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Italia in “sofferenza” digitale: come sfruttare le lezioni della crisi

Italia in “sofferenza” digitale: come sfruttare le lezioni della crisi

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

14 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Dal punto di vista delle filiere produttive, sette superano il valore medio nazionale di infrastrutturazione digitale, tra cui technology & telco e media & entertainment

  • Le filiere dell’agrifood e del retail food scontano una certa contrazione nelle aree rurali, dove le infrastrutture digitali risultano meno diffuse

  • La ripartenza dovrebbe puntare su investimenti mirati, sia per accelerare l’evoluzione delle infrastrutture digitali sia per rafforzare la cultura tecnologica di imprese e cittadini

Nonostante i progressi degli ultimi cinque anni, l’Italia resta in “sofferenza” digitale. Manca una spaccatura tra il nord e il sud, con tutte le aree coinvolte, dalla Sardegna alla Lombardia. Ecco i quattro driver della ripartenza, secondo Ey. Sulle orme della crisi

Stando agli ultimi dati del Digital economy and society index, l’Italia resta tra le ultime posizioni della classifica europea sulla digitalizzazione, trainata verso il basso da alcune aree in sofferenza: l’utilizzo dei servizi internet da parte dei cittadini, l’integrazione delle tecnologie digitali all’interno delle imprese, fino al capitale umano e alle competenze necessarie alla trasformazione. E la crisi pandemica, secondo gli esperti, ha finito per accentuarne l’impatto negativo, non solo in termini economici ma soprattutto in termini di inclusione ed esclusione sociale.

Secondo una recente indagine di Ey, infatti, “se l’adozione delle tecnologie da parte dei vari segmenti di utenza è stata rapida, spinta da fenomeni sociali di sopravvivenza e di adattamento collettivo, ha tuttavia mostrato in modo evidente il gap culturale esistente”. Un lavoratore su due in smart working, per esempio, rivela una maggiore stanchezza e un’insufficiente assistenza da parte dei propri responsabili e delle aziende. Inoltre, la crisi ha messo sotto stress anche le infrastrutture, evidenziando “gradi diversi di resilienza e adattabilità allo shock”, si legge nello studio, andando a vantaggio solo delle aree territoriali con banda larga e le imprese e le pubbliche amministrazioni già pioniere negli investimenti nella digitalizzazione.

Considerando la diffusione sul territorio nazionale di tre tipologie di infrastrutture digitali (la connettività fissa, la connettività mobile e wi-fi, e le tecnologie IoT), i ricercatori hanno dunque elaborato il Digital infrastructure index, che misura il grado di efficienza e maturità delle stesse nelle 107 province italiane. Quella che emerge è innanzitutto l’assenza di una spaccatura tra il nord e il sud del Paese: la “sofferenza digitale”, infatti, risulta essere presente lungo tutta la Penisola, dalla Sardegna, la Sicilia e la Calabria, fino al Piemonte, la Lombardia, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Dal punto di vista delle filiere produttive, invece, sette superano il valore medio nazionale di infrastrutturazione digitale, tra cui technology & telco e media & entertainment, “nelle quali, non a caso, pesa fortemente l’alta concentrazione nei territori metropolitani del nord e del centro: Milano, Torino, Bologna e Roma”, spiegano i ricercatori. Sul versante opposto le filiere dell’agrifood e del retail food, “che scontano una certa contrazione nelle aree rurali, dove le infrastrutture digitali risultano meno diffuse”.

Ma cosa può essere fatto per superare questo gap e innescare il processo di digitalizzazione? Secondo Ey, la ripartenza dovrebbero puntare su investimenti mirati sia per accelerare l’evoluzione e l’estensione delle infrastrutture digitali sia per incentivare la cultura tecnologica di imprese e cittadini. A partire anche dalle risorse del Recovery fund. Quattro sono dunque i driver della ripresa: una connettività pervasiva e ad alte prestazioni con attenzione ai requisiti di sostenibilità; l’alfabetizzazione digitale di individui e piccole imprese, contro la diffidenza nei confronti dell’Ict (Information and communications technology, ndr); politiche green e di sostenibilità che garantiscano un corretto sviluppo delle infrastrutture sul territorio; e un sostegno economico negli investimenti Ict, con un focus su privacy e sicurezza. “Una parte del supporto economico agli investimenti digitali necessari può venire dal Recovery fund e dal Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (o Recovery plan), che sono strumenti individuati a livello nazionale ed europeo per finanziare la ripresa economica e per incentivare i percorsi di digitalizzazione, con le opportune differenze: nel caso delle pmi per la modernizzazione dell’impresa, nel caso delle aziende più grandi per costruire o rafforzare l’ecosistema di filiera”, concludono i ricercatori.

Rita Annunziata
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