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India, un obbligazionario gigante ancora sconosciuto

30 Agosto 2018 · Teresa Scarale · 2 min

  • Per quale motivo l’India, che pure è sul podio dei mercati più importanti dell’Asia, è rimasta per molto tempo ai margini nei portafogli obbligazionari internazionali?

  • Le ragioni per aprire all’ingresso della Tigre nella selva degli investimenti sono diverse

Per molti anni l’obbligazionario indiano ha di fatto scontato una sorta di marginalità nei portafogli dei grandi investitori internazionali. Ma non dovrebbe essercene motivo, e le ragioni sono molte. Parola di Aberdeen Standard Investments

India, la Tigre

Un mistero da scoprire

Non tutti gli investitori internazionali sanno che l’India è il secondo maggiore mercato obbligazionario dell’Asia. Il subcontinente indiano può godere di asset che si attestano a quasi 1.500 miliardi di dollari Usa. In questo scrigno delle meraviglie, le obbligazioni sono scambiate con una liquidità relativamente elevata. Ah, e rendono intorno all’8%.

Bassa correlazione

La Tigre per molti anni è stata in gabbia, per così dire. Le norme sul controllo del movimento dei capitali internazionali hanno di fatto impedito che il Paese fosse inglobato nei benchmark mondiali, o almeno nella maggior parte. Per questo motivo le obbligazioni indiane sono un ottimo elemento di diversificazione nel portafoglio: sono scarsamente correlate con gli altri mercati del reddito fisso.

Altissimi tassi di crescita

Le previsioni di crescita del prodotto interno reale del Paese si attestano al 7,3% per quest’anno e al 7,5% per i prossimi due anni.

Le riforme

C’è poi grande fermento nel barile delle riforme, con il chiaro scopo di migliorare la situazione economica dell’India.

  • Il disegno di legge sulla “Goods and Services Tax”, ossia l’imposta sui beni e servizi;
  • la normativa in materia di insolvenza e bancarotta;
  • altri miglioramenti volti ad agevolare l’imprenditoria del paese.

La Reserve Bank of India

La banca centrale indiana, la Rbi, ha un approccio di politica monetaria prudente. Ciò, nonostante l’inflazione sia scesa all’1,5% nel giugno 2017, diminuendo strutturalmente. Fatto quasi sorprendente, perché nel frattempo si sono verificate pressioni sui prezzi cicliche e temporanee.

La Rbi ha reagito poi prontamente all’aumento delle quotazioni petrolifere e alle altre pressioni al rialzo del livello generale dei prezzi. Lo ha fatto aumentando il tasso di riferimento al 6,25% a giugno, e ancora al 6,5% ad agosto. Incurante di una crescita del credito industriale ancora debole. Nel frattempo, il mercato ha scontato rapidamente i rischi del tasso di riferimento e di inflazione, con il risultato di una curva di rendimento valutata equamente.

In sintesi, un comparto da valutare concretamente per la diversificazione.

 

La RBI continua inoltre a perseguire riforme dei mercati finanziari ad ampio raggio, che comprendono sforzi per risanare i bilanci, ridurre l’incidenza di frodi, diminuire le distorsioni degli asset finanziari, ampliare e approfondire i mercati permettendo che i titoli di Stato siano valutati correttamente e aumentare il costo collaterale di titoli di Stato privi di rating, nonché conferire a più entità il diritto di effettuare vendite di titoli allo scoperto.

Queste riforme probabilmente saranno pienamente efficaci fra due o tre anni. Con il tempo la combinazione di queste misure dovrebbe tuttavia contribuire a sostenere la fiducia degli investitori e diminuire i premi di paese e di rischio dell’India. A sua volta, questa circostanza porterà probabilmente a una revisione al rialzo dei rating sovrani e ridurrà il costo dei capitali, rendendo l’India un luogo più interessante nel quale investire.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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