PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Corti e di lusso, gli affitti rendono di più

Corti e di lusso, gli affitti rendono di più

Salva
Salva
Condividi
Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

31 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva
  • In Italia, nel 2019, su 1,350 milioni di contratti di locazione stipulati, per un valore complessivo di 10,5 miliardi di euro, il 57,8% ha riguardato gli affitti brevi (non oltre i 30 giorni)

  • Le maggiori opportunità sul mercato sembrano ravvisabili nel segmento luxury

  • Un prodotto immobiliare di qualità collocato in short rent può garantire un rendimento lordo che va dal 5 al 7% annuo

  • Non è raro che, dopo un primo periodo di gestione individuale, i privati si affidino a strutture specializzate

In Italia il mercato dello short rent cresce a doppia cifra, complice una redditività superiore del 30% rispetto alla locazione tradizionale. I costi di gestione però sono più alti. E si tratta di un business adatto solo ad alcune tipologie di immobili

In un mercato, quello turistico/ricettivo, in costante ricerca di soluzioni alternative e rendimenti, un tema di grande attualità è rappresentato dalle locazioni a breve termine. In Italia, nel 2019, su 1,350 milioni di contratti di locazione stipulati, per un valore complessivo di 10,5 miliardi di euro, il 57,8% ha riguardato gli affitti brevi (non oltre i 30 giorni, ndr), mentre il 30,4% è avvenuto a canone libero e appena l’11,8% a canone concordato”.

Lo ha precisato Mario Breglia, presidente di Sidief, società che gestisce il patrimonio immobiliare della Banca d’Italia, durante il convegno ‘Investire nella locazione limiti e opportunità’.

“Il mercato dello short rent rappresenta una grandissima opportunità per l’Italia sia dal punto di vista turistico sia per il rilancio dell’immobiliare, che da sempre rappresenta un settore chiave per tutta l’economia Italiana”, ha detto Emiliano Di Bartolo, ad di Gabetti Short Rent, il nuovo marchio del gruppo Gabetti, nato a settembre 2019 e specializzato nella gestione degli affitti a breve, nei segmenti corporate e immobili di lusso.

Secondo Federico Sambolino, socio di CT&P (Capone, Ticozzi, Partners), “le maggiori opportunità sul mercato sembrano ravvisabili nel segmento luxury, ancora non pienamente presidiato e che permette rendimenti appetibili e significative opportunità di crescita, mentre il mercato degli appartamenti di taglio medio basso risulta già mediamente saturo di offerta. “Le statistiche su base nazionale confermano che il fenomeno dello short rent, nelle città dove si è più sviluppato, ha trainato in maniera decisiva tutto il comparto generando un’importante rivalutazione dello stock immobiliare esistente e favorendo in maniera importante l’incremento del turismo”, ha aggiunto Di Bartolo, che ritiene che per i prossimi anni il segmento degli affitti brevi continuerà a presentare in Italia una crescita a due cifre. “Un prodotto immobiliare di qualità collocato in short rent può garantire un rendimento lordo che va dal 5 al 7% annuo, molto superiore a quasi tutti gli strumenti d’investimento a basso rischio equiparabili, garantendo anche massima flessibilità in caso di dismissione”, ha dichiarato Di Bartolo, precisando che i rendimenti della locazione a breve sono mediamente del 25-30% superiori a quelli della locazione tradizionale.

Attenzione, però. “La locazione breve offre la possibilità di rendimenti più elevati rispetto alla singola gestione dell’appartamento in locazione, però porta anche con sé anche costi più alti. Se ci si vuole affidare a un soggetto qualificato si deve essere consapevoli di dover rinunciare a una parte del canone riconosciuto, che va dal 30 al 40%” – ha spiegato Enzo Albanese, presidente di Sigest, che ha poi messo in guardia dall’utilizzo che viene fatto dei beni locati: “Mentre chi ha un contratto di locazione a lungo termine percepisce il bene come ‘casa sua’, gestendolo spesso in modo rispettoso, chi ha contratti brevi potrebbe vederlo come un bene ‘usa e getta’, non come oggetto da preservare”.

Il mercato delle locazioni brevi è in continua e impetuosa evoluzione e vede come protagonisti, sia privati sia nuovi soggetti imprenditoriali. “Crescono i privati proprietari che offrono in locazione a breve termine i propri appartamenti a soggetti che hanno necessità di un alloggio per esigenze temporanee di vario genere (turistiche, personali, familiari, lavorative, di studio)”, ha illustrato Riccardo Marletta, socio di Belvedere Inzaghi & Partners – Bip, che ha proseguito dicendo che “peraltro le funzioni abitative che presuppongono la stipula di contratti di locazione breve sono molteplici: case e appartamenti per vacanze (Cav), residenze turistico-alberghiere (Rta), spazi di co-living, studentati, alloggi per persone anziane autosufficienti e così via” e che “le richieste di consulenza e di assistenza riguardano essenzialmente la tipologia contrattuale e la normativa, anche fiscale, relativa alla locazione di unità abitative da destinare a queste attività e gli obblighi conseguenti”.

Inoltre, stanno emergendo alcuni gestori qualificati che offrono servizi di qualità. “Ormai non esiste più soltanto Airbnb, ma si stanno mutuando altri soggetti che svolgono un’attività analoga”, ha spiegato Albanese, che ritiene che la nascita di queste attività fosse prevedibile, visto che l’affitto breve – se gestito bene – porta con sé la necessità di una serie di servizi che il singolo privato non sempre è in grado di offrire. “Non è raro che, dopo un primo periodo di gestione individuale, i privati si affidino a strutture specializzate. Infatti è in atto un passaggio dalla gestione del singolo appartamento a quella di un intero immobile”, ha dichiarato il presidente di Sigest, precisando che i mercati internazionali stanno cercando di regolamentare questo tipo di affitti. “Per esempio, a Parigi e a New York – ha puntualizzato – i legislatori hanno creato norme ad hoc per regolamentare gli affitti tramite Airbnb”.

“In Italia, il legislatore è intervenuto nel 2017 con il Dl 50/2017, che ha contribuito a fornire un quadro nazionale più chiaro, anche fiscale, quanto meno per i proprietari immobiliari (meno per gli intermediari)”, ha illustrato Sambolino, che poi ha concluso dicendo: “Se da un lato gli operatori professionali possono dedurre costi e Iva, i privati d’altro canto possono beneficiare delle detrazioni per le ristrutturazioni e risparmio energetico (pur considerati i limiti di importo e rateazione decennale, e l’incertezza normativa di una norma non a regime, ma riproposta ormai di anno in anno da molto tempo), nonché del regime della cedolare secca (tassazione sostitutiva del 21%). Se le locazioni a breve sono concluse tramite intermediari, si pone anche il tema di recente introduzione dell’obbligo di ritenuta, finalizzato a limitare l’evasione chiamando gli intermediari a operare quali sostituti d’imposta”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
Condividi l'articolo
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.
ALTRI ARTICOLI SU "millennial e affitti"
ALTRI ARTICOLI SU "Immobiliare"
ALTRI ARTICOLI SU "locazioni"
ALTRI ARTICOLI SU "real estate"