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Contanti, limite a 2mila euro ma l’evasione resta: cosa cambia dal 1° luglio

Contanti, limite a 2mila euro ma l’evasione resta: cosa cambia dal 1° luglio

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

30 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il valore assoluto dell’economia sommersa è passato da 202 miliardi di euro del 2011 a 210 miliardi nel 2017

  • “È necessario armonizzare in tutti i paesi dell’Unione il limite minimo, in modo da evitare differenze che creino distorsioni nei mercati interni”, commenta Rosario De Luca della Fondazione studi consulenti del lavoro

  • Arriva per gli esercenti anche un bonus fiscale pari al 30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante carte di credito, di debito o prepagate

Dal primo luglio il tetto per le operazioni in contanti scenderà da 3mila a 2mila euro. Ma non è l’unica novità per consumatori ed esercenti. Le limitazioni aiuteranno a contrastare l’evasione fiscale? Secondo Marco Giorgino del Politecnico di Milano bisognerà affrontare anche un problema culturale

Scocca l’ora delle novità per consumatori ed esercenti. Secondo quanto stabilito dal decreto fiscale 2020, dal 1° luglio il tetto per le operazioni in contanti scenderà da 3mila a 2mila euro. Ma si tratta soltanto di un primo step, dato che il limite tornerà a calare il 1° gennaio del 2020 fino a toccare nuovamente la soglia dei mille euro.

Non si tratta infatti di una misura isolata nella storia: il limite dei mille euro era stato già introdotto dal governo Monti alla fine del 2011 ed è rimasto in vigore fino alla fine del 2015. Eppure, secondo un report della Fondazione studi consulenti del lavoro, L’uso del contante in Italia tra necessità e abitudini, gli interventi restrittivi non sono stati sufficienti a garantire una contrazione dei livelli di economia sommersa. Il valore assoluto, contrariamente alle attese, è passato da 202 miliardi di euro del 2011 a 210 miliardi nel 2017, con una crescita del 3,9%, salendo sia in corrispondenza dei periodi in cui il limite massimo di utilizzo del contante era di mille euro che negli anni successivi in cui la soglia saliva a tremila euro.

L’indagine, inoltre, dimostra come anche nel resto d’Europa le limitazioni dell’uso del contante ai fini del contenimento dell’economia irregolare non abbia portato i suoi frutti. “Il limite alla circolazione del contante aiuta certamente a contrastare l’illegalità, ma gli interventi che vanno in questa direzione, per essere realmente incisivi, devono essere strutturali”, spiega Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi consulenti del lavoro. Basti pensare, spiega, all’infrastruttura tecnologica, le cui carenze “non agevolano l’uso delle carte di credito”, ma anche i costi di utilizzo, che inciderebbero in maniera particolare sui pagamenti. “È necessario armonizzare in tutti i paesi dell’Unione il limite minimo, in modo da evitare differenze che creino distorsioni nei mercati interni”, conclude De Luca.

Intanto, il 1° luglio arriva per i professionisti anche un bonus fiscale pari al 30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari. Come spiega l’Agenzia delle entrate, il credito è riconosciuto “a condizione che gli esercenti, nel corso dell’anno d’imposta precedente a quello di riferimento, abbiano conseguito ricavi e compensi per un importo non superiore a 400mila euro”.

“Quando si parla di questo tema in Italia si pensa sempre all’evasione fiscale e al fatto che ci sia tanta economia sommersa, io invece credo che questa battaglia vada continuata e bisogna usare tutte le cartucce disponibili”, commenta Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio fintech&insurtech del Politecnico di Milano. “Spesso gli esercenti si sono lamentati del fatto che allestire strumenti pos sia troppo oneroso. In parte forse hanno anche ragione, perché alcune banche o operatori che forniscono queste soluzioni non sono proprio a buon mercato”. Oltre ai costi fissi per disporre dell’apparecchio elettronico, spiega, ci sono dei costi differenziati a seconda degli strumenti utilizzati, dalle carte di credito al bancomat, motivo per cui “l’incentivo fiscale può essere un modo per dare meno alibi a quegli esercenti che oppongono resistenza”.

Secondo Giorgino, un altro tema da affrontare è quello culturale. “Bisogna pensare anche ai consumatori, che preferiscono pagare in nero per risparmiare o evitare di dimostrare la fonte della propria disponibilità di spesa”, spiega. Ciononostante, secondo l’esperto, il coronavirus e i conseguenti timori legati alle possibilità di contagio potrebbero disincentivare l’utilizzo delle banconote e spingere i consumatori verso i pagamenti elettronici. “Lo smartwatch, al contrario del bancomat o della carta di credito, permette di non digitare il pin ed evitare qualsiasi tipo di rischio grazie a una pre-autorizzazione per qualsiasi importo”, spiega Giorgino, che conclude: “In definitiva credo che le misure del governo rappresentino sicuramente una giusta evoluzione del tema, seppure non risolutiva, ma anche tutto quello che riguarda la gestione del rischio sanitario potrebbe incentivare ulteriormente i pagamenti digitali”.

Rita Annunziata
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