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Big del tech immuni al covid alla conquista di Wall Street

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

07 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il peso dei primi 10 titoli dell’S&P 500 è passato dal 22,4% del mese di novembre 2019 al 26,1% al mese di aprile 2020

  • Le Faang incidono sul Nasdaq-100 per oltre il 45%

  • Apple ha autorizzato un incremento del buyback per 50 miliardi di dollari

Le trimestrali delle big del tech sono state svelate: malgrado la pandemia, Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Alphabet hanno accumulato nel complesso oltre 26 miliardi di utili netti nei primi tre mesi dell’anno. Che peso hanno questi grandi colossi sull’S&P 500? Antonio Cesarano di Intermonte Sim ci aiuta a fare luce sul tema

I bilanci trimestrali delle big del tech sono stati svelati, mostrando una certa resilienza del settore alla pandemia. Nel complesso Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Alphabet – le cosiddette Faang – hanno accumulato oltre 26 miliardi di utili netti nei primi tre mesi dell’anno. Se poi si considera anche Microsoft, si sfiorano i 37 miliardi. Ma che peso hanno effettivamente questi grandi colossi all’interno degli indici e in che misura stanno allungando le distanze rispetto alle concorrenti?

Secondo i dati dell’S&P Dow Jones Indices, il peso dei primi 10 titoli dell’S&P 500 tra i quali figurano anche Microsoft, Apple, Amazon, Facebook e Alphabet, è passato dal 22,4% del mese di novembre 2019 al 26,1% al mese di aprile 2020. “Le Faang, in particolare, pesano sull’S&P 500 per oltre il 20% – spiega Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim – ma, soprattutto, hanno assunto un peso notevole sul Nasdaq-100 (l’indice delle maggiori 100 imprese non-finanziarie quotate sul Nasdaq, ndr), dove sfiorano il 45%”.

Ma per poter comprendere il loro impatto reale sui mercati, spiega l’esperto, bisogna considerare le performance dell’S&P 500 al netto dei cinque colossi, considerando che si tratta di società che usufruiscono in modo particolare del buyback (riacquisto di azioni proprie). “Se si considerano i titoli dell’S&P 500 con la più alta intensità di buyback, l’S&P 500 buyback index, il peso dei colossi è diluito e non è un caso che la performance da inizio anno sia negativa – continua Cesarano – questo significa che più aumenta il loro peso, più le performance risultano positive. Da inizio anno, infatti, l’S&P 500 buyback index ha toccato il -26%, l’S&P 500 il -11%, mentre il Nasdaq-100 il +2,9%”.

A trainare l’andamento dei listini, dunque, sono state anche le misure di contenimento del contagio che hanno inciso positivamente sui bilanci dei grandi colossi tecnologici, tra cloud (solo Google Cloud è cresciuta del 52% toccando i 2,78 miliardi) e operazioni di buyback. In particolare, ricorda Cesarano, Apple ha autorizzato un incremento del buyback per 50 miliardi di dollari, dopo che nel 2019 sono stati distribuiti oltre 14 miliardi di dollari di dividendi e investiti oltre 67 miliardi nel riacquisto di azioni proprie.

“Questi dati da un lato sono confortanti, dall’altro dimostrano che la performance della corporate statunitense è strettamente dipendente da un numero ristretto di titoli – continua Cesarano – di conseguenza, è molto importante seguire le loro evoluzioni perché stanno acquisendo progressivamente un’importanza sempre maggiore”.

Rita Annunziata
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