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Recepimento della V direttiva antiriciclaggio: fari puntati sul titolare effettivo

Recepimento della V direttiva antiriciclaggio: fari puntati sul titolare effettivo

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Luca Zitiello
Luca Zitiello

27 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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In consultazione lo schema di decreto del ministero del Tesoro che applica le disposizioni comunitarie – rimangono le disparità di trattamento tra i diversi registri e le sanzioni previste in caso di inadempienza sono molto modeste

Il Ministero del Tesoro, in data 25 marzo 2019, ha messo in pubblica consultazione lo schema di decreto avente ad oggetto l’introduzione di modifiche e integrazioni al d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 per l’attuazione della V direttiva relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

Uno dei punti centrali è legato al tema dell’adeguata verifica ed, in particolare, all’individuazione del titolare effettivo. In una disciplina concreta e sostanziale quale quella della repressione del riciclaggio, infatti, è di fondamentale importanza individuare a chi sia effettivamente riconducibile un’operazione rilevante oppure un rapporto continuativo, considerato che spesso fenomeni di riciclaggio passano attraverso l’occultamento del beneficiario economico ultimo.

In questo senso era già intervenuta la IV Direttiva prevedendo il registro dei titolari effettivi delle persone giuridiche e quello dei trust in una sezione specifica da istituire presso le Camere di Commercio. Lo scopo era chiaro: creare un’anagrafe delle società in cui gli amministratori fossero obbligati ad individuare e comunicare chi sia il titolare effettivo delle partecipazioni superiori al 25 per cento attingendo ai documenti societari disponibili, alle fonti informative pubbliche e mediante richiesta ai soci, con la previsione che la loro inerzia avrebbe comportato la sterilizzazione del diritto di voto della partecipazione da loro posseduta. Un meccanismo analogo era stato disposto per assicurare la trasparenza dei trust, partendo comunque dall’assunto che la nozione di titolari effettivi utilizzata per i trust è amplissima, comprendendo tutti i soggetti potenzialmente rilevanti (disponente, trustee, beneficiario ed anche il guardiano).

Un punto dirimente è stato da subito il regime di accesso ai registri: per quello delle società venne prevista latotale trasparenza per le autorità inquirenti, di controllo e vigilanza, mentre per il pubblico la sussistenza di un interesse meritevole di tutela in sede giurisdizionale. Diversamente, per il registro dei trust venne dispostoil solo accesso alle autorità inquirenti, di controllo e vigilanza. Oltre a questa disparità di trattamento poco giustificabile, comunque prevista dalla IV Direttiva e dal suo recepimento in Italia, va notato come questo regime sia rimasto ad oggi sulla carta non essendo stati ad oggi adottati i decreti attuativi. La V direttiva è intervenuta sul punto in modo decisivo, conservando l’impalcatura dei registri, ma mutando il regime di accesso. Si è previsto che al registro delle società possano accedere oltre alle autorità inquirenti, di controllo e vigilanza, chiunque, previo il solo pagamento dei diritti di segreteria. Per motivi quindi di interessi pubblici superiori, quali la lotta al riciclaggio ed al terrorismo, si è deciso a livello europeo di rendere il registro delle società sostanzialmente pubblico, al netto di tutele derivanti da casi specifici (minori, incapaci, soggetti in pericolo). Parallelamente per il registro dei trust si è introdotta la possibilità di accesso ai portatori di un interesse legittimo.

La bozza di decreto di recepimento messa in pubblica consultazione recepisce fedelmente l’impostazione comunitaria, migliorando la precedente formulazione che dovrebbe poter permettere attraverso i decreti ministeriali quale sia il procedimento e la sede in cui venga valutata la meritevolezza dell’interesse legittimo. Sta di fatto però che questa disparità di trattamento tra i due registri continua a sussistere e non sembra pienamente giustificata e ciò nel duplice senso. Non emerge perché i trust dovrebbero essere sottoposti ad una trasparenza inferiore rispetto a quella delle società, considerato che l’operatività attraverso questi strumenti fa scattare il presupposto applicativo dell’adeguata verifica rafforzata, e, del pari, non risulta di per sé giustificabile rendere pubblico il registro delle società, considerato che l’accesso delle autorità inquirenti, di controllo e vigilanza e di chiunque abbia un interesse legittimo, parrebbe di per sé sufficiente a garantire il perseguimento degli obiettivi superiori di lotta al riciclaggio. Da ultimo va notato che la sanzione attualmente prevista dal vigente decreto antiriciclaggio a carico degli amministratori per omessa comunicazione ai rispettivi registri, richiamando l’art. 2630 c.c., vanno da euro 103 fino ad euro 1.032.

La V Direttiva impone di prevedere sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive. La bozza di decreto sul punto non interviene lasciando quelle molto flebili dell’art. 2630 c.c.

Ma, come si dice, non c’è regola senza sanzione. Sembrano dunque opportuni elementi correttivi che possano consentire l’effettivo funzionamento di un sistema, quale quello antiriciclaggio, che senza effettività, rimarrebbe un inutile adempimento burocratico.

Luca Zitiello
Luca Zitiello
Si è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze. Nel 2006, ha fondato Zitiello Associati, studio specializzato nel diritto del mercato finanziario, bancario ed assicurativo. Membro del Collegio dei Probiviri in AIPB, Assosim, Assofiduciaria ed Assilea, Luca Zitiello è iscritto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del Foro di Milano e ammesso a patrocinare di fronte alla Suprema Corte di Cassazione.
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