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In Italia ci sono sempre più filantropi

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

28 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Scegliere l’associazione a cui donare parte del patrimonio non solo in base ai progetti ma anche secondo l’analisi della profittabilità: questa la nuova strategia

  • Prima di buttarsi nel mondo della filantropia bisogna capire che obiettivi si vogliono perseguire e quale veicolo giuridico è il più adatto

La filantropia sta diventando sempre più importante tra gli high net worth individual italiani. La scelta dell’organizzazione no profit risulta essere il momento più cruciale

La filantropia piace sempre più ai paperoni italiani. Con 7,2 miliardi di donazioni da privati e un miliardo da aziende, l’Italia è uno dei paesi europei più generosi. E il futuro sarà sempre più all’insegna della filantropia, come sottolinea l’ultimo studio della Fondazione Cariplo. Tra il 2014 e il 2030 si stima infatti che ci sarà un trasferimento di ricchezza tra i 100 e 129 miliardi di euro, attraverso i lasciti testamentari (testatori che lasciano parte del patrimonio ad enti no profit).

Giuseppe Ambrosio, della fondazione Lang Italia, durante il Wealth planning forum 2019 di Credit Suisse, ha sottolineato come gli high net worth individual italiani stanno iniziando ad affrontare la filantropia in modo sempre più consapevole e serio. Fino a qualche anno fa non era infatti strano sentire: “la filantropia la farò quando non ci sarò più”. Questa veniva infatti considerata più come un “hobby” piuttosto che come una vera e propria attività. Ma fare filantropia non è poi così semplice, e non ci si può improvvisare filantropi da un giorno all’altro. Bisogna infatti scegliere il veicolo giuridico adatto (fondazione, trust), quali sono gli obiettivi che si vogliono perseguire, chi sono i beneficiari. E soprattutto, a quale consulente affidarsi

La scelta

La scelta risulta essere il momento più delicato per il filantropo, dato che molto spesso non si ha idea a chi donare i soldi. Proprio per questo nella maggior parte dei casi le donazioni finiscono sempre nelle stesse organizzazioni no profit, nonostante in Italia c’è ne siano 300 mila con un fatturato di 64 miliardi di euro.

Ma come mai si scelgono sempre le stesse? La risposta è nel metodo di selezione.  Attualmente si tende a scegliere l’organizzazione in base al progetto che porta avanti. E dunque, più il filantropo si sente vicino o gli piace l’obiettivo da raggiungere e più investirà in quel determinato ente. C’è però, un altro metodo che si sta facendo sempre più strada: individuare le organizzazioni più performanti. In questo caso l’analisi che il consulente dovrà fare risulta essere sicuramente più approfondita e non si baserà solo sulla bontà del singolo progetto. Questo metodo potrebbe portare il filantropo a scoprire nuove realtà e progetti innovativi che mai avrebbero potuto conoscere.

I vantaggi fiscali

Per capire quali siano le agevolazioni fiscali bisogna distinguere tra: persone fisiche e aziende.

• Per le persone fisiche (decreto legislativo n. 117/2017), le donazioni in denaro e in natura sono detraibili al 30% fino ad un massimo di 30.000 euro per ciascun periodo d’imposta. In caso di donazioni in favore di Organizzazioni di volontariato l’aliquota sale al 35%. In alternativa si può detrarre fino al 10% del reddito complessivo dichiarato per la donazione in denaro o in natura.

Aziende ed enti. In questo caso e donazioni in denaro e natura sono deducibili fio al 10% del reddito complessivo dichiarato (c’è stata la rimozione del limite dei 70.000 euro annui). Se la deduzione supera il reddito complessivo netto dichiarato, l’eccedenza può essere dedotta fino al quarto periodo d’imposta successivo

Giorgia Pacione Di Bello
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