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La cessione dei crediti d’imposta, stimolo dell’economia

La cessione dei crediti d’imposta, stimolo dell’economia

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Maurizio Di Marcotullio
Maurizio Di Marcotullio

11 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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La cessione dei crediti d’imposta potrebbe rappresentare uno strumento alternativo da porre a supporto delle transazioni economiche, in risposta all’impossibilità di ricorrere a emissioni di carta moneta sul mercato, e al di fuori dei limiti e dei parametri che l’Unione europea ci impone

Lo scenario economico finanziario internazionale che va delineandosi davanti ai nostri occhi, è caratterizzato da un sempre più elevato livello di indebitamento pubblico, quale conseguenza del forte incremento della spesa pubblica che i governi centrali sono stati costretti a sostenere nell’ottica di contenimento degli effetti prodotti sulla economia reale, causati delle restrizioni imposte dalla lotta alla pandemia da covid-19.

In un simile contesto le economie già fortemente indebitate, come quella italiana, rischiano di andare incontro nei prossimi anni a un vero e proprio shock finanziario, ovvero di trovarsi di fronte a una concreta difficoltà di collocamento del debito pubblico, soprattutto laddove malauguratamente dovesse venire a mancare il supporto della Banca centrale europea e della sua politica monetaria del quantitative easing.

Uno scenario del genere causerebbe la contrazione dei livelli di moneta in circolazione con ripercussioni gravissime sull’economia reale, per questo sarà importante anticipare un simil scenario, approntando una serie di misure atte a garantire al mercato l’idoneo supporto finanziario indispensabile alle transazioni economiche.

In tale ottica, la cessione dei crediti d’imposta potrebbe rappresentare uno strumento alternativo da porre a supporto delle transazioni economiche, in risposta all’impossibilità di ricorrere ad emissioni di carta moneta sul mercato, e al di fuori dei limiti e dei parametri che l’Unione Europea ci impone.

La presente riflessione, scaturisce a valle di talune proposte politiche che in queste ultime settimane si stanno facendo strada, ma anche in considerazione di quanto ha disposto il recente intervento normativo in tema di super bonus fiscale disciplinato dall’art. 119 e seguenti del dl n.34 del 19 maggio 2020 (cosiddetto decreto rilancio). Senza addentrarci in questa sede nelle caratteristiche tecnico-operative del superbonus, ciò che preme far rilevare è la novità introdotta dall’art. 121 del citato decreto nel quale, tra l’altro, è stata disposta la possibilità di cedere il credito d’imposta anche più volte, novità questa che ha reso molto innovativo il superbonus di cui questione, rispetto alle precedenti versioni già comparse in anni precedenti.

Proprio dall’impulso che scaturirà dalla cedibilità plurima che potrà interessare il credito fiscale da superbonus 110%, scaturisce questa nostra riflessione, che mira a espandere e a regolamentare le procedure di cessione a tutti i crediti d’imposta.

Sia ben chiaro che già oggi esiste la possibilità di procedere alla cessione dei crediti d’imposta, sia infragruppo ovvero tra società appartenenti allo stesso gruppo societario, sia attraverso una procedura cosiddetta ordinaria a favore di terzi, cosi come disciplinato dall’art. 43 bis del Dpr 602/73, ma la cessione generalmente non può avvenire più di una volta, tant’è che eventuali atti di cessione a terzi del credito ceduto sono inefficaci davanti alla amministrazione finanziaria.

Ciò che invece si propone, in un’ottica di innovazione tributario-finanziaria è la possibilità generalizzata di riconoscere al contribuente la possibilità di poter procedere alla cessione dei propri crediti di imposta qualunque essi siano, in un “ambiente” monitorato e regolamentato che ne attesti la regolarità di formazione, l’esigibilità e la congruità.

Rendere i medesimi crediti di imposta cedibili, anche più volte, significherebbe nella sostanza creare nuovi mezzi di pagamento.  Per usare una similitudine, che gli addetti ai lavori più attenti non mancheranno di cogliere, sarebbe come reintrodurre la possibilità di emettere assegni trasferibili. Circostanza questa che per esigenze di antiriciclaggio è stata eliminata già da qualche anno.

La nostra proposta si base invece sulla libera e plurima trasferibilità dei crediti di imposta, purché ciò avvenga all’interno di un sistema monitorato e regolamentato, che potrebbe assurgere a una vera e propria piattaforma informatica digitale, magari gestita dalla agenzia delle Entrate o da una qualsiasi altra società in houseal ministero delle Finanze, che certifichi e attesti la regolarità e la legittimità del credito fiscale oggetto di cessione.

Una simile impostazione, rappresenterebbe l’occasione di ottenere a priori da parte dell’amministrazione finanziaria, la certificazione del credito fiscale, il quale otterrebbe così la cedibilità “plurima” solo laddove abbia superato le verifiche di legittimità che il soggetto preposto alla gestione della piattaforma digitale di scambio avrà posto in essere.

Dunque, attraverso la validazione preliminare riferita all’esistenza e alla legittimità del credito di imposta e una volta acquisita la sua possibilità a procedere alla sua cedibilità plurima, l’amministrazione finanziaria potrà fornire ai contribuenti una  nuova forma di pagamento “alternativa” la quale, senza ricorrere ad artefatte modalità di emissione di carta moneta, rappresenterebbe un efficace supporto finanziario alla economia reale. Supporto che nei prossimi anni sarà vitale per l’uscita dalla crisi post covid-19.

E allora perché non pensare a una Borsa (regolamentata) dei crediti d’imposta?  Ai posteri l’ardua sentenza.

Maurizio Di Marcotullio
Maurizio Di Marcotullio
Aree di specializzazione: pianificazioni fiscali, M&A, perizie e valutazioni aziendali, ristrutturazioni e soluzioni della crisi di impresa, wealth management, fiscalità energie rinnovabili. È esperto nella negoziazione di contratti relativi a M&A e nel diritto societario. Assiste fondi di private equity in operazioni di investimento. È componente della Commissione fiscalità operazioni straordinarie dei dottori commercialisti di Roma ed è iscritto nell’albo degli amministratori giudiziari – sez. esperti in gestione di azienda.
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