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BlackRock, nel 2018 boom di Etf per gli istituzionali Ue

BlackRock, nel 2018 boom di Etf per gli istituzionali Ue

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Francesca Conti
Francesca Conti

17 Aprile 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • I 127 investitori coinvolti nell’indagine di Greenwich Associated hanno raddoppiato le allocazioni in Etf nel reddito rispetto al 2017, raggiungendo un’incidenza pari al 20% del patrimonio totale

  • Le allocazioni in Etf azionari sono incrementate dal 14% degli asset nel 2017 a circa il 28% del 2018

  • Il 44% di partecipanti allo studio e metà dei gestori usano gli Etf come principali strumenti per gli investimenti Esg

Nel mondo degli istituzionali accelera la corsa agli Etf. Secondo l’ultimo studio di Greenwich Associates nel 2018 le allocazioni di questi strumenti tra casse di previdenza, fondi pensione e Sgr sono aumentate del 50%. Parola a Enrico Camerini, head of institutional clients iShares Italia, Gruppo BlackRock

La corsa agli Etf accelera, soprattutto tra gli investitori istituzionali europei. Secondo l’ultimo studio europeo sugli exchange-traded fund a cura di Greenwich Associates, nel 2018 le allocazioni in Etf da parte degli investitori istituzionali che già li utilizzavano sono aumentate del 50%, rappresentando il 15% del totale del patrimonio in gestione dei 127 investitori istituzionali che hanno partecipato al sondaggio. “Il tratto fondamentale di questa ricerca è che le istituzioni finanziarie che facevano uso di Etf nel 2017 ne hanno incrementato l’utilizzo e l’allocazione complessiva di portafoglio.

Questo dato vale per tutti i 127 investitori coinvolti nello studio, ovvero tutti i tipi di istituzioni finanziarie: non solo fondi pensione, casse di previdenza, fondazioni ma anche società di gestione del risparmio quindi asset manager, compagnie di assicurazione e gestori di portafoglio su base individuale. Un ampio spettro di investitori professionali”, sottolinea a We Wealth Enrico Camerini, head of institutional clients iShares Italia, gruppo BlackRock.

Gli istituzionali stanno utilizzando gli Etf sia come strumenti tattici sia strategici -di lungo periodo – nella costruzione del portafoglio. “È vero che l’Etf è uno strumento indicizzato – aggiunge Camerini – nel senso che il suo obiettivo di investimento è quello di replicare un indice sottostante, tuttavia è anche uno strumento finanziario quotato, quindi con un’elevata liquidità. E il fattore liquidità non è mai stato rilevante e ben percepibile come lo è adesso alla luce della Mifid2 che ha riportato in auge il tema della trasparenza del post trade. Già nel 2018 abbiamo avuto tre giorni dell’anno in cui il titolo più scambiato sulle Borse europee è stato un nostro Etf”.

Camerini ricorda che le applicazioni degli Etf, di fatto, variano da investitore a investitore e possono variare in base alle loro specifiche necessità. Secondo lo studio di Greenwich Associates nel reddito fisso le allocazioni in Etf sono raddoppiate rispetto al 2017, raggiungendo un’incidenza pari al 20% del patrimonio totale, così come per le allocazioni in Etf azionari, incrementate dal 14% degli asset nel 2017 a circa il 28% del 2018. “Abbiamo sempre visto gli Etf essere utilizzati nella parte core del portafoglio come esposizione statica ad alcuni fattori di rischio tradizionali”, commenta Camerini.

“È un atteggiamento ancora presente poiché dalla ricerca di Greenwich emerge che i partecipanti al sondaggio che utilizzano gli Etf nella parte core, quindi per un uso strategico, sono passati dal 49% del 2017 al 55% del 2018. Il che conferma come d’altra parte una buona parte degli utilizzatori di questi strumenti continua a sceglierli per la loro liquidità e per il fatto che – specialmente in un periodo di alta volatilità come l’anno scorso – consentono di modificare le allocazioni tattiche di portafoglio con una certa frequenza. E soprattutto a contenere i costi di transazione”.

“La liquidità intrinseca allo strumento – sottolinea il manager – consente un’efficiente negoziabilità, anche dal punto di vista dei costi, rendendolo meno oneroso rispetto alla negoziazione dei singoli componenti dell’Etf, ovvero i titoli che l’Etf ha come sottostanti. Questa è una caratteristica evidenziata nel sondaggio di Greenwich, in cui la maggior parte dei partecipanti afferma che il motivo principale per cui usa gli Etf è per semplicità di utilizzo, visto che con una sola operazione di acquisto è possibile comprare tutti i titoli che si vorrebbero avere in portafoglio con un’efficienza operativa assoluta. Parliamo di portafogli che si compongono di centinaia, anche migliaia di titoli. Una cosa è cambiare tatticamente delle posizioni con un Etf, tramite una sola operazione, un’altra è movimentare centinaia di titoli”.

La crescita degli Etf tra gli istituzionali è stata guidata da tre tendenze chiave. La prima è la crescente adozione degli Etf in periodi di alta volatilità: nel 2018 – sottolinea il sondaggio di Greenwich – gli istituzionali europei hanno riposizionato i loro portafogli in un contesto di mercato turbolento incentrato su possibili rialzi dei tassi di interesse da parte della Bce e su una serie di rischi geopolitici. L’implementazione di questi cambiamenti nei portafogli ha alimentato la domanda di Etf. Gli istituzionali affermano che la velocità di esecuzione, la diversificazione ottenibile attraverso una singola negoziazione e la liquidità rendono gli Etf strumenti versatili per la costruzione del portafoglio.

La seconda tendenza è la rivoluzione dell’indicizzazione: lo scorso anno gli istituzionali europei alla ricerca di esposizioni beta a basso costo hanno continuato a spostare gli asset dalla gestione attiva a quella indicizzata. Questo spostamento ha accresciuto i flussi di asset verso gli Etf, strumento preferito tra i prodotti indicizzati per l’84% dei partecipanti allo studio. Tale tendenza, secondo il report, continuerà probabilmente anche nel 2019, considerato che le allocazioni indicizzate nei portafogli istituzionali sono ancora ben al di sotto di livelli definiti ottimali.

Ne è convinto anche Camerini: “un quarto degli asset gestiti dagli istituzionali del sondaggio è investito in strategie indicizzate. Siccome il livello ottimale di allocazione nei portafogli indicato dagli stessi intervistati è pari al 37%, di fatto c’è ancora uno spazio di crescita molto importante. Non dobbiamo mai dimenticare che non esiste un solo tipo di Etf e non è l’utilizzo o meno dello strumento a connotare lo stile di gestione di un portafoglio in attivo o passivo, ma è la modalità con cui lo si utilizza”.

L’ultima tendenza chiave è poi quella Esg: gli istituzionali europei stanno integrando gli standard ambientali, sociali e di governance (Esg) nei loro processi di investimento e molti di questi investitori utilizzano gli Etf come veicolo favorito per implemetare tali esposizioni Esg. In particolare, il 44% del totale dei partecipanti allo studio e metà dei gestori usano gli Etf come principali strumenti per gli investimenti Esg. Inoltre, quasi la metà dei partecipanti allo studio prevede di avere oltre il 50% del patrimonio complessivo investito con criteri Esg entro i prossimi cinque anni.

“Abbiamo avuto per parecchi anni degli Etf Esg, che avevano un costo maggiore in termini di Ter (total expense ratio) rispetto a quelli non sostenibili. La scelta di BlackRock è stata quella di rimuovere questo ostacolo, proponendo al pubblico degli strumenti che rispettano i criteri Esg allo stesso prezzo degli Etf core series. Crediamo che in un futuro non troppo remoto possa esserci un ulteriore sviluppo degli Etf sul fronte delle tematiche Esg”, evidenzia Camerini.

Nel frattempo, le strategie smart beta si confermano un costante driver della crescita e della domanda degli Etf. Due terzi dei partecipanti allo studio e quasi i tre quarti dei gestori patrimoniali investono in Etf fattoriali o smart beta. Più di un terzo prevede di aumentare le allocazioni nei prossimi 12 mesi e quasi la metà degli intervistati intende aumentare le allocazioni in Etf smart beta almeno del 10%. Greenwich Associates prevede che la crescita degli investimenti negli Etf istituzionali continuerà anche nel 2019, alla luce della volontà espressa da quasi il 40% degli attuali investitori in Etf intervistati, di aumentare le loro allocazioni in Etf nel prossimo anno.

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