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Gli Eltif in Italia: regolamentazione fiscale e novità

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Roberta Moscaroli
Roberta Moscaroli

19 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Le novità dal 2020 ad oggi sugli Eltif e alcune indicazioni in merito al loro possibile impiego come strumenti di pianificazione successoria

Gli Eltif (European long rerm investments fund) sono fondi chiusi, introdotti dal Regolamento (Ue) 2015/760 del 29 aprile 2015 (di seguito, il regolamento Eltif) per incentivare l’investimento a lungo termine in progetti infrastrutturali e in piccole e medie imprese non quotate (che hanno bisogno di finanziamenti stabili).

Dal 2020, al ricorrere di determinate condizioni, l’utilizzo di questi strumenti è fiscalmente incentivato, sia ai fini delle imposte dirette sia ai fini dell’imposta di successione, con conseguente possibilità, per gli investitori private e gli operatori, di valutarne utilmente l’impiego nell’ambito delle strategie di pianificazione fiscale e successoria.

Le agevolazioni introdotte dal decreto crescita

Entrando nel dettaglio della normativa di riferimento, si ricorda che l’articolo 36-bis del decreto crescita ha introdotto uno speciale regime fiscale agevolativo per gli investimenti in European long term investments fund che si applica – a decorrere dagli investimenti effettuati nel 2020 e subordinatamente all’autorizzazione della Commissione europea – al ricorrere di talune condizioni.

Sotto il profilo delle imposte dirette, la nuova disciplina esenta i redditi di capitale e diversi delle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato, derivanti da investimenti in quote di Eltif (anche mediante l’investimento in Oicr che investono integralmente il proprio patrimonio in quote o azioni dei predetti fondi: cosiddetti fondi di Eltif).

La predetta esenzione spetta alle seguenti condizioni:

  • che gli investimenti siano effettuati per un importo non superiore a 150mila euro nell’anno e non superiore a 1,5 milioni di euro complessivamente;
  • che i fondi Eltif (o fondi di Eltif) presentino le seguenti caratteristiche:
  1. patrimonio raccolto dal medesimo gestore non superiore a 200 milioni di euro per ciascun anno, fino a un massimo per gestore di 600 milioni di euro;
  2. investimento dei fondi per almeno il 70% del capitale in «attività di investimento ammissibili», come definite ai sensi dell’articolo 10 del regolamento Eltif, riferibili a «imprese di portafoglio ammissibili», come definite dall’articolo 11 del medesimo regolamento, che – tuttavia – siano residenti nel territorio dello stato o in stati membri dell’Unione europea o in stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo con stabile organizzazione nel territorio dello stato;
  • che l’investimento sia detenuto per almeno cinque anni (cosiddetto “holding period”).

Quanto invece al profilo delle imposte indirette, la nuova disciplina prevede che le azioni o quote detenute negli Eltif o nei fondi di Eltif che ricadono nel regime speciale in commento non siano soggette alle imposte di successione e donazione di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346.

La previsione in oggetto consente quindi di esentare dalle imposte di successione e donazione fino a un milione e mezzo di euro di investimenti in Eltif, risultando ciò di specifico interesse laddove si consideri la possibilità di un inasprimento della tassazione in Italia sui trasferimenti mortis causa o per donazione.

Conclusioni

L’efficacia della disciplina agevolativa in commento è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea (per i possibili profili di selettività della misura), a oggi non ancora intervenuta, oltre che all’emanazione di un decreto attuativo da parte del ministro dell’Economia e delle finanze.

Ciò nonostante, sin dalla sua emanazione, detta disciplina ha suscitato una forte attenzione da parte degli operatori, per le potenzialità offerte dagli Eltif sia in termini di veicolazione dei capitali in progetti infrastrutturali e delle pmi residenti, sia come specifica tipologia di investimento da offrire alla clientela “private”, attenta alla “qualità” dell’investimento e alla sua efficienza fiscale.

 

Roberta Moscaroli
Roberta Moscaroli
È partner dello studio legale Dentons, nella sede di Roma. Dottore commercialista e revisore contabile, si occupa di fiscalità a 360°, pianificazione fiscale, tax ruling e interpelli, private wealth management, fiscalità dei trust, piani di incentivazione, fiscalità delle banche, delle assicurazioni e dei Ias/Ifrs Adopter. Segue procedimenti di voluntary disclosure e patent box.
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