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Ius poenitendi non vale per le polizze finanziare

Ius poenitendi non vale per le polizze finanziare

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Luca Zitiello
Luca Zitiello

19 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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Con la direttiva Idd (insurance distribution directive) è in vigore su tutti i prodotti assicurativi la più favorevole normativa sul diritto di recesso

La disciplina italiana sull’offerta fuori sede dei prodotti finanziari e dei servizi di investimento affonda le sue radici nella disciplina consumeristica degli anni Ottanta. La stessa si è poi man mano aggiornata passando attraverso la legge sulle Sim del 1991, il decreto Eurosim di recepimento della direttiva comunitaria Isd, la formulazione del Tuf del 1998 e le sue revisioni con il recepimento di Mifid1 e 2.

La norma interessata è l’art. 30 del Tuf ed il primo ed il nono comma ne forniscono la definizione e ne precisano l’ambito di applicazione. Nella formulazione attuale è considerata offerta fuori sede la promozione ed il collocamento fuori dalla sede legale o dalle dipendenze presso il pubblico di strumenti finanziari, di servizi di investimento, di depositi strutturati e di prodotti finanziari diversi dagli strumenti finanziari emessi da banche. Il sesto comma si occupa delc.d. ius poenitendi ossia del diritto di recesso del cliente nei sette giorni dalla sottoscrizione in caso di collocamento effettuato fuori sede e del relativo obbligo dell’intermediario di esporre tale facoltà nella modulistica a pena di nullità. Nella formulazione precedente la disciplina sull’offerta fuori sede, e quindi anche il diritto di pentimento, trovava applicazione ai prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazione limitatamente ai soggetti abilitati. Questa formulazione richiamava, a sua volta, la definizione di prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazione presente nel Tuf che includeva lepolizze rami III e V. Va notato, al riguardo che però l’applicazione della disciplina speciale era legata alla circostanza che le polizze fossero offerte fuori sede da intermediari abilitati (banche, Sim), segnando anche in questo caso un trattamento diverso, secondo il regime del c.d. “doppio canale”, a seconda che una stessa polizza unit linked venisse intermediata fuori sede da una banca oppure da un agente assicurativo.

Peraltro tutto ciò trovava corrispondenza nel più generale principio di attrazione delle polizze a contenuto finanziario all’interno dei prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazioni che, per tal motivo, erano ricompresi nella disciplina delle regole di condotta nella prestazione dei servizi di investimento attraverso il previgente art. 25 bis del Tuf ed in quella dell’offerta al pubblico con correlativo obbligo di deposito del prospetto informativo per le polizze ramo III e V. Con il recepimento della direttiva comunitaria sulla distribuzione assicurativa, Idd, e con le conseguenti modifiche apportate al Tuf mutano le categorie giuridiche. Viene meno la definizione di prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazione ed è sostituita da quella di prodotti di investimento assicurativi, i c.d. IBIPs (Investment Based Insurance Products), in cui sono ricomprese le polizze ramo I, salvo quelle puro rischio, le polizze rami III e IV e le multiramo.

Questa riforma ispirata da principi di razionalizzazione della materia ha definitivamente fatto uscire le polizze a contenuto finanziario dal Tuf riconducendole definitivamente nella loro sede naturale, ossia nel Codice delle Assicurazioni Private, ponendo così fine all’applicazione di una normativa
di supplenza che durava dal 2005. Una delle positive ricaduta di questa riforma è di evitare sovrapposizioni presenti nel regime previgente e poter
concludere che ora alle polizze diramo III e V (unit linked, index linked e capitalizzazione) non è più applicabile il sesto comma dell’art. 30, ossia il c.d. ius poenitendi, consistente nel diritto di pentirsi dagli investimenti compiuti entro sette giorni dalla sottoscrizione avvenuta fuori sede. Le precedenti incertezze interpretative vengono finalmente risolte e la disciplina ricondotta ad uniformità. Alle polizze vita, indipendentemente dal ramo di appartenenza, trova ora esclusiva applicazione la specifica disciplina assicurativa, l’art. 177 del Cap, già efficace nel regime anteriore, secondo cui il contraente può recedere da un contratto individuale di assicurazione sulla vita entro trenta giorni dal momento in cui ha ricevuto comunicazione che il contratto è concluso con corrispettivo obbligo dell’impresa assicurativa di informare il contraente del diritto di recesso evidenziando i termini e le modalità di recesso nella proposta del contratto di assicurazione.

Peraltro va notato come questo regime, oltre ad essere più proprio, risulta più ampio e tutelante per l’investitore. La norma assicurativa prevede infatti un termine di trenta giorni, anziché di sette, e trova applicazione indipendentemente dal fatto che l’offerta sia stata svolta fuori sede.

Luca Zitiello
Luca Zitiello
Si è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze. Nel 2006, ha fondato Zitiello Associati, studio specializzato nel diritto del mercato finanziario, bancario ed assicurativo. Membro del Collegio dei Probiviri in AIPB, Assosim, Assofiduciaria ed Assilea, Luca Zitiello è iscritto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del Foro di Milano e ammesso a patrocinare di fronte alla Suprema Corte di Cassazione.
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