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BBB bubble, pericolo scampato. C’è ancora spazio per i bond?

BBB bubble, pericolo scampato. C’è ancora spazio per i bond?

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Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

07 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Tra gennaio e ottobre 2019, le banche centrali delle principali economie emergenti hanno effettuato complessivamente 45 tagli del costo del denaro; due soli rialzi

  • Il fatto che i rendimenti europei rasentino livelli così bassi, porterà gli operatori di mercato a trattare le obbligazioni alla stregua delle azioni

  • Nel mercato del credito, specie quello europeo, c’è ancora spazio di performance

A partire da inizio anno, il numero delle società passate da high yield ad investment grade è stato superiore al numero dei downgrade al di sotto della tripla B. Cosa ne è stato della BBB bubble del credito tanto temuta a fine 2018?

Nelle ultime settimane, il mercato obbligazionario è tornato a guadagnare un po’ di terreno, grazie anzitutto alle notizie positive legate al prolungato sostegno all’economia da parte delle banche centrali e ad un riassorbimento dei rischi chiave di mercato, in primo luogo no-deal Brexit e guerra commerciale Stati Uniti-Cina.

“Nel mercato del credito, specie quello europeo, c’è ancora spazio di performance” ha commentato Andrea Iannelli, Investment director fixed income di Fidelity International, “per tre fondamentali ragioni: una Banca centrale europea accomodante, la conferma di tassi bassi per un lungo periodo di tempo, un livello di inflazione contenuto”, ancora lontano da quel target prossimo ma inferiore al 2%.

Banche centrali: consapevolezza e cautela

Secondo Iannelli, i mercati procedono oggi con una consapevolezza di fondo: un rialzo troppo importante del costo del denaro, nonché tassi persistentemente più alti, sarebbe insostenibile per famiglie, aziende e amministrazioni indebitatesi nel corso degli anni. Per tale ragione, è remota l’eventualità di una destabilizzazione legata a movimenti dei tassi troppo bruschi.

Nonostante il piano di quantitative easing da €20 miliardi di acquisti al mese (annunciato a settembre dall’ex governatore Bce, Mario Draghi, ed entrato a regime dal 1 novembre) sia poco niente rispetto ai mezzi potenzialmente a disposizione dell’istituto di Francoforte, “avere la Bce dal proprio lato aiuta a dare sostegno all’asset class”. Non solo: guardando ai driver di performance del Vecchio Continente, il fatto che i rendimenti europei rasentino livelli così bassi, porterà sempre più gli operatori a trattare le obbligazioni alla stregua di azioni, valutando la miglior combinazione di rischio/rendimento in linea col proprio profilo.

Confermato invece l’attuale sottopeso sul comparto obbligazionario governativo europeo, Italia compresa, ove restano comunque da preferirsi titoli con scadenze più lunghe.

Credito investment grade vs bond high yield

Per comprendere quali siano le dinamiche che muovono il mercato obbligazionario è utile partire da un trend: dall’inizio dell’anno, il numero delle società passate da high yield ad investment grade è stato superiore al numero degli asset che hanno subito un abbassamento del proprio rating al di sotto della tripla B, specie in Europa. Una dinamica, ha spiegato Andrea Iannelli, che trova ragion d’essere nelle dinamiche di mercato: “Per la prima volta negli ultimi anni, nel 2019 il mercato azionario ha iniziato a segnalare alle società la necessità di prestare attenzione al troppo debito, che grava sul potenziale rialzo dell’equity”.

La lunga fase di tassi di interesse a zero ha infatti spinto le aziende ad approfittare della facile liquidità concessa per far fronte alle proprie spese ricorrenti (tra cui il pagamento dei dividendi), eccedendo l’ammontare complessivo dei flussi di cassa generati. Il rischio di essere valutati in base alla consistenza effettiva del proprio bilancio, ha spinto i più grandi player ad invertire la rotta e ad adottare strategie più solide, all’interno di piani strategici di più lungo periodo.

Banche centrali? Come sul tapis roulant

Le banche centrali hanno giocato un ruolo cruciale nel recente passato, non solo per quanto concerne le principali potenze dell’occidente, ma anche a livello di mercati emergenti: per rispondere a tono ai movimenti di mercato, tra gennaio ed ottobre le economia a maggior tasso di sviluppo hanno effettuato complessivamente 45 tagli del costo del denaro e due rialzi. Non solo: grazie a livelli di spread più ampi (legati ad una maggior alea), ritmi di crescita superiori ed una tendenziale decorrelazione rispetto agli altri asset in portafoglio, il debito emergente appare oggi interessante, specie, ha aggiunto l’esperto, sul mercato asiatico.

In tal senso, ha concluso Iannelli, “è come se le banche centrali fossero oggi su un tapis roulant: devono correre per restare nella situazione in cui si trovano” preservando uno status quo di suo non poi così stabile.

Gloria Grigolon
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