- 19: “Inostri governi devono aumentare le tasse su persone come noi. Subito. Permanentemente”.

“Mentre il covid-19 colpisce, i milionari come noi hanno un ruolo fondamentale nella guarigione del nostro mondo”, scrive il gruppo in una lettere indirizzata al Guardian. “Non siamo noi a prenderci cura dei malati in terapia intensiva. Non stiamo guidando le ambulanze che portano i malati negli ospedali. Non stiamo rifornendo gli scaffali dei negozi alimentari o consegnando cibo porta a porta. Ma abbiamo molti soldi. Soldi che sono disperatamente necessari ora e che contribuiranno anche negli anni a venire alla ripresa del nostro mondo da questa crisi”.

Il gruppo ha anche avvertito che l’impatto economico di questa crisi durerà per decenni e che “potrebbe far arrivare a mezzo miliardo il numero di persone povere”.

Tra quelli che hanno messo il loro nome troviamo anche: Stephen Tindall, il fondatore del Warehouse Group e il secondo uomo più ricco della Nuova Zelanda con una fortuna di 475 milioni di dollari, lo sceneggiatore e regista britannico, Richard Curtis e il venture capitalist irlandese, John O’Farrell, che ha fatto milioni di investimenti in società tecnologiche della Silicon Valley.

Ma la lettera non finisce qui perché il gruppo sottolinea anche come “i problemi causati dal covid-19 non possono essere risolti con carità, non importa quanto si sia generosi. I leader del governo devono assumersi la responsabilità di raccogliere i fondi di cui abbiamo bisogno e di spenderli equamente. Abbiamo un’enorme debito con le persone che lavorano in prima linea in questa battaglia globale”.

Il tempismo della lettera non è però un aspetto da sottovalutare. Il gruppo ha infatti deciso di renderla pubblica proprio questa settimana in vista della riunione dei ministri delle finanze del G20. Sperano dunque che la classe dirigente possa capire che bisogna “aumentare le tasse sui ricchi e puntare su una maggiore trasparenza fiscale internazionale”.

Secondo questo gruppetto l’unica soluzione nel lungo periodo è pensare di focalizzarsi sulle fasce della popolazione più ricca e chiedergli un sacrificio. Il numero di miliardari, nonostante il covid-19, ha continuato a proliferare. Ci sono infatti più di 500.000 persone nel mondo classificate come ultra ricche, con fortune di oltre 30 milioni. La spinta verso un aumento delle tasse per questi soggetti è arrivata anche dopo le donazioni che sono state fatte. Jeff Bezos ha dato alla sua comunità 100 milioni di euro, che rappresentano meno dello 0,1% della sua fortuna (il fondatore di Amazon durante la pandemia ha visto crescere la sua fortuna di 75 miliardi di dollari).

Giorgia Pacione Di Bello
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