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Robeco: forza fintech è sinergia con incumbent, non crypto

Robeco: forza fintech è sinergia con incumbent, non crypto

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

14 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Oggi sta succedendo a livello di istituzioni finanziarie ciò che dieci anni fa era successo in ambito consumer: il passaggio dall’offline all’online, con l’insorgenza delle grandi piattaforme. In Olanda e Scandinavia il contante in circolazione è ormai pari a meno del 25%

  • Il fintech, al di là delle crypto, rappresenta un vantaggio strutturale per le economie emergenti

  • Nell’economia dei pagamenti digitali i dati sono il nuovo oro e come tali vanno protetti. Un sano sviluppo del fintech non può prescindere da seri investimenti in cybersicurezza

  • L’universo del fintech si sta espandendo e contraendo nello stesso tempo. Cresce per le Ipo, si riduce per le operazioni di M&A

L’innovation Lab milanese di Robeco ha messo sotto la lente i megatrend attuali, dagli Ev al fintech, sottolineandone la forza in un contesto di cooperazione. Lasciando perdere le crypto, giudicate troppo lente

“Il fintech non è un hype. Si tratta di vero profitto da vere imprese, grosse società quotate sulle piazze internazionali”. Inizia all’insegna della concretezza l’intervento di Jeroen van Oerle – Portfolio Manager Robeco Global Fintech Equities durante l’Innovation Lab di Robeco tenutosi a Milano il 14 maggio 2019. Ma soprattutto, va oltre il concetto di crypto.

Il fintech oltre le crypto

Per bilanciare un portafoglio con titoli fintech, bisogna non solo saper padroneggiare le tecniche finanziarie, ma anche la tecnologia. Molti analisti e gestori sottovalutano la velocità del progresso tecnologico, al di là di crypto e blockchain, il quale si muove più velocemente della regolamentazione. Ognuno ha la sua definizione di fintech. Secondo il gestore, l’universo fintech include sia aspetti “noiosi” come gli sportelli atm che altri decisamente più stuzzicanti. Ma tutto parte dalla smaterializzazione del denaro.

La smaterializzazione

Oggi sta succedendo a livello di istituzioni finanziarie ciò che dieci anni fa era successo in ambito consumer: il passaggio dall’offline all’online, con l’insorgenza delle grandi piattaforme, da Amazon ad Alibaba. Si può infatti utilizzare quanto accaduto a livello di consumo come tracciato per il settore finanziario. “Le banche fisiche stanno sparendo, trasformandosi in servizi online”. I pagamenti online infatti diventeranno la regola, quelli fisici un eccezione.

Gli emergenti

C’è poi tutta la sorprendente questione legata ai paesi emergenti. Il fatto di essere privi o quasi di un’infrastruttura finanziaria fisica preesistente costituisce in realtà un vantaggio, quello di non dover smantellare le vecchie infrastrutture finanziarie dei paesi sviluppati. Non è un caso infatti che India e Cina siano i paesi trainanti la rivoluzione del fintech.

Oggi, un consumatore medio olandese possiede solo la carta, per pagare: nei Paesi Bassi e in Scandinavia in genere il livello di contante utilizzato è meno del 25%. In Cina, nemmeno quella: si fa tutto con i qr code dei cellulari. Nel Paese di Mezzo è il tech a dominare il sistema dei pagamenti, non le banche. E in India? Basta l’impronta digitale, come anticipato in un articolo di We Wealth. La finanza digitale sta aprendo il mondo dei servizi finanziari, di qualunque tipo, a due miliardi di persone che prima ne erano escluse.

Sinergia e cooperazione

La tanto decantata “disruption” delle nuove imprese fintech deve essere riletta alla luce della cooperazione con gli altri player dell’ecosistema. Solo così potrà generarsi un circolo virtuoso per i rendimenti. Chi mira solo a “distruggere” le imprese incumbent e i concorrenti non ha vita lunga. Serve costruire un ecosistema efficiente di cui tutti i player possano beneficiare.

Il fintech può snobbare le crypto

Spesso si associa il fintech a blockchain e crypto o criptovalute che dir si voglia. Ma se la tecnofinanza ha a che fare con la sempre maggiore efficienza e velocità delle transazioni e dei pagamenti, non può fare affidamento su strumenti capaci di concludere al massimo sette transazioni al secondo, quali le crypto. Una normale carta di credito ne gestisce 64, Alibaba e Tencent, in Cina, 260 transazioni al secondo. Inoltre, il funzionamento della blockchain comporta un grandissimo dispendio di energia, aspetto inaccettabile per un pioniere della sostenibilità come Robeco. Per questo motivo, il fondo Robeco non ha esposizione alcuna sulle criptovalute.

Sfidanti, facilitatori, vincitori

Il gestore poi specifica che il portafoglio di Robeco è costituito da un mix di tre categorie: sfidanti, vincitori e facilitatori. I vincitori e i facilitatori sono spesso società più consolidate, mentre gli sfidanti si preparano per diventare i vincitori di domani e hanno un potenziale di rendimento elevato. I gestori di Robeco ottiizzano il portafoglio bilanciando il peso di ognuna di queste categorie. L’universo del fintech si espande e si contrae nello stesso momento: cresce per le Ipo, si restringe per le operazioni di M&A.

Il fondo Robeco Global Fintech Equities è gestito da Jeroen Oerle stesso, esperto di tecnologia e da Patrick Lemmens, analista finanziario di lunghissima esperienza.

Robeco Jeroen Van Oerle fintech oltre le crypto
Jeroen van Oerle - Portfolio Manager Robeco Global Fintech Equities
Robeco, Marcello Matrang. Robeco Innovation Lab, il frintech oltre le crypto
Marcello Matranga, responsabile Italia di Robeco
Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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