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Borse asiatiche in rally: verso uno storico patto commerciale

Borse asiatiche in rally: verso uno storico patto commerciale

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

16 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il patto potrebbe aggiungere quasi 200 miliardi di dollari di prodotto interno lordo annuo all’economia globale entro il 2030

  • Grande assente l’India, con Nuova Delhi che temeva che i suoi produttori sarebbero soffocati sotto il peso della concorrenza cinese a basso costo

  • L’accordo comprende 20 capitoli di regole che coprono dal commercio di beni agli investimenti, dalla proprietà intellettuale agli appalti pubblici

Volano le Borse asiatiche sulla scia dello storico accordo commerciale di libero scambio che, per la prima volta, stringe insieme Cina, Giappone e Corea del Sud. Siglato da 15 paesi, secondo gli analisti rappresenterà il 30% dell’economia globale. Il premier cinese, Li Keqiang: “è una vittoria del multilateralismo”

I principali listini asiatici prendono il volo sulla scia del Regional comprehensive economic partnership (Rcep), lo storico accordo commerciale di libero scambio che, stando alle stime degli analisti, rappresenterà il 30% dell’economia e della popolazione globale e toccherà 2,2 miliardi di consumatori. Siglato da Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda insieme all’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico – Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Tailandia e Vietnam – potrebbe aggiungere quasi 200 miliardi di dollari di prodotto interno lordo annuo all’economia globale entro il 2030 ed è considerato “non solo un traguardo epocale nella cooperazione dell’Asia orientale”, spiega il primo ministro cinese Li Keqiang, ma anche “una vittoria del multilateralismo e del libero scambio”.

Stando a quanto rivelato dal Financial Times, il Giappone e la Corea del Sud dovrebbero godere dei maggiori benefici, ma a percepirne l’eco saranno anche l’Europa e gli Stati Uniti. Tuttavia, secondo gli analisti, l’accordo potrebbe limitare ulteriormente l’influenza dei paesi a stelle strisce nella regione, dopo il ritiro del presidente Donald Trump dal partenariato Trans-pacifico, altro grande patto commerciale regionale. Grande assente l’India, con Nuova Delhi che temeva che i suoi produttori sarebbero soffocati sotto il peso della concorrenza cinese a basso costo, ma che potrebbe aderire in un secondo momento.

Il ministero delle Finanze cinese, inoltre, ha precisato che l’accordo prevedrà l’abolizione di una serie di tariffe, che in alcuni casi avrà effetto immediato e in altri in 10 anni. Si parlerebbe nello specifico di 20 capitoli di regole che coprono dal commercio di beni agli investimenti, dalla proprietà intellettuale agli appalti pubblici, ed entreranno in vigore dopo la ratifica di tutti i firmatari. Secondo il quotidiano economico-finanziario, inoltre, due elementi sono particolarmente significativi. Innanzitutto, le regole di origine, vale a dire i criteri che determinano dove è stato realizzato il prodotto. “Tutti gli accordi commerciali dell’Asean – spiega il Financial Times – hanno regole diverse, quindi se ad esempio un’azienda in Indonesia produce una bicicletta, potrebbe essere ammessa a un accordo di libero scambio con il Giappone, ma avrebbe bisogno di componenti diverse per essere ammessa a un accordo con la Corea del Sud”. Il Rcep eliminerà di fatto tutto questo. In secondo luogo, si tratterebbe del primo accordo di libero scambio della storia tra Cina, Giappone e Corea del Sud. Sebbene sarà necessario del tempo perché venga ratificato e ancor più prima che alcune disposizioni tariffarie entrino in vigore, potrebbe di fatto plasmare il futuro del commercio del continente, rappresentando il primo potenziale passo verso “l’emergere dell’Asia come zona commerciale coerente, come l’Europa o il Nord America”, conclude il Financial Times.

Intanto, la Borsa di Tokyo ha chiuso le contrattazioni in netto rialzo. L’indice Nikkei 225 ha segnato un balzo del 2,05% a 25.906,93 punti, mentre l’indice Topix ha guadagnato l’1,68% a 1.731,81 punti. La Borsa di Shanghai, invece, è impennata dell’1,11%, accompagnata da Hong Kong a +0,57% e Seoul a +1,97%. A spingere i listini anche l’uscita dalla recessione dell’economia giapponese, insieme alla pubblicazione dei dati macro dell’ex Celeste Impero. Nel mese di ottobre, in particolare, la produzione industriale cinese è cresciuta su base annua del 6,9% sulla scia del mese di settembre, per un verde da inizio anno dell’1,8%. Inoltre, nello stesso periodo, anche le vendite al dettaglio sono salite su base annua del 4,3%, in crescita di un punto percentuale rispetto al mese di settembre. E, stando alle stime dell’Ocse, la Terra del Dragone sarà l’unica economia mondiale a chiudere l’anno con il segno più (+1,8%), contro una contrazione globale del -4,5%. Il Giappone, intanto, ha registrato un balzo del prodotto interno lordo nel terzo trimestre del 5%, trainato dal +4,7% dei consumi privati e dal +2,9% dell’export. Ciononostante, la fine del 2020 resta a tinte fosche, con una contrazione attesa del pil nipponico del -5,5%.

Rita Annunziata
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