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12 anni fa nasceva il bitcoin: cos'è successo in questo periodo?

12 anni fa nasceva il bitcoin: cos'è successo in questo periodo?

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

30 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • I bitcoin furono lanciati due settimane dopo il crollo di Lehman Brothers, la quarte banca di investimento più grande degli Usa

  • Dopo 12 anni si discute concretamente della possibilità di dare vita a un euro digitale

Il 31 ottobre 2008 Satoshi Nakamoto pubblicò per la prima volta il celebre manifesto dove presentava la moneta elettronica: il bitcoin. Che passi avanti si sono fatti e dove siamo arrivati?

Il 31 ottobre 2008 Satoshi Nakamoto pubblicò per la prima volta il celebre manifesto dove presentava la moneta elettronica. E da allora sono passati ben 12 anni. La criptovaluta digitale ha dato uno scossone al mondo della finanza e non è un caso che il suo ideatore pubblicò il manifesto due settimane dopo il crollo di Lehman Brothers, la quarta banca di investimento più grande degli Usa.

I primi bitcoin furono “prodotti” il 3 gennaio 2009 e il 5 ottobre dello stesso anno un bitcoin valeva 1.309 dollari. Solo alla fine del 2017 è riuscito a toccare il suo massimo storico sfiorando i 20 mila dollari. Tuttavia la criptovaluta non è mai stata molto affidabile, essendo caratterizzata da forte oscillazioni. E questo è uno dei motivi che l’ha fatta demonizzare da diverse banche centrali. Successivamente fu etichettata come strumento per il riciclaggio di denaro o come strumento usato dai criminale per portare a buon fine le loro attività.

Tutte queste voci sono state possibili perché all’inizio non si è pensato a normare questi strumenti. E dunque era come se ci fosse un “via libera” per tutti. Con il passare del tempo però le diverse autorità nazionali ed europee hanno iniziato a guardare sempre di più alla criptovaluta e a includerla in diversi sistemi normativi. A livello di Ue, per esempio, è stata inserita nelle diverse procedure con il riciclaggio di denaro. E da lì in poi anche le diverse giurisdizioni nazionali hanno iniziato a normare il bitcoin & Co.

Attualmente la stessa Commissione sta lavorando a un nuovo regolamento in modo da rendere più omogeneo e completo il quadro normativo tra i singoli paesi membri. E dunque l’obiettivo è quello di riuscire ad assicurare la certezza del diritto, costruire un nuovo framework normativo omogeneo, e promuovere la protezione dei consumatori e degli investitori. Il tutto deve essere letto anche guardano gli ultimi avvenimenti. Sempre più paesi stanno infatti cercando di studiare il modo per poter dar vita a una propria criptovaluta digitale. La Cina, in questo senso è la giurisdizione più avanzata, essendo già in una fase sperimentale dello Yuan digitale. La pandemia da covid-19 ha infatti portato con la prima ondata una forte spinta verso i pagamenti digitali e anche le criptovalute.

Secondo un’ultima ricerca fatta da Revolut. Gli italiani mettono da parte il denaro anche in criptovalute. Nel dettaglio i clienti Revolut accantonano in bitcoin l’equivalente di oltre 110mila euro, in ethereum circa 40mila euro e in xrp 19mila euro. A questo si aggiunge anche il fatto che alcuni negozi e app hanno iniziato ad accettare pagamenti anche in bitcoin. Insomma, le valute digitali sono entrate nella vita di tutti i giorni. Ed è proprio per questo che a livello europeo si sta lavorando per dare vita a un euro digitale. “Stiamo guardando seriamente a un euro digitale. Il progetto è guidato dalle preferenze dei consumatori e dal desiderio degli europei di non utilizzare più tante banconote e monete come in passato”, ha dichiarato Christine Lagarde, presidente della Bce. I consumatori, secondo il presidente Bce, vogliono ormai “effettuare pagamenti in modo digitale, in modo più economico, più veloce e con più sicurezza”.

Giorgia Pacione Di Bello
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