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Il coronavirus supera la muraglia cinese e affonda i listini

Il coronavirus supera la muraglia cinese e affonda i listini

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Luca Lodi
Luca Lodi

23 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Mercati contagiati: l’esplosione del coronavirus si diffonde a livello globale su tutti i listini. Il range delle perdite è piuttosto elevato: mentre negli Usa vanno dal 10 al 20%, in Europa spaziano dal 20 al 30%

Marzo prosegue sulla stessa linea del mese precedente, difficile ed estremamente problematico.  Le performance parziali disegnano uno scenario catastrofico, il più grave degli ultimi dieci anni.Tutti i principali listini azionari sono in perdita. Il meno peggio è Shanghai, che cede “solo” il 3% da inizio mese, e che comunque aveva subito prima degli altri gli effetti del contagio.

Perdite a doppia cifra per tutti gli altri listini. Le piazze asiatiche e americane mediamente sovraperformano le europee; tra queste ultime i paesi mediterranei si posizionano in fondo alla classifica. Il range delle perdite è piuttosto elevato: mentre negli Usa vanno dal 10 al 20%, in Europa spaziano dal 20 al 30%.

L’elevata capitalizzazione di borsa è un fattore correlato a un lieve vantaggio competitivo rispetto alle small cap. Allo stesso modo le imprese con elevato potenziale di crescita stanno reagendo meglio delle value. Dal punto di vista settoriale, gli indici focalizzati sulla finanza stanno subendo gli effetti più devastanti con un crollo medio del 30%. La battuta d’arresto della produzione mondiale è una zampata per i titoli energetici, che seguono a breve distanza. Le telecomunicazioni, pur cedendo il 7%, per ora rappresentano il settore meno colpito.

Sono numerosi i punti percentuali bruciati anche dagli indici obbligazionari, in particolare da quelli rappresentativi degli investimenti high yield e convertibili.

Molto rilevanti sono anche i movimenti intervenuti sul mercato valutario: l’euro corre e sovraperforma anche yuan e dollaro, battuto solo dallo yen.

I gravi affondi patiti da tutte le asset class denunciano un conclamato panic selling, che ha determinato forti volumi in vendita e un incremento considerevole della liquidità di portafoglio. Solo una minima parte dei capitali disinvestiti, infatti, paiono essere stati dirottati su beni rifugio: in particolare lo Yen e solo secondariamente i treasury Usa a lunga scadenza. Le materie prime, probabilmente troppo care, hanno subito una contrazione.

L’unico attivo che ha generato ritorni interessanti è la volatilità (il Vix ha infatti quasi raddoppiato da inizio marzo). Ora, pur non potendo escludere ulteriori ritracciamenti, è possibile ipotizzare e pianificare un piano di rientro su strumenti di buona qualità. Ovviamente la situazione è in continuo evolversi, e l’impatto che la pandemia potrà avere sulla produzione e sui consumi è ancora incerto. Le future dinamiche del contagio e le contromisure che Banche centrali e governi nazionali saranno in grado di prendere rappresentano ora l’unico driver di rilievo per i mercati. Quello che si apre è quindi uno scenario incerto ma stimolante, dove non si escludono occasioni interessanti di acquisto rappresentate da specializzazioni settoriali e geografiche.

Luca Lodi
Luca Lodi
Head of R&D di Fida-Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca, sviluppo e formazione del gruppo ed è consigliere di amministrazione. Sviluppa metodologie quantitative per l’analisi di portafoglio, strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti presso Adb ha gestito il settore banche dati e poi l’ufficio studi. Giornalista pubblicista scrive in particolare di mercati e strumenti finanziari, analisi di portafoglio e fintech.
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