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Etf sul Bitcoin ai blocchi di partenza

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

18 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 2 min
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  • Sotto la presidenza Biden il via ad un Etf sul Bitcoin potrebbe diventare realtà

  • Uno dei motivi sta proprio nel nuovo presidente messo a capo della Sec

Il prossimo passo del Bitcoin potrebbe essere quello di un Etf? La Securities and exchange commission (Sec) potrebbe essere aperta all’approvazione del prodotto

L’Etf sul Bitcoin ai blocchi di partenza. La Securities and exchange commission (Sec) potrebbe essere aperta all’approvazione del prodotto, molto più adesso, sotto la presidenza Biden, rispetto a quella Trump.

Ci sarebbero infatti due fattori che potrebbero andare a deporre in favore della regina delle criptovalute. Da una parte il nuovo presidente a stelle e strisce ha scelto come capo della Sec, Gary Gensler, che come sottolinea la Cnbc, è conosciuto come qualcuno che capisce la tecnologia alla base delle risorse digitali e anche dello stesso Bitcoin. Questo aspetto non è da sottovalutare dato che la comprensione dell’asset potrebbe essere la chiave vincente per far approvare l’Etf sul Bitcoin. Il secondo aspetto è invece sotto gli occhi di tutti. La regina delle criptovalute sta attirando l’interesse di sempre più soggetti istituzionali. E questo sta avendo ripercussioni anche sul suo andamento. Dal 2020 in poi è stata una continua crescita. Oggi 18 febbraio il Bitcoin ha superato il muro dei 50.000 dollari, arrivando a 51.824,30 dollari. Una crescita strabiliante se si pensa che a inizio anno era poco sotto i 40.000.

E questo fermento si è concretizzato proprio nei giorni scorsi, dato che il New york digital investment group ha fatto esplicita richiesta alla Sec per approvare il suo Nydig Bitcoin Etf. Una richiesta che dovrà avere una risposta che potrebbe cambiare le carte in tavola. Un Etf di questa natura sarebbe rivolto maggiormente agli investitori poco esperti ed è per questo che la Sec negli anni passati è stata molto prudente e ha bocciato l’idea.

Anche perché non dimentichiamo che in passato la corsa alla regina delle criptovalute ha portato tanti piccoli investitori inesperti a farsi male quando il prezzo è vertiginosamente crollato. Certo, adesso le condizioni e il mercato sono diversi. Ci sono anche grandi banche che sostengono la criptovaluta, ma l’alta volatilità rimane sempre una sua caratteristica intrinseca. E un non fan del Bitcoin si trova proprio in una importante istituzione come la Federal Reserve bank. Il presidente, James Bullard, non capisce come mai molti si stiano affannando sulle criptovalute. E perché si stia iniziando a pensare di paragonarle al dollaro statunitense. In un’intervista alla Cnbc Bullard ha affermato che il problema per i pagamenti non sono le valute scambiabili elettronicamente quanto più quelle che vengono emesse privatamente, come avviene per le criptovalute.

Quando vai in uno Starbucks, forse paghi in Ethereum, forse in Ripple, forse con il Bitcoin o con un dollaro. La gente non vuole usare una valute uniforme. Non è così che facciamo le cose”, dichiara Bullard.

Il presidente della Fed ha inoltre sottolineato come le valute emesse privatamente a livello globale devono rispettare le stesse restrizioni di qualsiasi altra che viene emessa da un’autorità centrale. In difetto quelle “home-made” non sono però in grado di mantenere un valore stabile contro beni e altre valute, né la loro offerta futura è del tutto chiara.

E infine Bullard, chiarisce il ruolo del dollaro: “l’economia globale continuerà a basarsi sul dollaro per molto tempo. Se il prezzo dell’oro sale o scende, oppure se il prezzo di Bitcoin sale o scende, la situazione non cambia affatto”.

Giorgia Pacione Di Bello
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