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Tecnologia negli investimenti? Sì, ma senza sostituire i consulenti

Tecnologia negli investimenti? Sì, ma senza sostituire i consulenti

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Francesca Conti
Francesca Conti

19 Dicembre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 60% degli investitori italiani ritiene che il mondo degli investimenti debba sfruttare le possibilità offerte dall’innovazione tecnologica

  • Quasi la metà degli investitori del Belpaese (47%) vorrebbe poter svolgere tutte le operazioni relative ai propri risparmi tramite una sola app

  • Due investitori italiani su tre (67%) ritengono comunque che il ‘tocco umano’ nel servizio al cliente non potrà mai essere sostituito dalla tecnologia

Secondo l’ultima survey di Legg Mason gli italiani dicono sì all’innovazione tecnologica negli investimenti, ma la figura del consulente finanziario resta essenziale

Il mondo degli investimenti negli ultimi anni ha visto nascere un gran numero di strumenti digitali in grado di fornire servizi di pianificazione finanziaria automatizzata, senza supervisione umana. Gli italiani sono pronti ad accogliere l’avanzata dell’automazione e affidare i propri risparmi e le scelte di investimento a un algoritmo? La risposta è sì, ma senza dimenticare l’importanza dell’interazione umana. E a darla sono stati gli investitori che hanno risposto alla Legg Mason Global Investment Survey 2018, sondaggio globale realizzato da Legg Mason e svolto quest’anno in 17 Paesi.

Secondo quanto emerge dal report di Legg Mason, infatti, la maggioranza degli investitori italiani (60%), ritiene che il mondo degli investimenti debba sfruttare le possibilità offerte dall’innovazione tecnologica, e quasi la metà (47%) vorrebbe poter svolgere tutte le operazioni relative ai propri risparmi in una sola app mobile. “Agli investitori piacerebbe poter gestire i propri investimenti – si legge nel report Legg Mason – con la stessa semplicità e comodità con cui acquistano online o ascoltano musica in streaming”.

Le app stanno dunque per prendere il posto dei consulenti finanziari? Non così in fretta. Le nuove soluzioni tecnologiche hanno sicuramente dalla loro il vantaggio della facilità di utilizzo e dell’immediatezza, ma due investitori italiani su tre (67%) ritengono comunque che il ‘tocco umano’ nel servizio al cliente non potrà mai essere sostituito dalla tecnologia. E all’incirca la stessa percentuale (66%) dichiara che rischierebbe di innervosirsi all’idea di non poter parlare con un essere umano nel gestire i propri investimenti.

Insomma, quando si tratta dei propri risparmi l’interazione umana ha ancora un ruolo essenziale. Non a caso, il 57% degli investitori italiani afferma di servirsi di un consulente finanziario per la maggior parte delle decisioni, e il consulente finanziario viene anche indicato come la fonte di informazioni più utilizzata (65%) per fare le proprie scelte di investimento.

“I servizi digitali per la pianificazione finanziaria si stanno evolvendo velocemente, ma il valore della competenza e dell’esperienza di un professionista umano continuerà ad essere importante”, commenta Matteo Lenardon, deputy country head Italia di Legg Mason. “Per aiutare i clienti a raggiungere i loro obiettivi è essenziale tener conto di molti fattori, dall’orizzonte temporale al profilo di rischio dell’investitore, e in questo la tecnologia può integrare, ma non sostituire, l’interazione umana”, conclude il manager.

Francesca Conti
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