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Un anno dalla Psd2: cosa cambia e chi resta indietro

Un anno dalla Psd2: cosa cambia e chi resta indietro

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

06 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo Marco Giorgino della School of management del Politecnico di Milano pochi istituti, al di là degli aspetti formali, hanno iniziato fin da subito a mettere a fuoco le potenzialità della normativa

  • Le banche dovrebbero passare da una logica compliance-driven a una logica di business

Nell’ultimo anno, dopo l’entrata in vigore della Psd2, il settore bancario ha assistito a una vera e propria rivoluzione. Cos’ha funzionato e cosa resta ancora da fare? We Wealth ne ha parlato con Marco Giorgino della School of management del Politecnico di Milano

È trascorso un anno da quando la Payment services directive (Psd2), la direttiva europea sui pagamenti elettronici, ha conosciuto il suo lancio ufficiale in Italia. Da allora, abbiamo assistito a un graduale cambiamento di rotta degli istituti bancari, obbligati di fatto a rendere disponibili a terze parti autorizzate, previa autorizzazione dei clienti, i conti e le informazioni a loro disposizione attraverso le cosiddette Api. Un processo non semplice, ma che – stando a una recente analisi di Tink – vede il 63,3% dei player pronti a coglierne le opportunità per la propria azienda, contro una media europea del 58,6%. Eppure, secondo Marco Giorgino, ordinario di financial markets and institutions alla School of management del Politecnico di Milano, c’è ancora chi sta “subendo la normativa, piuttosto che trasformarla in un’occasione per fare business”.

“Questi 12 mesi hanno conosciuto una velocità crescente – spiega Giorgino – La partenza non è stata particolarmente soddisfacente perché pochi istituti, al di là degli aspetti formali, hanno iniziato fin da subito a mettere a fuoco le potenzialità dell’entrata in vigore della normativa. Poi, però, abbiamo assistito a una grande accelerazione, forse favorita anche dall’emergenza covid e dalla percezione di quanto potesse essere importante mettere a sistema componenti diverse a vantaggio di servizi e prodotti comuni”.

Quello che manca ancora e che dovrebbe costituire oggetto di attenzione, continua tuttavia l’esperto, è una visione della Psd2 che si discosti dagli adempimenti formali, regolamentari e di compliance, e che sia in grado piuttosto di coglierne le potenzialità. “La normativa si basa su un concetto di apertura. Questo mettere a disposizione di terze parti, in realtà, è qualcosa che potrebbe dare anche spazio a nuovi servizi e prodotti. Pensiamo ad esempio al fatto di poter dare accesso alle informazioni dei clienti a chi sviluppa innovazione, chi fa fintech o chi, attraverso quei dati, può offrire servizi di gestione del risparmio innovativi”, spiega Giorgino.

In questo contesto, se da un lato i nuovi operatori, le banche innovative e le fintech risultano essere avvantaggiate dalla normativa “per il semplice fatto che necessitano di dati e, accedendo ai conti delle banche tradizionali, possono acquisirli senza particolari sforzi e in modo più rapido”, le incumbent “possono stringere partnership con queste ultime ed essere esse stesse promotrici della messa a disposizione delle informazioni per sviluppare nuovi servizi a vantaggio dei clienti”. In altre parole, spiega l’esperto, le banche tradizionali dovrebbero giocare d’anticipo, in modo proattivo, trasformando la normativa in un’occasione di business attraverso un concetto di “ecosistema”.

Dall’open banking all’open finance

Un aspetto da non dimenticare, infine, è che oggi l’open banking sta lasciando sempre più spazio all’open finance, un eguale concetto di innovazione e apertura applicato al settore finanziario nel suo complesso, coinvolgendo startup, aziende tecnologiche, grande distribuzione, utility e case automobilistiche. “L’innovazione – continua Giorgino – è qualcosa che non riesce a generarsi dall’interno, in un mondo che non ha mai spiccato per grandi capacità innovative. L’open finance favorisce questo processo. Viceversa, l’open banking consente di disporre di piattaforme sulle quali fornitori di tecnologia, fornitori di pezzi di servizio e fornitori di prodotto possono lavorare insieme alla banca, favorendo un processo di innovazione che in qualche modo viene spinto dall’esterno”.

Rita Annunziata
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