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Consob risponde al Fmi: no alle criptovalute private

Consob risponde al Fmi: no alle criptovalute private

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Livia Caivano
Livia Caivano

20 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “La criptomoneta deve essere pubblica, l’unica ad avere valore legale come mezzo liberatorio dei debiti”

  • “Le criptoattività finanziarie devono essere regolate per consentire la vigilanza nell’uso del risparmio”

  • vLe relazioni monetarie e finanziarie in forma digitale tra Stati sovrani andrebbero concordate nel corso di una conferenza internazionale

Il settore pubblico si muove troppo lentamente nel disciplinare l’uso delle monete digitali: è questa l’accusa che muove Paolo Savona all’indomani della Cross-border payments conference organizzata dal Fondo Monetario Internazionale. Secondo il presidente Consob va subito implementata una normativa e limitato l’uso delle criptovalute ai soli Stati sovrani

Più passa il tempo e più gestire la diffusione delle criptovalute diventa difficile. Ne hanno parlato la Banca Centrale Europea (Bce), la Commissione Europea, la Federal Reserve (Fed) e ultimo non ultimo, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Ora è Paolo Savona a dire la sua.

 

“Sull’architettura istituzionale da dare alla moneta e alle attività digitali -bisognava già decidere gli anni scorsi”, ha scritto il presidente Consob sulle pagine di Milano Finanza. “Il tempo dei dubbi e delle esitazioni è ormai trascorso e occorre decidere il da farsi e passare a definire una normativa adeguata”. Quando all’inizio del 2020 Bce, Bank of England, Bank of Japan, Banca nazionale svizzera e la svedese Riksbank hanno aperto un tavolo di lavoro sul tema delle valute digitali, la stampa aveva sottolineato un’assenza significativa – quella della Fed. Sembrava che la banca centrale americana volesse evitare il confronto perché già al lavoro sulla dollaro digitale – in velocità e gran segreto, per cercare di battere l’emissione dello yuan digitale. Sappiamo oramai che non ci è riuscita e anzi sono ancora fresche le dichiarazioni di Jerome Powell in cui si sottolinea l’importanza di lavorare bene ma senza fretta. Ora però è l’Italia a parlare, per mezzo del presidente Consob Savona: “Il Fmi (…) si è posta il problema se essa possa svolgere un ruolo nel propiziare un sistema dei pagamenti internazionali (cross-border) e nel promuovere la sicurezza e solidità della moneta digitale delle banche centrali e dei privati” e che “queste questioni necessiteranno ulteriori ricerche da parte del suo staff e discussioni con altri rilevanti stakeholder”. Il presidente si rammarica di come negli ultimi anni la questione sia stata trascurata e anche oggi non vi venga posta l’urgenza che secondo lui meriterebbe: si tratta di una “realtà già operante che, se non viene regolata in tempo, sarà difficile da ricondurre all’ordine – scrive su Mf – Può anche creare confusione e nuove crisi finanziarie. Sull’architettura istituzionale da dare alla moneta e alle attività digitali bisognava già decidere gli anni scorsi; il tempo dei dubbi e delle esitazioni è ormai trascorso e occorre decidere il da farsi e passare a definire una normativa adeguata”.

Il Savona-pensiero

  1. La criptomoneta deve essere pubblica, l’unica ad avere valore legale come mezzo liberatorio dei debiti, compresi quelli “istantanei” legati al mezzo di pagamento da usare negli acquisti di beni e di servizi. Il rischio da evitare è che si diffondano convenzioni tra privati che sconvolgono le vecchie regole monetarie e finanziarie
  2. Le criptoattività finanziarie devono essere regolate per consentire la vigilanza nell’uso del risparmio, “la cui protezione e finalizzazione allo sviluppo è garantita dal nostro dettato costituzionale, ma non da altri assetti istituzionali europei e internazionali”
  3. Le relazioni monetarie e finanziarie in forma digitale tra Stati sovrani andrebbero concordate nel corso di una conferenza internazionale

Il tempo stringe. “Si fa credere che ci sia il tempo per decidere ma nel mentre, come avvenne per i derivati che portarono alla disastrosa crisi del 2008, la moneta digitale privata si fa strada beneficiando dei ritardi e del benign neglect delle autorità. Si consente invece di raccogliere depositi in bitcoin e yuan-renmimbi, che divengono così parte della creazione monetaria europea, legittimandone l’esistenza ancor prima che nasca l’euro digitale e venga stabilita la graduatoria legale tra monete private e pubbliche, ossia tra diritto privato e pubblico. Si consente anche di assicurare il possesso di bitcoin, dando a essi legittimazione di prodotto finanziario, un concetto che ha una precisa regolamentazione nella nostra normativa”: in questa maniera, sottolinea il presidente Consob, si rischia che il settore privato libero di agire senza garanzie per i risparmiatori.

Livia Caivano
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