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Mifid II, quel valore da pagare della consulenza

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29 Giugno 2018
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  • Solo un quarto degli investitori aveva conoscenza delle innovazioni della normativa

  • Circa la metà degli investitori non aveva una idea del costo di gestione dei propri investimenti

I primi 5 mesi dall’entrata in vigore di Mifid II sembrano passati senza grossi scossoni. Giusto qualche turbamento in alcune banche, a causa dei nuovi algoritmi di controllo della compliance, ancora in fase di taratura

Ma la principale preoccupazione, una eventuale reazione molto critica nelle valutazioni e negli atti concreti dei clienti a Mifid II, come l’introduzione del TER e all’emersione dei costi dei loro investimenti, non sembra ancora avere delle conferme o smentite dal mercato.

Di certo, tutti stanno aspettando l’emissione e l’eventuale lettura da parte dei clienti dei primi rendiconti trimestrali per comprendere meglio la direzione che prenderanno gli eventi. Le ricerche condotte nei mesi scorsi, non danno agli operatori la speranza che tutto passi senza impatti, soprattutto sui segmenti di clientela più pregiati.

Il quadro è presto tracciato:

  • La propensione a pagare (in modo esplicito) la consulenza in fase di acquisto di un prodotto finanziario sembrerebbe ancora molto limitata (Consob, autunno 2017)
  • All’introduzione della Mifid II solo un quarto degli investitori aveva qualche conoscenza su cosa sarebbe successo così come circa la metà degli investitori non aveva una idea del costo sostenuto per la gestione dei propri investimenti. Il rischio di un possibile effetto sorpresa è evidente (Eumetra autunno 2017)
  • Nelle ricerche Eumetra circa 8 investitori su 10 dichiaravano che, in caso di sorprese negative, avrebbero cercato altre soluzioni più economiche. Le soluzioni ipotizzate in una eventuale ritirata (almeno parziale): “l’aumento la liquidità”, “soluzioni low cost sul web”, altre banche meno care o il ritorno all’antico risparmio amministrato (BTP e Risparmio Postale)

Al momento non sembrano registrarsi grandi movimenti, per cui le ipotesi catastrofiste sembrano rintuzzate. Qualche banker, informalmente, parla di una quota minoritaria della sua clientela che inizia anche nel semplice ribilanciamento del portafoglio di queste settimane a porsi interrogativi sulle commissioni di gestione.

Ma al momento è prematuro parlare di un trend. In pochi fra l’altro sembrano aver studiato le “nuove” curve di sensitività della clientela, per capire con precisione come ed a quale livello settare i prezzi delle diverse componenti: prodotto, consulenza, servizi accessori.

Il valore viene prima del prezzo

Ma una eventuale centratura del dibattito sul prezzo sarebbe un modo errato di impostare la questione. Il punto vero è come costruire con il cliente una comune valutazione sul valore della consulenza. Anche su questo, escluse alcune banche più illuminate il dibattito resta abbastanza tradizionale.

A cura di Fabrizio Fornezza, presidente di Eumetra MR

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