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Cina: con Biden cambiano i toni ma non la sostanza

Cina: con Biden cambiano i toni ma non la sostanza

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

09 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nella settimana delle elezioni statunitensi, lo SSE composite index prende il 2,7% mentre il renminbi registra uno dei migliori rally di sempre

  • Con Biden cambia la forma ma non la sostanza. Probabilmente non ci sarà un’escalation tariffaria ma non sarà smantellato l’impianto protezionistico, in particolare in ambito tecnologico

  • L’economia cinese, e dunque anche i listini azionari, crescono sull’onda di un efficienza economica costituita su tempestività, espansionismo e indipendenza

I mercati cinesi e il remimbi plaudono all’incoronazione di Biden a re degli Stati Uniti. Ma sotto il sorriso sornione dello Zio Joe si cela la coriacea volontà di non lasciarla vinta a una Cina che fa sempre più paura

A guardare i mercati si direbbe che non solo gli Stati Uniti hanno accolto positivamente l’esito elettorale americano. Anche in Cina gli indici azionari sono andati al rialzo nelle sedute “presidenziali” e il renminbi s’apprezzato del 1,5%, centrando il rally settimanale più ampio da un anno e mezzo e uno dei più sostenuti di sempre. Segnali che le cose potrebbero volgere ulteriormente per il meglio nella terra del dragone con un asinello, e non più un elefante, alla presidenza degli Stati Uniti?

La partita è tecnologica ma non solo

SecondoGiacomo Calef, country manager di Notz Stucki, intervistato da We Wealth, la risposta è no. Ci potrebbe essere un giovamento sia per gli Stati Uniti che per la Cina per via di toni che non saranno accessi come con Trump, ma la tensione rimarrà alta tre le due più grandi economie del mondo. Al centro sempre il tema della tecnologia, sui si scontrano i rispettivi sogni di grandezza. “L’ambito tecnologico è il campo su cui si gioca non solo la battaglia economica ma anche geopolitica” sottolinea Calef. “Per quanto riguarda la supremazia economica i fari sono puntati sui semiconduttori, che oltre a permeare la sfera tecnologica, sottendono anche a quella militare” afferma Calef che spiega che se da una parte l’obiettivo della Cina è quello di diventare indipendente per il 75% entro il 2025, dall’altra gli Stati Uniti stanno cercando di diminuire l’esposizione dell’aziende americane ai produttori di semiconduttori cinesi. “A livello politico invece il tema tecnologico è riscrivibile alla paura diffusa tra gli americani che le aziende cinesi in territorio statunitense possano essere dei veicoli di spionaggio”.

La stretta commerciale comunque continuerà anche negli altri settori. “La politica protezionista non sarà appannaggio tecnologico. Se Biden, come ha proclamato, vuole essere un presidente di tutti deve fare anche gli interessi dell’elettorato repubblicano, più concentrato nelle zone rurali. Gli agricoltori statunitensi chiedono di essere protetti dalla concorrenza estera” osserva Calef che chiosa “Non ci sarà un’escalation tariffaria su altri beni importati dalla Cina, ma l’impianto protezionistico non verrà smontato”.

Mercati riflesso di efficienza

Lato mercati, secondo Calef, le elezioni statunitensi hanno avuto e avranno un impatto minimo sui listini cinesi, come forse d’altronde anche su quelli americani, dove nei prossimi mesi il driver, nel bene e nel male, sarà la variabile epidemica. Su questo fronte la Cina risulta essere molto più avanti di tutti gli altri paesi. Ed è per questo che i corsi azionari continuano a salire. Ma in cosa risiede la forza del dragone? La ricetta cinese prevede tre ingredienti: tempestività, espansione, indipendenza. “La Cina ha avuto una tempestività di risposta all’epidemia incredibile ed è tornata velocemente ai livelli produttivi pre-covid. Inoltre si sta espandendo velocemente in aree dell’Africa ad alto contenuto di materie prime e al contempo sta intrecciando nuovi rapporti commerciali con l’Eurasia tramite la silk road. Infine l’indipendenza dalla domanda estera, se raggiunta nei prossimi anni, farà la differenza” commenta Calef. Anche per questi motivi la Cina sarà l’unico paese a crescere in termini di pil in questo infausto 2020. Secondo le ultime stime di Jp Morgan la crescita per quest’anno sarà del 2% e del 7,5% per il 2021.

Lorenzo Magnani
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