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2018, finale di partita: le prospettive macro

05 Novembre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • Un 2018 che non è stato come ci si aspettava. Il livello di crescita permane stabile ovunque

  • La locomotiva degli Stati Uniti guida la corsa dell’economia globale

  • Vi sono però dei rischi concreti per alcune classi di asset e alcune strategie, dovuti alla distorsione dei mercati in alcuni ambiti

  • Per questo motivo l’asset manager sottopesa alcuni asset, puntanto decisamente su altri, ritenuti particolarmente indicati in questo frangente

Il team Cross Asset Solution di Unigestion rivela le sue previsioni macroeconomiche per la fine dell’anno, fra cauto ottimismo per la crescita (si indica un rischio di debole recessione) e timori per possibili fiammate inflazionistiche

Questo sarebbe dovuto essere l’anno della svolta macroeconomica: il 2017, con i tassi di crescita (e le aspettative di inflazione) in salita, avrebbe lasciato presupporre un analogo rialzo dei tassi sincronizzato da parte di tutte le principali banche centrali. Ma così non è stato. Sul fronte della crescita economica, il trend resta crescente, rendendo perenne questo “fine ciclo”. Unigestion sottolinea ad esempio che la crescita degli Stati Uniti va avanti senza battute d’arresto da 112 mesi. Ci si domanda allora se sarebbe il caso di iniziare a preoccuparsi.

2019: l’anno dell’inflazione?

Gli analisti di Unigestion, come altri del resto, reputano che non sia il caso di spargere allarmismo. La crescita globale continua, con un rischio di recessione moderata solo per alcuni paesi. L’inflazione potrebbe però alzare la testa in maniera più decisa rispetto a quanto previsto. Il motivo starebbe nella distorsione dei mercati rispetto all’andamento dei salari e dei prezzi del petrolio. Secondo le analisi, i mercati non sono preparati a questa fiammata del livello generale dei prezzi. Dal canto loro, le politiche per lo più accomodanti delle banche centrali non aiutano a calmierare gli animi.

Bond, poor bond

I primi a fare le spese di un’inflazione galoppante saranno, come sempre, i titoli di Stato. Saranno i bond i più colpiti dal riprezzamento del premio di inflazione. Per questo motivo, Unigestion sottopesa le obbligazioni e ne attua la strategia tramite opzioni. Altri sottolineano che sarebbe opportuno mantenere una disciplina rigorosa anche in alcuni segmenti dell’investment grade. Il segmento BBB infatti si è gonfiato a dismisura. Al di là dell’eccessiva severità nell’assegnazione di tale rating per molte società del settore finanziario e delle utility, è anche vero che ve ne sono diverse che rischiano un downgrade.

Quali sono gli asset appetibili a fine ciclo?

Per l’asset manager, il giudizio è positivo su tutti gli asset di tipo inflation-tracking, come ad esempio i breakeven e le commodities. Inoltre, il sentiment dei gestori Unigestion resta positivo sull’azionario globale, tanto dei paesi sviluppati che di quelli emergenti. Avvalorando, per questi ultimi, la tesi secondo la quale il sell off che si è osservato negli scorsi mesi sia stato ingiustificato, per le meno alla luce dei fondamentali di molte società di questi paesi. In finale di analisi si evidenzia come l’ambiente in cui si muovono gli investimenti sia molto più mutevole rispetto allo scorso anno, e questo comporta l’adozione di un approccio dinamico a scapito della sola diversificazione, che nel lungo periodo può rivelarsi dispersiva in termini di performance e rendimenti.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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