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Brexit, per gli analisti il rinvio non porterà nulla di buono

Brexit, per gli analisti il rinvio non porterà nulla di buono

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Livia Caivano
Livia Caivano

11 Aprile 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • L’Unione Europea ha votato per il rinvio dell’uscita della Gran Bretagna al 31 ottobre prossimo

  • La sterlina recupera terreno sulla scia della notizia per poi tornare in parità a fine giornata

Il Consiglio Europeo estende il periodo a disposizione di Londra per trovare un accordo su Brexit. Gli analisti però non sono sicuri che la proroga basterà a Theresa May a convincere il parlamento inglese: è idea diffusa che Westminster possa entrare in una situazione di stallo e non arrivare a nessuna conclusione

La decisione dell’Europa su Brexit potrebbe rivelarsi il peggio che poteva accadere: secondo Darren Williams, director global economic research di AllianceBernstein, se è vero che ci saranno meno pressioni sulle spalle di Theresa May, il tempo per un cambio di atteggiamento di Westminster sarà comunque troppo poco. Se il rinvio venisse sprecato, “la posizione dell’Unione europea rischia di essere di assoluta intransigenza e le probabilità che il primo ministro si trovi la porta sbattuta in faccia aumentano”. Il compromesso trovato tra chi chiedeva un’estensione più corta (Francia) e la maggioranza degli altri Paesi che avrebbe preferito una concessione più lunga, potrebbe alla fine rivelarsi “la soluzione peggiore: viene alleggerita la pressione sul primo ministro britannico, senza dare abbastanza tempo per un effettivo cambio di approccio, a meno che i Tories non trovino un modo per sostituirlo o i laburisti non riescano a forzare un voto anticipato. Poche speranze, invece, per coloro che auspicavano un capovolgimento della Brexit. Le tempistiche sono probabilmente troppo corte per un secondo referendum”.

 “L’estensione – conferma Silvia Dall’Angelo, senior economist per Hermes Investment Management– non fornisce alcuna chiarezza sugli scenari della Brexit per il futuro. È possibile che il governo e il partito di opposizione raggiungano un compromesso su una soft Brexit, compreso l’accordo di uscita di Theresa May e l’impegno per un accordo di unione doganale con l’Ue (e/o l’accesso al mercato unico). Per il momento, l’unica certezza è che l’estensione significa più incertezza per un periodo più lungo. Ciò continuerà a pesare sulle decisioni delle imprese – in particolare sugli investimenti – che a loro volta si tradurranno in una crescita economica lenta e scarse prospettive di una produttività già depressa”.

 

foto di Theresa May davanti all'Union Jack
TheresaMay - primo ministro Uk

“Vi è un’elevata probabilità che in occasione della review di giugno vengano richieste azioni più decise – conclude  Azad Zangana, senior european economist & strategist di Schroders – prima che un’altra riunione di emergenza dell’UE possa concedere un’ulteriore estensione alla fine di ottobre.

Nel frattempo, l’economia continua a soffrire. I sondaggi sulle imprese suggeriscono un contesto di crescita debole, con la maggior parte dell’attività concentrata sull’accumulo di scorte in preparazione alla Brexit, piuttosto che essere rivolta alla domanda attuale. Ad un certo punto l’accumulo raggiungerà un limite e l’output inizierà a rallentare per adeguarsi alla crescita più debole dei consumi e degli investimenti.” E poi tassi: “Vi è ora la possibilità che, con un rinvio più lungo, la BoE decida di alzare i tassi a maggio – una probabilità che stimiamo al 20%. Tuttavia, è più probabile che si attenda il completamento della Brexit. Ciò implica che il rialzo da noi previsto per agosto sarà posticipato, potenzialmente a novembre o più tardi ancora, data la possibilità di un’ulteriore estensione oltre ottobre”.

La reazione dei mercati

“Le preoccupazioni sul fronte Brexit è probabile saranno messe da parte per un po’: questa dovrebbe essere la reazione dei mercati finanziari – prosegue Williams (AllianceBernstein) – Diversa è la situazione per aziende e famiglie, la cui spesa è cruciale per l’economia. Per queste categorie l’incertezza sull’esito della saga Brexit salirà come mai prima ed è difficile vedere come questa possa essere una cosa positiva”.

Mike Brooks, head of Diversified Multi-Asset di Aberdeen Standard Investments, consiglia prudenza. “Nonostante il rimbalzo dei mercati azionari quest’anno, i rischi, secondo noi, sono aumentati. L’Eurozona avanza a fatica a causa delle persistenti incertezze sul fronte della Brexit. Inoltre la Cina sta introducendo stimoli monetari e fiscali mirati, ma lo fa nell’ambito di un processo di transizione dell’economia che rallenta la crescita. Per questo – precisa – crediamo che gli investitori debbano cercare di ridurre la loro esposizione ai fattori di rischio. Non possono più fare affidamento sui mercati azionari e obbligazionari tradizionali per produrre i rendimenti che hanno generato in passato.

Parola d’ordine ‘diversificazione’

“La diversificazione è un buon modo per contenere il rischio senza necessariamente sacrificare i rendimenti. I fondi multi-asset consentono agli investitori di diversificare, mantenendo la semplicità di gestire un unico portafoglio. Il reale valore degli investimenti multi-asset è la capacità di abbinare una gamma di asset class con prospettive di rendimento interessanti, ma driver di crescita differenti, per ottenere un rendimento costante e ridurre il rischio di perdita.

Livia Caivano
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