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Ricerca e tecnologia, il mondo post Mifid II

26 Luglio 2018 · Stefania Pescarmona

  • Man mano che più attività economiche vengono digitalizzate, e vengono acquisiti più dati, si creano anche maggiori volumi di ricerca che gli investitori possono prendere in considerazione

  • Separare le informazioni utili dal “rumore” legato al sovraccarico di informazioni è la sfida significativa per la maggior parte delle società di investimento

A più di 6 mesi dall’entrata in vigore della Mifid II, il tema della ricerca e del suo impatto sulle performance dei portafogli di investimento resta dibattuto. La view di Patel (State Street)

A quasi 7 mesi dall’entrata in vigore della Mifid II, diverse sono le conseguenze ancora dibattute di questa regolamentazione. Una di queste ha per oggetto l’impatto sulla ricerca e, in particolare, l’obbligo per i gestori di separare i pagamenti e lo svolgimento della ricerca: fattore che, a sua volta, ha obbligato i gestori interessati dalla normativa a riconsiderare se assorbire o trasferire i costi di ricerca ai loro clienti.
Indipendentemente dalla scelta effettuata dai gestori, assume quindi un’importanza sempre maggiore la capacità di comprendere il vero valore aggiunto di ciascuna unità di contenuto di ricerca e il modo in cui questa può essere di supporto al processo di investimento. Per l’occasione We Wealth ha intervistato Chirag Patel, responsabile innovation & advisory solutions Emea di State Street Global Exchange e State Street Associates.

 

Il contesto in cui si muove la Mifid II è quello tecnologico. Ma la mole di dati in circolazione come può impattare sulla gestione e sulle performance dei portafogli di investimento?

Man mano che più attività economiche vengono digitalizzate, e vengono acquisiti più dati, si creano anche maggiori volumi di ricerca che gli investitori possono prendere in considerazione e da cui tentare di attingere insight con l’obiettivo di ridurre il rischio e migliorare la performance dei portafogli di investimento.
Le caselle di posta dei professionisti degli investimenti sono inondate quotidianamente da centinaia di report finanziari, opinioni degli analisti, articoli accademici e analisi economiche, per non parlare dei milioni di altri contenuti che possono essere trovati online. Spesso questi grandi volumi di contenuti di ricerca prodotti esternamente devono essere combinati con una quantità considerevole di idee e ipotesi di investimento prodotte internamente, il che crea anche ulteriori sfide rispetto al flusso di lavoro legato alla ricerca e alle interazioni tra i membri del team di investimento.

 

Alcuni di questi contenuti non saranno utili, ma alcuni avranno inevitabilmente un valore. Come fare a separare le informazioni utili da quelle che non lo sono?

Separare le informazioni utili dal “rumore” di fronte a questo sovraccarico di informazioni continua a essere una sfida significativa per la maggior parte delle società di investimento, sia che si concentrino sull’attività di investimento, sulla gestione dei rischi e sulla compliance, sia che invece si occupino di attività commerciali e di marketing.
Nessun professionista da solo è in grado di distillare le informazioni strategiche che gli occorrono dal mondo dell’informazione in modo rapido e agevole.

 

Quindi come venirne a capo?

Come risultato diretto della crescita dei volumi di dati accessibili e di nuove regole sull’ utilizzo della ricerca, c’è stato un notevole aumento dell’interesse da parte degli investitori per nuovi strumenti e servizi di data & analytic in grado di filtrare tutte queste informazioni e raggiungere i seguenti obiettivi:
– identificare in modo efficiente le informazioni più rilevanti a supporto del processo decisionale di investimento;
– consentire agli investitori di riesaminare facilmente i loro consumi di ricerca per monitorare e ripartire la relativa spesa come richiesto dalla Mifid II;
– consentire loro di concentrarsi su attività di maggior valore aggiunto per i clienti.

 

In questo scenario, quale ruolo avranno le macchine?

Questa attenzione verso la tecnologia per ottenere informazioni rapide e pertinenti sta anche portando maggiori investimenti e finanziamenti verso l’apprendimento automatico, che può essere utilizzato per interpretare in modo efficiente grandi volumi di dati e contenuti di ricerca. È quasi impossibile per gli esseri umani assimilare da soli tutti questi nuovi dati, quindi le macchine dovranno sempre più spesso essere impiegate per aiutare gli esseri umani in questi frangenti.
Mifid ha offerto ai professionisti del settore degli investimenti l’opportunità di riconsiderare come utilizzare al meglio il tempo impiegato nell’esame della ricerca. Nell’era della digitalizzazione, la tecnologia svolgerà inevitabilmente un ruolo sempre più importante nel sostenere il processo decisionale degli investimenti e nell’aumentarne l’efficienza. Luglio ha segnato il traguardo dei primi sei mesi dall’entrata in vigore della Mifid II ed è probabile che questo segni anche una tappa fondamentale nel numero di professionisti degli investimenti che utilizzano strumenti di data & analytic per identificare, riassumere e utilizzare la ricerca di maggior rilevanza nella gestione dei loro portafogli.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
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