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Sim e attività in oro: cosa c’è da sapere

Sim e attività in oro: cosa c’è da sapere

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Contributor, Francesco Bochicchio

23 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Le sim possono effettuare solo operazioni finanziarie in oro oppure anche il commercio in oro? Ecco come ci si deve comportare

Ai sensi della legge 17 gennaio 2000 n. 7, “Nuova disciplina del mercato dell’oro”, lo svolgimento di attività professionale di operazioni finanziarie in oro, anche se non rappresentato da titoli, e quindi in quanto oro, in monete o altre in forme materiali, è riservato agli intermediari autorizzati allo svolgimento dei servizi di investimento (vale a dire banche e sim): quando le operazioni comportano “la consegna materiale dell’oro”, se il valore dell’operazione è pari o superiore a 12.500 euro, occorre provvedere alla segnalazione all’ex Uic (Ufficio italiano dei cambi).

La normativa sembra non essere univoca in quanto riserva a banche e a soggetti “ad hoc”, soggetti meno complessi delle sim, il commercio in oro e riserva alle stesse sim e a banche l’esercizio di attività in operazioni finanziarie in oro, anche se non rappresentato da titoli.

Sembrerebbe, così, che le banche possano svolgere entrambe le attività, mentre le sim solo operazioni finanziarie in oro e non commercio in oro, e gli altri soggetti infine solo il commercio in oro.

Tale conclusione sarebbe frettolosa e tale da fermarsi solo alla superficie. La normativa riserva a banche e sim l’espletamento di operazioni finanziarie relative all’oro, anche se non rappresentato da titoli: è un espletamento che rientra, in virtù della legge, nei servizi di investimento propri delle stesse sim e la negoziazione e il collocamento cosa sono se non compravendita (e quindi commercio) di oro?

Negare che le operazioni relative ai servizi di investimento siano operazioni finanziarie vuol dire relegare l’attività finanziaria solo ai crediti, mentre essa comprende anche altre attività, tra cui l’operatività in titoli (la nostra disciplina, d.lgs. n. 58/98, ha come titolo “Testo unico della finanza”). Ma non solo: la riserva delle operazioni finanziarie su oro alle sim che compiono solo attività relativa a servizi di investimento, vuol dire che è riservato l’esercizio delle attività relative a servizi di investimento anche se relative a oro e non solo a strumenti finanziari: il discorso sarebbe potuto essere, al limite, diverso se la normativa avesse consentito alle sim di effettuare tali attività come servizi accessori, distinti dai servizi di investimento riservati, mentre con la riserva le ha fatte rientrare nei servizi di investimento, estendendo solo l’oggetto di questi, comprensivo non solo degli strumenti finanziari ma anche dell’oro. Quindi, ai fini della normativa delle sim l’oro è equiparato agli strumenti finanziari. Come corollario indefettibile le sim possono espletare tutte le attività per cui sono autorizzate anche su oro.

Occorre quindi distinguere tra commercio in oro riservato agli altri soggetti, oltre che alle banche e operazioni finanziarie in oro. La compravendita di oro, come visto, è presente in entrambe, che peraltro si differenziano tra di loro: la distinzione è, come detto, univoca, come chiarito dalla Consob in relazione a operazioni su immobili e a operazioni su diamanti. Si rientra nel commercio quando l’acquisto è effettuato dal cliente ai fini di consumo, ivi comprese ragioni estetiche e di propria immagine. Si rientra, invece, in ambito finanziario e dei servizi di investimento quando è effettuato a scopi di investimento finanziario, pertanto per ottenere “performance”.

La differenza può apparire non agevole, in quanto il disinvestimento dei beni pregiati, tra cui l’oro, non è frequente e non è sempre subitaneo. La Consob ha fornito vari elementi come indici per accertare quando vi sia investimento. Ma è da tener presente che a volte vi sono essere entrambi gli scopi. Pertanto, occorre guardare alla sostanza dell’operazione che vuole effettuare il cliente, se vuole acquistare l’oro a fini di investimento, utilizzando il suo patrimonio a tal uopo destinato, come si accerta con i documenti da far sottoscrivere a questi. La firma apposta sui documenti previsti dalla normativa in materia di investimenti finanziari è di sicuro mossa da ragioni autentiche e non indotta dagli operatori, visto l’aggravamento di responsabilità che comporta per essi.

La soluzione normativa è del resto quella più rispondente alla sostanza dell’operatività. Nel riservare le operazioni di investimento in oro, si chiarisce inequivocabilmente che l’operatività dell’intermediario e dei suoi collaboratori è assoggettata alla normativa sui servizi di investimento (Tuf e relativo regolamento Consob n. 20307/2018) e si eliminano quei dubbi sorti per i diamanti, dubbi in ogni caso infondati in quanto la responsabilità dell’intermediario per ogni illecito è stata accertata anche per quei casi. Che un intermediario abilitato si possa limitare alla segnalazione senza rivestire alcun ruolo effettivo è privo di realismo: oramai la consulenza è una prestazione indefettibilmente necessaria e ciò è un elemento di progresso dell’intero settore.

 

A cura di Francesco Bochicchio, studio Bochicchio & Partners

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Contributor , Francesco Bochicchio
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