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Aviva Investors, asset a rischio tensioni commerciali

05 Ottobre 2018 · Francesca Conti · 5 min

  • Per Aviva Investors l’imposizione di sanzioni non è stata finora abbastanza ampia da incidere sul commercio internazionale

  • Gli investimenti aziendali dovrebbero continuare a migliorare nel corso del 2019

Secondo la società, l’economia mondiale dovrebbe registrare un ulteriore anno di crescita solida a poco meno del 4%, simile a quanto visto nel 2017, anche se il quadro è un po’ più disomogeneo tra paesi e regioni rispetto alla crescita diffusa dell’anno scorso

Il contesto per gli asset rischiosi si è deteriorato a causa delle tensioni commerciali e di un’espansione economica globale meno sincronizzata. A pensarla così è Aviva Investors, l’asset management globale di Aviva, che ha pubblicato il suo outlook relativo al quarto trimestre 2018. Secondo la società, l’economia mondiale dovrebbe registrare un ulteriore anno di crescita solida a poco meno del 4%, simile a quanto visto nel 2017, anche se il quadro è un po’ più disomogeneo tra paesi e regioni rispetto alla crescita diffusa dell’anno scorso. Il ritmo di crescita di cui sopra ha portato a mercati del lavoro più rigidi, con salari finalmente in aumento in aree diverse dagli Stati Uniti. La forte crescita degli stipendi e il continuo aumento dell’occupazione, sottoliea l’asset management di Aviva, sosterranno i consumi nelle principali economie.

Inoltre grazie alla robusta redditività delle imprese e alle prospettive positive della domanda, gli investimenti aziendali dovrebbero continuare a migliorare nel corso del 2019. Un’escalation della controversia commerciale bilaterale tra Stati Uniti e Cina, in un momento in cui quasi tutte le banche centrali stanno inasprendo la propria politica monetaria, rappresenta la principale minaccia alle prospettive economiche. L’imposizione di sanzioni non è stata finora abbastanza ampia da incidere sul commercio internazionale, ma una loro estensione da parte degli Stati Uniti e le ritorsioni cinesi, oppure ancora controversie commerciali più ampie che interessino altri Paesi, si tradurrebbero in una previsione di crescita sostanzialmente inferiore, nonché in aspettative inflazionistiche moderatamente più elevate.

“Pur rimanendo costruttivi sui fondamentali del nostro outlook, il rischio di revisione al ribasso nei prossimi mesi, dovuto alle crescenti tensioni commerciali, ci rende più cauti sulle prospettive a breve termine per gli asset più rischiosi”, ha dichiarato Stewart Robertson, Senior Economist di Aviva Investors. “Perciò – ha aggiunto – siamo prossimi alla neutralità sulla view relativa ai mercati azionari, favorendo moderatamente Stati Uniti, Europa e Giappone rispetto a Regno Unito e mercati emergenti. Se nei prossimi mesi le tensioni commerciali dovessero calare, potremmo passare a una posizione maggiormente overweight sui mercati azionari”.

Le ultime view di Aviva Investors relative all’asset allocation prevedono innanzitutto una leggera riduzione del rischio azionario in questo trimestre e maggiore orientamento a lungo termine sul dollaro statunitense rispetto ad altre valute. L’asset allocation in titoli di Stato rimane underweight e la società preferisce assumersi il rischio con una durata a breve piuttosto che con un rischio azionario di lungo termine. L’atteggiamento prudente di lungo periodo sugli asset australiani “ha dato buoni risultati e ci aspettiamo che la maggior parte dell’aggiustamento in termini valutari e di rendimenti obbligazionari più deboli si sia concretizzato”, sottolinea Aviva, per cui “il credito rimane underweight tenendo conto di valuation comparabili”.

La società ha inoltre spostato la propria preferenza per gli high yield dagli Stati Uniti all’Europa e si posiziona in modo più cauto nei confronti degli Stati Uniti, in quanto le valutazioni non sono ancora scese, ma gli spread dell’eurozona si sono notevolmente ampliati a causa delle preoccupazioni sull’Italia e dell’uscita della Banca centrale europea dal quantitative easing. Aviva Investors ha ridotto la posizione sul debito in valuta locale dei Paesi emergenti da leggermente overweight a neutrale, viste le pressioni che gravano sulle Banche centrali degli Em, spinte ad aumentare i tassi per proteggere le singole divise e rimane neutrale sui mercati emergenti per tutte le classi di attività, sulla base dell’aspettativa che condizioni più severe per la liquidità statunitense continuino a presentare venti contrari.

Francesca Conti
Francesca Conti