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Bond vietati nei portafogli degli under 30

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Francesca Conti
Francesca Conti

17 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo i dati di FactSet l’S&P500 ha registrato un rendimento annuale del 13,9% negli ultimi 10 anni, rispetto al 4% segnato dall’indice Bloomberg Barclays Us Aggregate Bond

  • “Se il tuo portafoglio è composto interamente da titoli azionari, molto probabilmente tra diversi decenni sarai avvantaggiato”, spiega il consulente Tom Fredrickson

La ricetta, o meglio il consiglio, è quello di diversi gestori americani. Il fattore chiave è il tempo, che per gli under 30 è molto di più. Una ragione sufficiente per essere sicuri che i cicli dell’azionario generino a lungo termine rendimenti maggiori

Nessun investitore under 30 dovrebbe avere dei bond nel proprio portafoglio. Rispetto a una visione ‘classica’ di investimento, che suggerisce di bilanciare azioni e obbligazioni detenendone in portafoglio rispettivamente un 60% e un 40%, sembra un’affermazione rivoluzionaria. Sicuramente poco convenzionale. Ma qualsiasi consulente sarebbe d’accordo nell’affermare che non esiste un cliente “standard”. L’età, la propensione al rischio e gli obiettivi finanziari giocano un ruolo più decisivo nel determinare quanto un portafoglio dovrebbe essere orientato sull’azionario e quanto invece dovrebbe essere ‘protetto’ dalle oscillazioni dei mercati con titoli più stabili come obbligazioni, fondi che investono in meterie prime o titoli di Stato.

Fatte queste premesse, ci sono consulenti che hanno un approccio più diretto, per i quali i portafogli dei Millennials non hanno bisogno di bond. “L’unica ragione per cui qualcuno di 20 anni può avere delle obbligazioni è ‘per una guida più confortevole’, con una volatilità leggermente inferiore” grazie alla diversificazione, afferma Tom Fredrickson, un consulente finanziario di New York. “Ma se il tuo portafoglio è composto interamente da titoli azionari, molto probabilmente tra diversi decenni sarai avvantaggiato”, continua Fredrickson come riporta il sito Wealth management. “Se non sei spaventato dalla volatilità, non è una cattiva idea e potrai avere rendimenti significativi”, prosegue il consulente. Il fattore chiave, quindi, è il tempo.

Storicamente i rendimenti sono molto più alti per le azioni che per le obbligazioni. L’indice azionario S&P500 ha registrato un rendimento annuale del 13,9% negli ultimi 10 anni rispetto al 4% segnato dall’indice Bloomberg Barclays Us Aggregate Bond, secondo i dati di FactSet. Negli ultimi 20 anni il rendimento è stato pari al 5,8% per le azioni, contro il 4,9% delle obbligazioni. Le performance a 20 anni sono leggermente sfavorevoli per le azioni, in quanto il periodo ha avuto inizio a ridosso del picco di mercato prima del crollo del 2000-2002.

“Dato che le azioni a lungo termine superano indiscutibilmente le obbligazioni, l’unica ragione” per cui un giovane non dovrebbe “avere una forte esposizione azionaria è la necessità di dover vendere forzatamente” nel momento in cui c’è bisogno di liquidità, dichiara Steve Gray, amministratore delegato di Gray Value Management, società di gestione del risparmio di Singer Island, in Florida. Per evitare questa situazione, Gray e altri consulenti sottolineano l’importanza di avere un certo numero di titoli facilmente liquidabili, non titoli a reddito fisso. “La gente in generale ha l’abitudine di avere solo denaro in contanti come riserva”, aggiunge Gray. Probabilmente è saggio avere in contanti almeno sei mesi di spese vive, spiega Mick Heyman, un consulente finanziario di San Diego, presumendo che un individuo sia in grado di risparmiare molto.

“Con il quantitative easing che ha guidato i tassi così al ribasso, dal punto di vista del rendimento, gran parte del reddito fisso offre un rischio privo di premi”, piuttosto che una ricompensa priva di rischi, afferma Gray. “Il rendimento non si avvicina nemmeno a compensare i rischi correlati, soprattutto se si tiene conto dell’inflazione“. Le banche centrali di tutto il mondo stanno lavorando disperatamente per aumentare l’inflazione. “Perché dovresti possedere strumenti a reddito fisso che non solo forniscono un rendimento irrisorio, ma sono anche destinati ad essere ‘uccisi’ se le banche centrali riescono nel loro intento”, aggiunge il consulente.

Anche per gli under 30, spiega Fredrickson, ci sono però dei casi in cui è utile detenere una certa allocazione obbligazionaria. Gli investitori che hanno effettuato un acquisto di grandi dimensioni, come una casa, che incomberà su di loro nei prossimi anni, potrebbero voler beneficiare delle obbligazioni. Una strategia potrebbe essere quella di detenere al 100% azionario nei fondi pensionistici del cliente al 50% obbligazionario negli altri portafogli.

Quindi i giovani investitori che vogliono posizionarsi solo sul segmento azionario come dovrebbero strutturare il proprio portafoglio? Gli esperti raccomandano di allontanarsi dai singoli titoli, a meno che il proprio consulente non si occupi del lavoro di ricerca, perché la maggior parte dei giovani investitori non ha le conoscenze o il tempo necessari per analizzare correttamente le singole società. “A meno che questi giovani non abbiano il tempo e l’esperienza necessari per valutare i singoli titoli, dovrebbero diversificare attraverso veicoli tematici a basso costo o basati su indici”, conclude Gray. “Uno S&P500 standard, un fondo comune o un Etf sarebbero un ottimo punto di partenza”, concorda Fredrickson.

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