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Confindustria, lo shock del covid-19 costerà il 10% del Pil

Confindustria, lo shock del covid-19 costerà il 10% del Pil

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

31 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Ogni settimana in più di lockdown potrebbe costare una percentuale ulteriore di Pil di almeno lo 0,75%

  • Gli investimenti potrebbero subire una brusca caduta del 10,6%, per poi recuperare circa la metà nel 2021

  • “Il debito deve essere reso sostenibile. Gli Eurobond diventano essenziali”, commenta il presidente Vincenzo Boccia

Secondo le stime del Centro Studi Confindustria, lo shock legato alla diffusione del covid-19 potrebbe provocare una caduta del Pil del 10% nel primo semestre dell’anno. Come restituire fiducia alle imprese italiane? Secondo il presidente Boccia, i prestiti a 30 anni potrebbero essere la chiave

Lo shock legato alla diffusione del covid-19 sul territorio nazionale potrebbe provocare una caduta del Pil nel primo semestre del 2020 intorno al 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma non solo. La produzione industriale, colpita dal calo della domanda di beni e servizi e dai problemi di liquidità delle imprese, potrebbe crollare del 20%. Sono solo alcune delle stime presentate nello studio “Le previsioni per l’Italia. Quali condizioni per la tenuta e il rilancio dell’economia” realizzato dal Centro Studi Confindustria, che ha posto lo sguardo su quella che dal direttore Stefano Manzocchi è stata definita “la più grande crisi dal dopoguerra” con effetti sul prodotto interno lordo “inediti nella storia della Repubblica italiana”.

I dati parlano chiaro e mostrano l’immagine di un paese che risente gli effetti del blocco nazionale indetto dal governo Conte lo scorso 9 marzo. La spesa privata, vale a dire i consumi delle famiglie residenti, si prepara infatti a subire un calo del 6,8% entro la fine del 2020, prevedendo una ricomposizione del paniere a sfavore di abbigliamento, trasporti, ristorazione, cultura e servizi ricreativi e ricettivi. Anche le esportazioni di beni e servizi non sarebbero da meno (-5,1% nel 2020), al punto tale che “un blocco dell’attività più lungo e diffuso a livello internazionale potrebbe provocare un crollo del commercio mondiale comparabile a quello del 2009”, si legge nello studio.

Confindustria, lo shock del covid-19 costerà il 10% del Pil
Fonte: elaborazioni e stime del Centro studi Confindustria sui dati Istat, Banca d'Italia

Investimenti in calo del 10,6%

Secondo le elaborazioni del Centro studi Confindustria sui dati Istat, inoltre, in una fase d’incertezza sul futuro dell’economia italiani gli investimenti potrebbero subire una brusca caduta del 10,6%, per poi recuperare circa la metà nel 2021 (5,1%). “È importante precisare che questa previsione contiene le nostre ipotesi e i nostri auspici – spiega Manzocchi – ma è condizionata anche da forti rischi a ribasso, ovvero dal progressivo contenimento dell’emergenza sanitaria che consentirebbe di riaprire già nel prossimo mese le attività industriali, ma anche dalla dinamica della recessione che si sta mostrando molto forte nel resto dell’Eurozona e degli Stati Uniti”. Secondo le stime, ogni settimana in più di lockdown secondo i parametri attuali potrebbe costare una percentuale ulteriore di Pil di almeno lo 0,75%. Se si tiene in considerazione che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini a maggio, con una parziale riapertura delle attività industriali ad aprile e una progressiva ripresa che si consoliderà nel mese di giugno e nel terzo e quarto trimestre dell’anno, il Pil potrebbe cadere nel 2020 del 6%, per poi conoscere un recupero parziale nel 2021.

Come preservare il tessuto produttivo

Lo scoppio della crisi sanitaria, inoltre, ha generato una caduta verticale della fiducia delle imprese e dei consumatori, necessaria nel momento della ripartenza a “consentire il rilancio del sistema italiano”, continua Manzocchi. Ma in che modo è possibile preservare il tessuto produttivo e restituire fiducia? “La ripartenza sarà complessa, per gradi, ma ci sarà bisogno di affiancare alle misure per la liquidità trainate dalle risorse italiane anche un piano europeo di emergenza – spiega Manzocchi – Abbiamo provato a stimare l’impatto di una prima tranche di investimenti paneuropei e consentirebbe di spingere l’economia italiana e di tutta l’Eurozona per arrivare a un impulso fiscale di 2,5 punti di Pil in più per l’Italia in tre anni e 1,9 per l’Eurozona”.

Una soluzione? I prestiti a 30 anni

Come sottolineato da Cinzia Alcidi, direttore del Centre for european policy studies, l’Italia oggi ha un debito superiore al 130% del Pil, destinato ad aumentare a causa della situazione di recessione combinata con le misure necessarie a fronteggiare l’emergenza sanitaria. Dai coronabond all’helicopter money, le leve per ottenere risultati potrebbero essere diverse, ma è necessario che si tratti di “misure che possano essere implementate in tempi rapidi, in grado di garantire stabilità e non rappresentare un’altra fonte di shock”, dichiara Alcidi.

“Dobbiamo evitare che la paura si trasformi in ansia e l’ansia in panico – aggiunge Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria – Se non affrontiamo la liquidità delle imprese, rischiamo che la loro voglia di non mollare si trasformi in qualcosa di diverso. Ci sono aziende che si avviano a un fatturato prossimo allo zero, bisogna intervenire con soluzioni non convenzionali”. Secondo Boccia, l’ipotesi di un prestito a 30 anni per le imprese potrebbe essere la chiave. “Il fondo di garanzia deve riguardare tutte le imprese che hanno rilevato un calo di fatturato, dalle piccole alle grandi”, continua Boccia che conclude: “ma il debito deve essere reso sostenibile per garantirne la restituzione. Gli Eurobond diventano essenziali”.

Rita Annunziata
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