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Coronavirus: cosa ci è rimasto come bene rifugio?

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

23 Marzo 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • L’ emergenza coronavirus scatena la corsa ai beni rifugio

  • Non tutti gli asset “sicuri” stanno  reggendo di fronte al panico degli investitori

  • L’intervista a Stefano Gianti, analista di Swissquote

Nelle ultime settimane, l’ondata di panic selling che ha travolto i mercati, ha colpito anche i beni rifugio più classici, come l’oro. La domanda sorge spontanea: quali asset possiamo ancora considerare “beni rifugio” ai tempi del coronavirus?

L’incertezza e il panico degli investitori di fronte allo spettro di una recessione globale e l’intensificarsi dell’emergenza sanitaria, hanno scatenato vendite incontrollate sui mercati finanziari ed è subito scattata la corsa ai beni rifugio. Tuttavia, tra le asset class considerate “più sicure”, ovvero, metalli preziosi come l’oro, bond governativi di alta qualità come i Treasury americani e valute come il franco svizzero, non tutte hanno retto dinanzi alla paura degli investitori. Nelle ultime settimane, alcuni tra i cosiddetti “safe-heaven asset” sono finiti sotto pressione, non riuscendo più a fornire quella “sicurezza” che gli investitori cercano in periodi di alta volatilità sui mercati azionari. Ne abbiamo parlato con Stefano Gianti, analista di Swissquote, per capire quali beni rifugio possono essere ancora considerati tali ai tempi del coronavirus.

Oro, argento e rame

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un calo dei prezzi dei metalli preziosi, considerati fino ad oggi beni rifugio. In particolare su argento e rame, spiega Gianti, ha “impattato molto” il crollo della produzione industriale “che è diventata bassa ovunque e diventerà ancora più bassa”. Nella giornata di martedì usciranno i dati pmi europei, che, sulla scia del crollo dei dati della Cina di febbraio (con l’indice pmi manifatturiero che è sceso a quota 35,7 contro i 50 punti di gennaio), secondo l’analista, subiranno un forte calo, con numeri analoghi a quelli cinesi e un “impatto ancora più negativo sui metalli in generale, incluso l’oro”.  Parlando proprio del bene rifugio per eccellenza, la discesa dell’oro, che ha perso circa il 14% rispetto ai massimi del periodo, per Gianti, è giustificata in parte dal fatto che questo rappresenti un bene per coprirsi dall’inflazione e “l’inflazione attesa è scesa negli Stati Uniti all’1,1%, ai minimi dal 2008” spiega  l’analista.

Bund e Treasury americani

Secondo Gianti, il Bund tedesco si è confermato un bene rifugio. L’analista sottolinea però, che i rendimenti negativi rappresentano “un limite per l’apprezzamento del Bund”  evidenziando  come il mancato taglio dei tassi da parte della Bce abbia rallentato  gli acquisti sui titoli di stato tedeschi. Questo, spiega l’analista, ha portato a un flusso di capitali dall’Europa verso gli Usa: “Dato che in Germania i rendimenti sono ancora negativi, la liquidità si è spostata sugli Stati Uniti con il Treasury note (ndr, titoli di stato statunitensi) che ha raggiunto i minimi storici”.

Dollaro, franco svizzero e yen

Il biglietto verde, secondo l’analista, rimane il “bene rifugio numero uno” e potrebbe rafforzarsi ulteriormente: “Il dollaro (ndr, americano) – spiega Gianti-nella crisi del 2008 si è apprezzato circa del 25% e adesso ‘soltanto’ del 3% quindi avrebbe ancora spazio per apprezzarsi”. L’esperto si sofferma  anche sull’andamento del franco svizzero, che, da marzo del 2018, si sta rafforzando contro l’euro, andando verso la parità, mentre nei confronti del dollaro, considerato come bene rifugio, è rimasto stabile. Infine, lo yen, conclude Gianti, viste le massicce iniezioni di liquidità da parte dalla Bank of Japan “non è più considerato come un tempo un bene rifugio”.

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