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Il 5G non teme la crisi: pronto a raggiungere un miliardo di utenti

Il 5G non teme la crisi: pronto a raggiungere un miliardo di utenti

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Rita Annunziata
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01 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel complesso oltre un miliardo di persone, vale a dire il 15% della popolazione globale, potrà avere accesso alla copertura 5G entro la fine del 2020, una percentuale che potrebbe toccare il 60% nel 2026

  • Fanalino di coda l’Europa che, in vista della conclusione dell’anno pandemico, potrebbe raggiungere circa l’1% di abbonamenti al 5G. Segue il Nord America con il 4%, anche se nel 2026 si stima che sfiorerà l’80%

  • Fredrik Jejdling di Ericsson: “La pandemia ha messo in evidenza l’impatto della connettività sulle nostre vite e ha agito da catalizzatore per un rapido cambiamento. La società nel suo insieme ha compiuto un enorme balzo in avanti verso la digitalizzazione”

Secondo un’analisi di Ericsson, nonostante le incertezze legate alla pandemia, il 5G si prepara a raggiungere oltre un miliardo di persone entro la fine dell’anno. Fa da traino la Cina, mentre resta fanalino di coda l’Europa

Il 2020 passerà alla storia come un anno caratterizzato da uno “sconvolgimento globale”, generato da uno shock che ha scosso “ogni economia” e ha avuto un impatto significativo sulla nostra quotidianità. Ma, guardando indietro, sarà probabilmente riconosciuto anche come l’anno in cui “la società nel suo insieme ha compiuto un enorme balzo in avanti verso la digitalizzazione”. Secondo Fredrik Jejdling, executive vice president and head of business area networks di Ericsson, infatti, “la pandemia ha messo in evidenza l’impatto della connettività sulle nostre vite e ha agito da catalizzatore per un rapido cambiamento”. E in questo contesto il 5G ha subito una profonda accelerazione, sia nello sviluppo delle reti che dei dispositivi, preparandosi a raggiungere entro la fine dell’anno un miliardo di persone. Anche se non tutti i paesi stanno mantenendo lo stesso passo.

Stando all’Ericsson mobility report, in particolare, nel terzo trimestre del 2020 sono stati sottoscritti 11 milioni di abbonamenti, un dato in calo rispetto alle stime. Eppure, entro la fine dell’anno sono attesi 220 milioni di contratti, di cui 175 milioni solo in Cina (pari all’80% del totale). Nel complesso oltre un miliardo di persone, vale a dire il 15% della popolazione globale, potrà avere accesso alla copertura 5G, una percentuale che potrebbe toccare il 60% nel 2026. Nel giro di sei anni, infatti, secondo i ricercatori gli abbonamenti al 5G saranno 3,5 miliardi, pari al 50% del traffico dati mobile mondiale. Fa da traino, come preannunciato, l’ex Celeste Impero, che ha già raggiunto l’11% degli abbonamenti mobile grazie a “un focus strategico nazionale, un’intensa concorrenza tra gli operatori e la presenza di smartphone 5G sempre più convenienti”, spiegano i ricercatori. Fanalino di coda l’Europa che, in vista della chiusura dell’anno pandemico, potrebbe raggiungere circa l’1% di abbonamenti al 5G. Segue il Nord America con il 4%, anche se nel 2026 si stima che assumerà il titolo di regione con la quota più elevata di abbonamenti sfiorando l’80%.

Ma quali potrebbero essere, in particolare, i vantaggi per le imprese? Secondo lo studio, nel cammino verso l’industria 4.0, l’interconnessione tra aziende non solo potrebbe ottimizzare le catene di approvvigionamento ma generare il massimo valore per i clienti a ogni livello della supply chain. Eppure, spesso, “mancano capacità di rete per connettere prodotti, persone e processi contemporaneamente su un’unica piattaforma comune”, spiegano i ricercatori. La connettività, in questo contesto, non solo migliorerebbe la collaborazione e la trasparenza all’interno e all’esterno dell’azienda ma, “abbassando le barriere ai mercati globali e rafforzando la propria specializzazione, le piccole e medie imprese puramente domestiche potrebbero ampliare il loro bacino di acquirenti, incrementare le esportazioni e, in ultima analisi, migliorare il prodotto interno lordo nazionale”.

Quanto alle multinazionali, invece, se storicamente hanno puntato a migliorare la propria posizione all’interno della catena del valore attraverso acquisizioni e fusioni di altre imprese e fornitori, in futuro “l’integrazione digitale” potrebbe diventare un nuovo “parametro competitivo”. Nello specifico, la capacità di tracciare le risorse, scambiare informazioni in tempo reale e mappare i rapporti con fornitori, distributori e acquirenti, potrebbe consentire loro anche una riduzione notevole del rischio. Pertanto, concludono i ricercatori, “una rete di fornitura digitalizzata potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo, specialmente quando si naviga in un ambiente aziendale globale sempre più complesso”.

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