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Il lato oscuro della tecnologia: Italia, il 60% è contrario

09 Luglio 2019 · Giorgia Pacione Di Bello · 2 min

  • L’Italia si posiziona al 5° posto a livello mondiale per sfiducia nelle nuove tecnologie, seguita dalla Germania e dagli altri paesi del G7

  • Ci sono inoltre molte preoccupazioni. Una parte degli intervistati crede che le nuove tecnologie possano, nei prossimi 10 anni, rubargli il lavoro. Un’altra fetta teme per la privacy e la gestione dei dati personali

L’ultimo report pubblicato da Bva Doxa in collaborazione con Wix sottolinea come a livello mondiale ci sia preoccupazione e negatività attorno al tema della nuove tecnologie

La tecnologia non è così amata come si pensa. Secondo gli ultimi dati pubblicati da Bva Doxa in collaborazione con Wix, network internazionale di società di ricerca di mercato, emerge come le nuove tecnologie provochino preoccupazione e diffidenza (30.890 persone coinvolte in 40 paesi). Il 42% degli intervistati è infatti preoccupato dal fatto che l’uso di app implichi la raccolta e la tracciabilità dei dati personali. Questa paura varia però da paese a paese.  Si va dal 80% in Indonesia al 9% dell’India e del Brasile. L’Italia si posiziona al 5° posto con il 60% dei contrari.

La tecnologia sta però invadendo diversi campi come la medicina, e anche in questo caso ci sono diversi intervistati che rifiutano l’innesto (3 su 10). In Germania i contrari sono al 43%, in Italia al 41% e in Cina al 6%. Altro aspetto negativo, sottolineato da diversi intervistati, è la possibile perdita di lavoro, dovuta all’entrata di nuove tecnologie. “La preoccupazione di perdere il lavoro nei prossimi 10 anni a causa dell’automazione e dell’uso dell’intelligenza artificiale è più elevata nei paesi low cost (Filippine, Messico, Cina e Malesia)” si legge dal report. Questa preoccupazione risulta essere molto meno elevata più aumenta il livello di educazione. Il 67% degli intervistati, con un livello di istruzione medio alto, non si sente invece minacciato dall’introduzione delle nuove tecnologie e dall’automazione.

Se si sposta l’attenzione sul settore app e privacy la situazione peggiora drasticamente. Il 39% degli intervistati non fa uso di app che raccolgono e tracciano dati personali. Questo rifiuto sale al 50% fra gli over 55 e al 62% fra i meno istruiti. Solo il 19% dichiara di non avere alcun problema ad usare questo tipo di app, con valori più alti fra i giovani (25% fra i 18-24 anni) ed i più istruiti (23% tra i laureati). Il grado di accettazione e rifiuto di app, che fanno uso di dati personali, varia inoltre fra i vari paesi. Si va dall’oltre 70% di contrari in Indonesia (80%), Perù (72%) e Vietnam (70%) al meno del 10% in India e Brasile (9%).

Altro aspetto visto negativamente è l’integrazione delle tecnologie nel comparto medico. Alla domanda: “quanto sarebbe favorevole al fatto che in futuro l’Intelligenza Artificiale sostituisca le attività svolte dal personale medico?” Solo il 7% si è dichiarato favorevole ad una totale sostituzione. Valori più alti in India (24%), Libano (22%) e Cina (17%). Secondo il report queste percentuali potrebbero denotare una minore fiducia nel sistema sanitario di quei Paesi e rappresentare un appello ad un maggiore uso delle tecnologie per la cura dei pazienti. La maggior parte degli intervistati (53% a livello mondiale) spera che l’intelligenza artificiale sia di supporto ai medici, ma non li sostituisca completamente.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
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