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Cina-Usa: la strana guerra dei dazi

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Contributor, Fabrizio Galimberti

18 Giugno 2019
Tempo di lettura: 2 min
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Le tensioni commerciali tra i due colossi, Usa e Cina stanno caratterizzando il mondo finanziario degli ultimi mesi. Ma che conseguenza hanno queste tensioni?

La ‘guerra’ commerciale fra Stati Uniti e Cina si fa più dura, mentre Trump, che ama sparare tousazimuths, minaccia anche Europa e Giap- pone, colpevoli di vendere troppe macchine in America, e minare

così la sicurezza nazionale (!?) degli Usa.
Quando è in corso una guerra, la prima cosa da fare è quella di valutare le forze e le risorse dei combattenti. Nella fattispecie, è importante capire quanto i dazi fanno male alla Cina. Su questo punto cruciale Trump ha le idee un po’ confuse. In uno o più dei suoi cinguettii il Presidente americano ha detto che la Cina paga agli Usa i dazi per cento e passa miliardi di dollari. Soldi, questi che vanno, quindi, a impoverire il Celeste impero e a ingrassare i forzieri del Tesoro americano.
La Cina certamente non paga direttamente l’importo dei dazi al Tesoro americano. Quando una bambola cinese arriva in America, è assortita della fattura dell’esportatore cinese. L’importatore americano ha già pagato o pagherà questa fattura per il prezzo stabilito. Ma il detto importatore, per ritirare la merce (la bambola), deve anche pagare il dazio: mentre è vero che le casse del Tesoro Usa incassano i dazi, non è vero che sia la Cina a pagarli. Tuttavia, se vogliamo difendere il cinguettio trumpiano, ci sono due vie indirette attraverso le quali la Cina può essere danneggiata.

La prima agisce sulle quantità. Nell’ipotesi che l’aggravio di costo della bambola dovuto al dazio venga trasferito dall’importatore al cliente finale, questo, scoraggiato dall’aumento di prezzo, potrà acquistare meno bambole. Ma la misura in cui questo avviene o non avviene dipende da diversi fattori. Dipende dalla misura in cui la distribuzione assorbe quel maggior costo assottigliando i propri margini. Dipende poi dall’elasticità della domanda del cliente finale, che potrebbe decidere di acquistare le stesse bambole anche se costano di più. E dipende anche dal grado di concorrenza nell’offerta di bambole. In ogni caso, anche se è ragionevole pensare che qualche effetto sulle quantità ci sarà, non è detto che questo valga a ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti (gli americani potrebbero acquistare meno bambole cinesi ma più bambole vietnamite…).

La seconda per cui la Cina può essere danneggiata riguarda i prezzi. L’esportatore cinese, sapendo che i suoi prodotti, dopo il dazio, costeranno di più, può decidere di abbassare il prezzo in dollari per l’importo del dazio. Esiste un modo per verificare questa possibilità?

Le statistiche americane permettono di calcolare un indice dei prezzi delle importazioni americane dalla Cina. Questo indice, ribassato a gennaio 2017 (il mese dell’inizio della presidenza Trump) eguale a 100, viene riportato nel grafico. Questi indici, tutta- via, non comprendono i dazi. Il grafico mostra che, dall’inizio del 2017 a oggi i prezzi cinesi in dollari si sono ridotti in misura più che modesta: dello 0,6% in 28 mesi! Prima facie, questo significa che gli esportatori hanno sostanzialmente mantenuto i prezzi. C’è, tuttavia, un’altra dimensione da considerare, il cambio dollaro/yuan. Agli esportatori interessa quanti yuan ricavano dalla vendita di quelle bambole, dato che i loro costi sono in yuan. È allora possibile accostare l’indice dei prezzi dell’import Usa dalla Cina a un indice del cambio, e ottenere lo stesso indice espresso in yuan. Come si vede, questo secondo indice è più volatile, dato che riflette i vagabondaggi dei cambi. È speculare al primo, dato che un cambio dello yuan che si apprezza fortemente spinge gli esportatori ad aumentare i prezzi in dollari, come successe nel 2010-2014 (e viceversa). Dal gennaio 2017, però, i prezzi in yuan sono stati più ballerini. E nell’ultimo periodo, caratterizzato da un modesto apprezzamento dello yuan, si è persa la specularità, e la leggera discesa dei prezzi in dollari si è acompagnata a una più corposa discesa dei prezzi in yuan. Parliamo, però, di oscillazioni tutto sommato modeste. I produttori cinesi possono assorbire, insomma, sia i colpi dei dazi che le oscillazioni dei cambi, dato che hanno anche il supporto degli aumenti di produttività e in passato hanno potuto convivere con prezzi in yuan ben più bassi degli attuali. Il che ci riporta al twitter di Trump, che si rivela – non è una sorpresa – fallace. Il costo dei dazi è stato diviso fra una modesta riduzione dei profitti cinesi, una diminuzione dei margini della distribuzione in America e un aggravio di prezzi per il consumatore americano.

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Contributor , Fabrizio Galimberti
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