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Terzo settore e crowdfunding: perché investire

Terzo settore e crowdfunding: perché investire

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Nicola Paronzini
Nicola Paronzini

09 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Cresce il ricorso degli enti del terzo settore al cosiddetto general crowdfunding. Negli ultimi mesi continua, infatti, a crescere il connubio tra questi soggetti e le piattaforme digitali al fine di raccogliere i fondi necessari alla realizzazione dei vari progetti sociali

Nel corso degli ultimi mesi, è cresciuta l’attenzione nei confronti del cosiddetto terzo settore. Ad oggi, però, la sua riforma (iniziatasi con il D.Lgs 117 nel 2017) non è ancora completamente rinnovata. Molti enti del terzo settore, anche a causa delle implicazioni economiche derivanti dagli effetti covid-19, hanno subito flessioni in termini di incassi derivanti da minori versamenti, donazioni e contributi da parte di tutti quei soggetti che sostenevano la loro attività.

Le tipologie di enti che possono godere di un simile “status” sono definite dal nuovo codice; più in dettaglio, vi rientrano :

  • le organizzazioni di volontariato (Odv);
  • le associazioni di promozione sociale (Aps);
  • gli enti filantropici;
  • le imprese sociali;
  • le reti associative;
  • le società di mutuo soccorso;
  • le associazioni riconosciute e non riconosciute;
  • le fondazioni;
  • gli altri enti diversi dalle società.

Gli enti sopra indicati non hanno la possibilità (non essendo soggetti dediti alla realizzazione del lucro) di accedere all’equity crowdfunding o al lending crowdfunding riservato alle società che possono garantire, attraverso i predetti strumenti finanziari, un interesse agli investitori e, pertanto, hanno maggiori difficoltà a reperire fondi; essi possono, però, aprirsi al cosiddetto general crowdfunding optando per una tra le due seguenti sottotipologie :

  • Donation – based crowdfunding: trattasi di una campagna online di donazione; si raccolgono fondi finalizzati alla realizzazione di un progetto a impatto sociale (il contributore non si aspetta un ritorno economico);
  • Reward – based crowdfunding: sulla base dell’entità del contributo erogato il sostenitore riceve una ricompensa (reward) simbolica e non in denaro a titolo di ringraziamento.

Di conseguenza, gli enti di terzo settore dovranno essere supportati, nella ricerca di sostenitori, da importanti azioni di marketing strategico che trasmettano un “convolgimento emotivo” al potenziale sostenitore; il progetto deve essere stimolante e deve essere promosso, oggi, anche dalle piattaforme digitali che si occupano di social media marketing; esse, infatti, possono garantire un incontro, ancorchè virtuale, tra il proponente la ricerca di fondi (fundraiser) e un ampio pubblico di potenziali sostenitori / finanziatori.

Il connubio enti di terzo settore/piattaforme digitali potrà garantire il successo per entrambi i soggetti: gli enti di terzo settore avranno raccolto i fondi necessari alla realizzazione del progetto sociale, le piattaforme digitali saranno veicoli del progetto stesso e produttrici di ricavi per la cessione di spazi “in rete” ai potenziali “sponsor” delle iniziative per le quali si è fatto ricorso alla campagna di raccolta di denaro.

Lo sviluppo (e il potenziale impatto socio – economico)  del terzo settore è confermato dal fatto che la Comunità europea ha nominato un commissario con delega speciale all’“economia sociale” anche in vista della distribuzione dei “fondi di coesione” inseriti nel bilancio 2021 -2027. Quanto al nostro Paese, sono da segnalare la nascita di un apposito master per “imparare” a raccogliere fondi, organizzato dalla Fondazione Italia per il dono, e le attività che fanno capo al Forum del terzo settore.

Nicola Paronzini
Nicola Paronzini
Dottore commercialista, titolare dello studio Paronzini, amministratore di Pgn Services srl; già professore a contratto (diritto del turismo) all'Università Iulm di Milano e (diritto del turismo e diritto dei beni culturali) all'Upo, sedi di Novara e Domodossola. Attivo nel diritto tributario e in materia contabile per pmi, agricoltura e terzo settore; revisore contabile, iscritto all’elenco nazionale dei componenti dell’Organismo di valutazione della performance, abilitato per la consulenza nelle crisi di sovraindebitamento.
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