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Strategie: diversificare con IA e settori è più semplice

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

29 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • I settori e i fattori sono un’opportunità per aumentare l’efficienza e migliorare la diversificazione di portafoglio

  • Comprendere le interazioni tra fattori e settori è chiave per un risk management preciso

  • Intelligenza artificiale e metodo scientifico sono cruciali per adattarsi dinamicamente e valorizzare le opportunità sia in fasi di ribasso che di rialzo dei mercati

Se investire assomigliasse a costruire un edificio, un portafoglio ben diversificato sarebbe un grattacielo antisismico. Proprio quando la volatilità torna a bussare alla porta dei mercati, la diversificazione diventa l’arma vincente per minimizzare i rischi e prepararsi a cogliere le opportunità

Una citazione talmudica datata intorno al 600 d.C. diceva: “È consigliabile che uno divida il suo denaro in tre parti: una verrà investita nel settore immobiliare, una negli affari e la terza parte deve rimanere sempre nelle sue mani”.  In questa frase troviamo forse la prima allusione a ciò che in finanza è noto come diversificazione delle asset class.

Senza andare così indietro nel tempo, nel 1952 Harry Markowi-tz pubblicò “Portfolio Selection”, il documento in cui metteva insieme i tre elementi di investimento – rischio, rendimento e correlazioni – per formare un quadro coerente per la costruzione e la diversificazione del portafoglio. Il suo consiglio era abbastanza semplice: “Non mettere tutte le uova nello stesso paniere”. Idealmente, il rischio è minore nel detenere un portafoglio composto da molti titoli piuttosto che scommesse concentrate che alla fine potrebbero non ripagare come previsto.

Tuttavia, sebbene sia semplice comprenderne i benefici, la diversificazione non è così facile da realizzare, anzi diventa un compito piuttosto complesso da realizzare soprattutto quando i mercati finanziari cambiano, diventano più veloci e la dinamica tra le attività e le asset class si sposta continuamente per riflettere lo sviluppo sottostante del ciclo economico. Per questo motivo possiamo aspettarci che anche la diversificazione evolva – da un principio ben noto a una strategia di gestione del rischio più precisa, misurabile e quantitativa – per riflettere da un lato i più recenti progressi tecnologici e, dall’altro d’altra parte, sfruttare i dati per comprendere meglio i rischi reali a cui il nostro portafoglio è esposto e farli funzionare a lungo termine.

Secondo Simone Facchinato, co-chief investment officer di MdotM, startup fintech che sviluppa strategie d’investimento per i mercati finanziari utilizzando l’intelligenza artificiale (IA), “per ottenere un buon risultato in termini di diversificazione, è necessario costruire un portafoglio con asset che presentino un rendimento atteso positivo ma soprattutto caratteristiche diverse con valori di correlazione bassi o negativi. Essere in grado di cogliere la dinamica nelle correlazioni consente, a parità di rendimento atteso nel lungo periodo, di diminuire la probabilità di perdita nel breve. L’IA rappresenta un notevole passo in avanti rispetto al passato”. L’esperto sottolinea, infatti, l’importanza dell’IA e del metodo scientifico come approccio alla ricerca e agli investimenti, perché questo ci permette realmente di “valorizzare le opportunità sia in fase di ribasso che di rialzo dei mercati”.

La diversificazione deriva dal modo in cui i titoli si muovono tra loro invece di quanti asset sono inclusi nel portafoglio. Per avere diversificazione, i titoli hanno bisogno di muoversi insieme il meno possibile in modo che i guadagni su alcuni investimenti possano superare la performance negativa di altri. Solo così si può comprendere il ruolo delle correlazioni in questo processo: misurano sinteticamente (cioè in un intervallo da 1 a +1) la direzione di come le risorse si muovono l’una rispetto all’altra. Una correlazione positiva indica che gli asset tendono a salire insieme e cadere insieme mentre, al contrario, correlazione negativa significa che gli asset tendono a muoversi in direzioni opposte, bilanciandosi. Tenendo presente questo, diventa chiaro che gli asset con una correlazione bassa o negativa sono la chiave per ottenere la diversificazione. “Per avere una diversificazione più efficace nel lungo periodo è necessario avere controllo sull’esposizione settoriale e fattoriale del portafoglio. In particolar modo, è fondamentale monitorare costantemente l’interazione tra le due dinamiche per garantire un risk management preciso e controllo sulla performance”, spiega Facchinato.

Strategie: diversificare con IA e settori è più semplice

Un portafoglio ben diversificato è come un grattacielo antisismico

Se investire assomigliasse a costruire un edificio, un portafoglio ben diversificato sarebbe come un grattacielo antisismico. Proprio quando la volatilità torna a bussare alla porta dei mercati, la diversificazione diventa l’arma vincente per minimizzare i rischi e prepararsi a cogliere le opportunità. Sempre più spesso queste opportunità si trovano investendo nei settori – e.g. farmaceutico, utilities, technology – che permettono di ampliare la diversificazione di portafoglio, valorizzando le loro diverse sfumature di rischio e rendimento sia in fasi di ribasso che di rialzo dei mercati.

Ma come sfruttare il comportamento dei settori per migliorare la diversificazione di portafoglio? “Le dinamiche settoriali sono molto interessanti per migliorare la diversificazione di portafoglio. Infatti grazie al loro andamento meno correlato rispetto ai fattori, molto esposti all’andamento del mercato, consentono di esporsi in maniera più efficiente ai rischi e costruire portafogli più diversificati e performanti”, spiega Giorgio Malchiodi, CTO di MdotM. L’approccio congiunto settori-fattori è essenziale per costruire portafogli ben posizionati: “Nel contesto attuale di mercato caratterizzato da correlazioni sempre più elevate e convergenti a uno, i settori rappresentano un’ottima opportunità di diversificazione. È tuttavia cruciale controllare l’esposizione fattoriale dei titoli che ne fanno parte per estrarne il massimo potenziale diversificante”, aggiunge.

Una duplice sfida per i gestori

Man mano che i mercati finanziari cambiano e diventano ambienti più complessi, sapere solo perché si verifica la diversificazione e perché è vantaggioso sembra insufficiente per tenere sotto controllo il rischio. Al contrario, negli ultimi anni l’attenzione si è progressivamente spostata su come espandere e affinare la cassetta degli attrezzi tradizionale per identificare nuove opportunità e realizzarla su base continuativa. Da questo punto di vista, ciò che i gestori di asset e investimenti devono affrontare oggi è una duplice sfida. Da un lato la diversificazione è emersa come un protocollo multi periodo e multidimensionale che deve essere preso in considerazione durante tutte le fasi del processo di investimento: a livello di asset allocation così come a livello di selezione dei titoli. D’altra parte, una migliore comprensione dei driver della diversificazione ha portato allo sviluppo di un approccio quantitativo per la gestione del rischio e per selezionare e valutare le idee di investimento in base al loro valore aggiunto. “A un livello più profondo, questa sfida segna la transizione (o l’evoluzione) da una diversificazione basata sui principi a una diversificazione basata sui dati e sulle opportunità”, sottolineano gli esperti di MdotM.

“In questo senso oggigiorno, la mancanza di una strategia di allocazione settoriale ben congegnata sembra un’opportunità persa per aggiungere un ulteriore livello di diversificazione per diversi motivi. I settori rappresentano grandi diversificatori a causa della loro attenzione mirata a specifici angoli dell’economia in generale che forniscono un’esposizione al rischio più granulare e controllata. Infatti, poiché guidati da diverse fonti di incertezza, consentono anche di ampliare le dimensioni in cui il portafoglio può essere considerato diversificato. Inoltre, il loro uso sembra essere strategico per un altro motivo: i loro diversi gradi di sensibilità ai premi di rischio noti, suggerendo l’esistenza di un doppio filo tra settori e fattori di rischio. Alla fine, questo nuovo set di opportunità – che include settori e fattori di rischio – apre le porte a un nuovo approccio alla diversificazione orientato a generare valore e gestire meglio il profilo rischio-rendimento del portafoglio”.

Maddalena Liccione
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