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Cina e Usa, un accordo forse irrilevante

Cina e Usa, un accordo forse irrilevante

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

05 Marzo 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Già fra maggio e giugno 2018 Trump aveva imposto dazi del 25% su 50 miliardi di dollari di prodotti. Ad agosto poi, le tariffe avevano colpito il 10% di ulteriori 200 miliardi di dollari di merci

  • A giugno 2018 la Commissione nazionale cinese per lo sviluppo e le riforme ha annunciato che l’elenco dei settori cinesi in cui è stata vietata la proprietà straniera si è ridotto da 63 a 48 unità

  • Però è improbabile che qualsiasi accordo commerciale ufficiale possa normalizzare del tutto le condizioni dell’economia

Secondo Charles Sunnucks, team Global Emerging Markets, Jupiter Asset Management, un prossimo accordo fra Usa e Cina potrebbe non sortire gli effetti sperati per l’economia del Dragone

Charles Sunnucks, team Global Emerging Markets, Jupiter Asset Management crede che non sarà un prossimo accordo fra Usa e Cina a normalizzare l’economia di quest’ultima. Il fatto è che Trump è stato eletto presidente anche perché tra gli obiettivi c’era quello di affrontare la questione delle pratiche commerciali cinesi. E da quel momento le prospettive degli esportatori cinesi sono peggiorate.

L’escalation dei dazi

Nel 2017 la Cina aveva esportato negli Stati Uniti 505 miliardi di dollari di merci. Già a maggio/giugno 2018 Trump aveva imposto dazi del 25% su 50 miliardi di dollari di prodotti. Ad agosto poi aveva stabilito dazi del 10% su altri 200 miliardi di dollari di merci. Ora minaccia di innalzarli ulteriormente se entro marzo non si raggiunge un accordo commerciale. Questa incertezza ha avuto un impatto non solo sugli esportatori, ma anche sulla fiducia delle imprese e dei consumatori.

Una pace possibile

Un accordo sembra ora vicino, dato che Trump ha annunciato che avrebbe partecipato ad un summit conclusivo con il leader cinese Xi Jinping. Come si apprende infatti dal sito web del Dipartimento di Stato americano, gli Usa “hanno finalizzato un Memorandum d’intesa considerato come accordo internazionale vincolante”.

Al di là delle tariffe, la Cina ha già raggiunto un compromesso su una serie di questioni. Ad esempio, nel giugno 2018 la Commissione Nazionale Cinese per lo Sviluppo e le Riforme ha annunciato che l’elenco dei settori cinesi in cui è stata vietata la proprietà straniera si è ridotto da 63 a 48 unità. Per quanto riguarda la proprietà intellettuale, alla fine del 2018 le regole sulle violazioni in materia si sono inasprite. Il legislatore cinese ha poi annunciato a febbraio che avrebbe acquistato più prodotti agricoli ed energetici Usa.

La normalizzazione è lontana

Per il mercato azionario cinese la crescente probabilità di un accordo ha rappresentato uno dei fattori a sostegno del rally nel 2019. Però è improbabile che qualsiasi accordo commerciale ufficiale possa in aumtomatico normalizzare l’economia cinese. Con la transizione dell’economia cinese dall’essere un’economia di produzione industriale a scarso valore aggiunto a una di elevata innovazione, una certa tensione resterà. E il tutto crea secondo il gestore nuovi rischi e nuove opportunità.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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