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Coronavirus e fake news: i rischi di una comunicazione errata

Coronavirus e fake news: i rischi di una comunicazione errata

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

18 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il pubblico tende a ricercare, spesso senza adeguata selezione delle fonti, il maggior numero possibile di notizie: soprattutto in questo periodo

  • Il rischio di divulgare e inoltrare fake news cresce a dismisura

  • Alessia Capozzi e Ida Blasi, dello studio  Tonucci&Partners, illlustrano i pericoli legati alla diffusione di false notizie

Il linguaggio improprio e il pericolo di una cattiva gestione della comunicazione. Quali rischi si possono correre? We Wealth lo ha chiesto ad Alessia Capozzi e Ida Blasi, dello studio Tonucci&Partners

Mai come in questo particolare momento storico, legato all’emergenza coronavirus e al proliferare di fake news, assume straordinaria importanza la funzione assolta dai media e dai social network nella divulgazione di fatti di cronaca e di informazioni di carattere medico scientifico e giuridico. Il pubblico tende a ricercare, spesso senza adeguata selezione delle fonti, il maggior numero possibile di notizie sia per orientarsi sull’argomento concernente le forme di manifestazione e di evoluzione della pandemia, sia per comprendere a quali regole cautelari stabilite dai recentissimi provvedimenti del governo debba attenersi.

È di questi giorni, intanto, la notizia che whatsapp.com/coronavirus, il nuovo hub di WhatsApp, ha messo a disposizione una guida semplice ed efficace rivolta a operatori sanitari, educatori, leader delle comunità, organizzazioni no profit, governi e imprese locali che utilizzano WhatsApp per comunicare. Il sito offre anche consigli generali e risorse per gli utenti di tutto il mondo su come trovare informazioni attendibili sulla salute, e consigli su come contrastare il diffondersi di notizie non verificate.

In Italia, chiamate e messaggi sono aumentati del 20% rispetto a un anno fa e WhatsApp ha quasi raddoppiato la capacità del server per supportare al meglio la crescente esigenza di chiamate voce e video in tutto il mondo.

In questo scenario, il rischio di divulgare e inoltrare fake news cresce a dismisura. Quali i pericoli che si possono correre? We Wealth lo ha chiesto ad Alessia Capozzi e Ida Blasi, avvocati presso lo studio. Tonucci&Partners

“L’esigenza conoscitiva non giustifica fughe di notizie sulle iniziative governative, né la continua diffusione, anche attraverso pubblicazioni e condivisioni da parte di singoli utenti, di notizie non veritiere o esagerate con modalità idonee ad ingenerare pericolo per l’ordine pubblico. E’ opportuno ricordare, infatti, che chi diffonde con la cooperazione di soggetti qualificati informazioni che per ragioni di un ufficio o di un servizio debbono restare riservate, può essere chiamato a rispondere del delitto di rivelazione di segreto d’ufficio, punito dall’art. 326 del codice penale”, ha spiegato Capozzi.

Alessia Capozzi - Tonucci&Partners
Avv Alessia Capozzi - Tonucci&Partners

“Allo stesso tempo, chi divulga o condivide informazioni di natura medico scientifica o di cronaca che si rivelino infondate o prospettate con modalità gratuitamente allarmanti può rispondere del reato di pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico (di cui all’art. 656 del codice penale), che è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro”, ha aggiunto Blasi, che poi ha proseguito dicendo che “sarebbe più che opportuno evitare letture e interpretazioni del contenuto delle regole cautelari fissate nei Dpcm, che possono essere perfettamente identificate mediante la semplice consultazione del testo dei provvedimenti e una distorta o inesatta rappresentazione dei relativi contenuti potrebbe tradursi in condotte di rilevanza penale”.

Ida Blasi - Tonucci&Partners
Avv Ida Blasi - Tonucci&Partners

Il problema delle fake news non è sicuramente nuovo, ma l’esplosione dell’epidemia legata alla diffusione del coronavirus ha amplificato ulteriormente questo trend. È evidente, dunque, quanto rigoroso ed equilibrato debba essere l’utilizzo da parte dei mezzi di comunicazione.

“Sono all’ordine del giorno notizie (false) su presunte terapie per evitare il contagio, sulla pericolosità degli animali domestici quali mezzi di diffusione del virus (con conseguente incremento della deprecabile pratica degli abbandoni), su imminenti blocchi degli approvvigionamenti (da cui sono derivate ingiustificate corse presso supermercati e farmacie, con ogni conseguenza anche in relazione ad eventuali distorsioni del mercato e/o concorrenza sleale – si veda, ad esempio, quanto avvenuto in merito al costo dei gel disinfettanti e delle mascherine)”, ha ricordato Capozzi, citando alcuni casi.

Ma anche il semplice fatto di condivide delle news false ha delle conseguenze?
“Ebbene, la diffusione di fake news può esporre il soggetto che abbia pubblicato la notizia a responsabilità anche di carattere civilistico, con conseguente condanna al risarcimento dei danni sia patrimoniali, che non patrimoniali ex artt. 2043 e 2059 del codice civile, quando il danno non patrimoniale sia conseguenza di un reato”, ha poi precisato Blasi, che poi ha concluso dicendo: “Trattandosi di responsabilità di carattere extracontrattuale, graverà sul soggetto danneggiato l’onere di provare sia il nesso causale, che l’entità del danno subito. Più difficilmente sarà invece ipotizzabile una responsabilità a carico di chi abbia diffuso inconsapevolmente la notizia falsa, contribuendo alla disinformazione (misinformazione), salvo che la notizia sia affiancata da un commento che avvalori la notizia falsa, determinando una condotta attiva censurabile anche civilisticamente, a maggior ragione, se il commento sia diffamatorio”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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