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Banche centrali: fanno bene ai mercati emergenti

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Redazione We Wealth
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24 Luglio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • La banca centrale Usa non ha ancora chiarito le prossime misure sui tassi d’interessi. Le dichiarazione di Powell sono però state interpretate quasi all’unanimità come l’effettivo inizio di un nuovo ciclo di taglio dei tassi d’interesse

  • Si prevede, quasi con certezza che le speculazioni sui tagli dei tassi d’interesse continueranno a sostenere i corsi delle azioni nelle prossime settimane

     

Le politiche monetarie decise dalle diverse banche centrali Usa ed Europa fanno bene ai mercati emergenti. Se però i mercati azionari dovessero avere l’impressione che gli utili aziendali si indeboliscono è poco probabile che questa costellazione continuerà a persistere

Mercati emergenti e banche centrali fanno coppia. Gli stimoli di politica monetaria sono dunque  “buone” notizie per i mercati azionari e obbligazionari, “perché rendono più probabili i tagli dei tassi d’interesse” spiega Raiffeisen Capital Management. Tuttavia, se i mercati azionari dovessero avere l’impressione che la congiuntura e gli utili aziendali si indeboliscono nonostante i tagli dei tassi d’interesse, è poco probabile che questa costellazione continuerà a persistere. E’ invece prevedibile che le speculazioni sui tagli dei tassi d’interesse continueranno a sostenere i corsi delle azioni nelle prossime settimane (da fine estate e dall’autunno in poi sarà sempre più importante che si verifichi effettivamente quella svolta globale dell’economia prevista da tutti). “Si prefigurano pertanto oscillazioni dei corsi e cambiamenti del sentiment, anche senza la guerra commerciale e il conflitto iraniano, che non si sono per niente dissolti”.

Usa

La banca centrale Usa ha quasi terminato la svolta della sua politica monetaria avviata all’inizio dell’anno. Il presidente della Fed, Powell, non ha ancora annunciato esplicitamente le misure sui tassi d’interesse, ma le sue dichiarazioni sono state interpretate quasi all’unanimità come l’effettivo inizio di un nuovo ciclo di taglio dei tassi d’interesse. È quindi probabile che a breve la Fed effettuerà i primi tagli precauzionali dei tassi, nonostante gli indici azionari siano ai massimi storici, la disoccupazione sia ai minimi da decenni e l’inflazione di fondo sia addirittura leggermente superiore all’obiettivo della banca centrale Usa da quasi un anno. “Detto questo, l’intensificarsi dei fattori imponderabili (conflitti commerciali), la diminuzione della dinamica dell’inflazione, nonché i segnali di un rallentamento congiunturale sono stati indicati dalla Fed come motivi per un possibile allentamento monetario”. I mercati finanziari Usa stanno scontando tre tagli dei tassi nei prossimi 6-9 mesi.

Ma la Fed davvero prevede seri rischi congiunturali e deflazionistici negli Usa? E’ possibile che guardi al “resto del mondo” e che voglia facilitare i tagli dei tassi d’interesse altrove (Cina, Europa)? O alla fine sta cedendo alle pressioni del presidente americano Trump? “Non sappiamo -sottolinea Raiffeisen Capital Management- davvero quali motivazioni stiano guidando la politica delle banche centrali di questi tempi, ma i mercati finanziari hanno esultato, a partire dagli asset rischiosi (azioni, obbligazioni high yield) agli asset meno rischiosi (titoli di Stato, oro, yen). A giugno, l’indice Msci Em ha guadagnato quasi il 6%; i mercati azionari sviluppati addirittura il 6,5% circa. Anche i titoli di Stato e le obbligazioni societarie sono saliti quasi ovunque nel mondo. Le obbligazioni dei paesi emergenti hanno nuovamente registrato degli afflussi, soprattutto quelle in valuta forte.

 

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