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Azionario: come muoversi nei panni del risparmiatore

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Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

19 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Nei panni di un cliente, dopo dieci anni di listini in rialzo è ragionevole soppesare la possibilità di una futura correzione dei mercati. Ciò non deve però essere un disincentivo all’acquisto”

  • “Se scegliessi di entrare sull’azionario oggi non lo farei guardando solo al 2020, ma opterei per un PAC di medio-lungo termine, per avere un’esposizione graduale al mercato azionario nel tempo”

  • “Per il 2020 ci aspettiamo un movimento più laterale degli indici rispetto a quello avuto nel 2019, motivo per cui riteniamo fondamentale la scelta di un investimento (prodotto) a gestione attiva”

Un investimento regolare e programmato nel tempo è un’ottima soluzione per la pianificazione di grandi e piccoli patrimoni. Morgan Stanley Investment Management ha deciso di andare incontro ai propri clienti, azzerando i costi del PAC a partire dal 3 febbraio 2020

Dopo un decennio di rialzi sui principali listini azionari, coloro che fino ad ora sono non hanno investito oppure hanno sottopesato l’azionario potrebbero pensare di avere ormai perso il treno. E’ effettivamente così? L’opinione di Niccolò Rabitti, Head of Retail Distribution Italy di Morgan Stanley Investment Management.

È troppo tardi per investire nel mercato azionario?

“Nei panni di un cliente, dopo dieci anni di listini in rialzo è ragionevole soppesare la possibilità di una futura correzione dei mercati. Ciò non deve però essere un disincentivo all’acquisto: sebbene il rischio di una recessione globale o di un nuovo picco di volatilità nei prossimi anni esista, vi sono infatti ancora buone opportunità da cogliere. Nel complesso le condizioni macroeconomiche al momento restano positive e vediamo un 2020 a livello globale in crescita. Di certo riteniamo che gli investitori di qui in avanti dovrebbero essere orientati alla ricerca dell’Alpha piuttosto che del Beta. Qual è il punto? Capire come vogliamo investire. Alle attuali valutazioni” ha precisato Rabitti,” se scegliessi di entrare sull’azionario oggi non lo farei guardando solo al 2020, ma opterei per un PAC di medio-lungo termine, per avere un’esposizione graduale al mercato azionario nel tempo”.

View di mercato 2020: ancora bull market?

“Per il 2020 ci aspettiamo un movimento più laterale degli indici rispetto a quello avuto nel 2019, motivo per cui riteniamo fondamentale la scelta di un investimento (prodotto) a gestione attiva. Mentre infatti nel 2019 è stato facile ottenere buone performance tramite strumenti passivi o comunque legati ad un indice, da qui in avanti la situazione probabilmente cambierà e bisognerà monitorare le varie fasi. Ci attendiamo che l’andamento dei mercati si manterrà all’interno di una banda di oscillazione più ristretta, con una possibilità più contenuta di ottenere rendimenti elevati. Per fare un ragionamento di portafoglio che guardi al di là del breve termine è quindi necessario pensare ai prossimi 5, 7, 10 anni”.

Investitori azionari: è tempo di vendere?

“Domanda interessante. In un mercato che è cresciuto così tanto va infatti tenuto in considerazione anche l’altro lato della medaglia: stiamo parlando di coloro che negli ultimi 10 anni hanno mantenuto costante la propria esposizione azionaria e che adesso si chiedono se sia arrivato o meno il momento di vendere”. A livello strategico, “l’investitore soddisfatto delle performance ottenute potrebbe valutare idea di prendere profitto allegerendo la propria posizione azionaria, reinvestendo però contestualmente nell’asset class tramite un PAC, sfruttando la strategia di poter entrare nel mercato in maniera scaglionata e programmata nel tempo evitando il rischio di market timing”.

Strategia azionaria: dove investire?

Al di là delle scelte tattiche, che si concentrano in un singolo Paese o su una singola economia, “preferiamo evitare quelle di carattere geografico, adottando invece un approccio globale che dia al gestore la possibilità di cogliere le migliori opportunità sui mercati mediante una logica di tipo bottom up. Ciò significa dare maggior peso ai bilanci e alla sostenibilità del business delle società in cui investiamo, a prescindere dal settore o dal listino su l’azienda è quotata. Il nostro obiettivo resta sempre il medesimo: garantire un’elevata qualità negli investimenti. Considerando il passato decennio” ha aggiunto Rabitti in conclusione, “di certo i mercati emergenti restano un’interessante area da sviluppare”.

L’equity è una occasione che non possiamo rischiare di perdere: ascolta il podcast con Niccolò Rabitti

Gloria Grigolon
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