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Lo scatto che manca agli eltif

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

21 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Gli Eltif dovrebbero raggiungere tra i sette e gli otto miliardi di masse gestite.  A dirlo è Luigi De Bellis, co-responsabile dell’ufficio studio Equita

  • Gli eltif sono gli ultimi arrivati tra gli strumenti introdotti per investire nell’economia reale e in particolar modo per dare nuova linfa alle piccole e medie imprese.

I fondi europei a lungo termine possono rappresentare un interessante canale di finanziamento delle piccole e medie imprese. Le agevolazioni fiscali promesse nel 2019 richiedono però alcuni decreti attuativi

Tra i sette e gli otto miliardi di masse gestite. Questo il risultato che gli eltif (acronimo di European long term investment fund) potrebbero raggiungere in cinque / sette anni. A dirlo è Luigi De Bellis, co-responsabile dell’ufficio studio Equita. Secondo De Bellis i fondi europei a lungo termine – istituiti nel 2015 da un Regolamento europeo e definitivamente accolti nel nostro ordinamento nel febbraio del 2018 – potrebbero dunque raggiungere l’obiettivo “coerentemente con quanto raggiunto dai venture capital trust in Uk (7,7 miliardi a fine 2018) sulle sole persone fisiche”.

Ma andiamo con ordine.

Gli eltif sono gli ultimi arrivati tra gli strumenti introdotti per investire nell’economia reale e in particolar modo per dare nuova linfa alle piccole e medie imprese. Una delle peculiarità degli eltif, rispetto ad altri prodotti, come i pir, è il fatto di essere fondi chiusi. “Riteniamo che la struttura chiusa rappresenti una soluzione efficace per convogliare capitali verso investimenti a lungo termine nell’economia reale e in particolare a supporto delle piccole e medie imprese, che spesso incontrano difficoltà a reperire risorse finanziarie e rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana”, osserva De Bellis. Oltre a questo gli eltif potrebbero, nel tempo, stimolare la nascita di nuovi fondi specializzati rivolti alle pmi italiane e migliorare la liquidità del mercato soprattutto con riferimento alle small-mid cap.

Gli eltif sono dunque strumenti recenti e che al momento hanno ancora fatto vedere tutte le loro potenzialità. Sono pochi infatti gli operatori che si sono affacciati a questo mercato: tra gli altri, October (ex Lendix), Eurizon, Muzinich, Amundi. Anche Kairos ha un progetto in cantiere, vicino alla rampa di lancio.

Per cercare di spingere sull’acceleratore di questo mercato il go- verno il 27 giugno del 2019 ha approvato un emendamento al decreto crescita, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 28 giugno 2019, che prevede l’introduzione di un regime di esenzione fiscale del 26% sui redditi di capitale per i sottoscrittori degli eltif. È stato inoltre anche prevista l’esenzione dell’imposta di successione in caso di trasferimento mortis causa. Per beneficiare delle agevolazioni, l’investimento in eltif deve essere detenuto per almeno

cinque anni. In caso di cessione o rimborso dell’investimento prima che siano trascorsi i cinque anni, se il controvalore ricevuto viene integralmente reinvestito in un altro eltif entro 90 giorni, non ci sarà la decadenza del regime fiscale di favore. Attenzio- ne però perché l’agevolazione è prevista per le persone fisiche residenti in Italia e a partire dal 1° gennaio 2020. Per diventare effettivi gli incentivi hanno inoltre bisogno dell’autorizzazione della Commissione europea e poi dei successivi decreti attuativi.

Chi nel concreto potrà dunque beneficiare del regime fiscale di favore? Tutti gli investimenti in eltif che hanno le seguenti caratteristiche:

• Un patrimonio raccolto non superiore ai 200 milioni di euro per ciascun anno, fino ad un tetto complessivo di 600 milioni di euro per ciascun gestore.

• Un investimento massimo di 150mila euro l’anno, fino a 1,5 milioni di euro complessivi

• Almeno il 70% del capitale deve essere investito in imprese appartenenti all’universo investibile (aziende non finanziarie non quotate o con una capitalizzazione di mercato inferiore ai 500 milioni di euro) attraverso strumenti di equity, quasi-equity o di debito, o in altri eltif. residenti fiscalmente in Italia).

Gli eltif – una volta completati con il loro corollario di agevolazione fiscali – sono sicuramente uno strumento da apprezzare e che potrebbe aiutare le piccole e medie realtà locali. “L’esperienza di altri paesi – sottolinea Equita – ha dimostrato che provvedimenti di questo tipo sono assai utili se non addirittura indispensabili per favorire il finanziamento di aziende meritevoli, soprattutto di piccole e medie dimensioni, senza dover dipendere necessariamente dal canale bancario”. Inoltre, “con il 60% dei bond governativi che hanno rendimenti negativi vanno studiate delle soluzioni d’investimento diverse. Bisogna considerare soluzione che prevedano strumenti illiquidi. Del resto”, conclude De Bellis, “il recente passato ha dimostrato che gli stessi fondi liquidi in alcune fasi di mercato si sono dimostrati poco liquidi”.

Giorgia Pacione Di Bello
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