PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Attenti investitori: i junk bond sono spazzatura

Attenti investitori: i junk bond sono spazzatura

Salva
Salva
Condividi
Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

16 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • La scorsa settimana, per la prima volta nella storia le obbligazioni con rating “non investment grade” emesse negli USA e in dollari sono scese sotto il rendimento del 4%

  • Da inizio anno il 15% delle obbligazioni emesse sul mercato del debito fa capo a società con giudizio creditizio CCC o inferiore

  • Secondo gli analisti se e quando i tassi dovessero risalire e il sostegno fiscale esaurirsi, allora per molte società e investitori i nodi verrebbero al pettine

I tassi bassi e il rally di Wall Street hanno portato allo sposalizio tra investitori e junk bond. Ma quando i tassi si alzeranno e le società non potranno rifinanziarsi così agevolmente cosa succederà per imprese e mercati?

L’appetito vien mangiando e la continua ascesa di Wall Street verso nuovi massimi deve aver perlomeno stuzzicato il palato di molti investitori. Il rischio ora è che per la troppa fame (di rendimenti) molti investitori ingeriscano nel loro portafoglio titoli “tossici”. Anche definiti spazzatura, se di origine obbligazionaria: in inglese “Junk Bond”. Si tratta di obbligazioni emesse da società con un giudizio creditizio molto basso, il cui rischio di inadempienza nel rimborso del capitale è significativo. Per queste società una politica monetaria accomodante è una manna dal cielo: permette loro di finanziarsi a tassi bassi e attirare l’attenzione degli investitori affamati.

Emissioni record a tassi da “risk free”

Il 2021 è iniziato come è finito il 2020. La forte domanda degli investitori per il debito high yield sta alimentando un boom nell’emissione di obbligazioni da parte di quelle società in cerca di un’ancora di salvezza per sopravvivere alla pandemia. Più di 15 centesimi di ogni dollaro raccolto nel mercato delle obbligazioni ad alto rendimento degli Stati Uniti sono stati emessi da gruppi con rating CCC o inferiore dall’inizio del 2021, come mostra un’analisi di Refinitiv per il Financial Times. Un ritmo così sostenuto non si vedeva dalla vigilia della crisi finanziaria e la raccolta di 3,5 miliardi di dollari per tre settimane consecutive il mese scorso è stata un’impresa che si è verificata solo altre sette volte negli ultimi 20 anni. Oltre all’appetito degli investitori, queste società hanno beneficiato di un livello dei tassi a minimi storici. Venerdì, il rendimento medio delle obbligazioni dell’ICE BofA U.S. High Yield Index è sceso al 3,97%, poco più del rendimento offerto meno di tre anni fa dalla nota del Tesoro statunitense a 10 anni, che non comporta sostanzialmente alcun rischio di insolvenza, del 3,23%.

E quando i tassi aumenteranno?

Gli investitori dando fiducia al credito speculativo fanno leva sulla possibilità di queste società di rifinanziarsi per pagare gli interessi a tassi molto bassi e al pacchetto fiscale ormai prossimo dell’amministrazione Biden che dovrebbe creare un ambiente ulteriormente fertile per la crescita degli utili. Tuttavia, alcuni analisti non sono convinti che il debito con rating non-investment grade sia meno rischioso rispetto al passato, sostenendo che le aziende in difficoltà finiranno per andare in default sul loro debito quando i tassi di interesse aumenteranno o i loro problemi peggioreranno. Se ciò accadesse ci sarebbero gravi problemi sia per l’economia che per gli investitori: il 21% dei junk bond valutati da Moody’s è a rating CCC o inferiore, e dunque a rischio default. Le autorità di regolamentazione negli scorsi mesi hanno messo in guardia gli investitori a non finanziare società con un debito superiore a sei volte l’ebitda. Tuttavia a gennaio ancora circa il 53% delle fusioni e acquisizioni finanziate con prestiti non-investment grade gennaio superava quella soglia. Si tratta del rapporto più alto dall’agosto 2017, secondo il fornitore di dati LevFin Insights. Inoltre altro dato a cui prestare attenzione è l’aumento delle emissioni delle obbligazioni payment in kind, per cui gli interessi non vengono pagati in contanti, ma tramite obbligazioni aggiuntive.

Il caso Carnival

Un esempio, riportato dal Financial Times, di società che seppur navighi in cattive acque riesce comunque a finanziarsi è l’operatore crocieristico Carnival Corporation. Nonostante ogni mese che le sue navi rimangano inattive venga bruciato mezzo miliardo di dollari, la società la scorsa settimana è stata in grado di prendere in prestito 3,5 miliardi di dollari. È la quinta volta che l’azienda attinge ai mercati del debito da quando la pandemia ha bloccato il suo business. Tuttavia l’interesse degli investitori è stato così forte che ha convinto Carnival ad aumentare la dimensione dell’obbligazione a 1 miliardo di dollari. Pagherà una cedola del 5,75%, la metà del tasso a cui ha dovuto emettere lo scorso aprile per farsi finanziare.

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
Condividi l'articolo