PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Italiani: poco fiducia nella pensione

Italiani: poco fiducia nella pensione

Salva
Salva
Condividi
Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

16 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • La poca fiducia verso il futuro pensionistico è però anche accompagnata da una non capacità di intervento attuale per migliorare la propria situazione futura.  Il 54% ha infatti dichiarato di mettere da parte meno di quanto dovrebbe

  • I Boomer sono stati molto più lungimiranti rispetto ai loro figli in tema di pensione

Il 73% degli intervistati è convinto che al momento di andare in pensione si troverà in una situazione economica peggiore, rispetto all’attuale tenore di vita garantito dal lavoro

Gli italiani hanno poca fiducia nel sistema pensionistico. Il 73% degli intervistati è infatti convinto che al momento di andare in pensione si troverà in una situazione economica peggiore, rispetto all’attuale tenore di vita garantito dal lavoro e il 69% ritiene invece che l’assegno sarà molto meno generoso. Questo quanto emerge dall’indagine: “Global Benefits Attitudes” pubblicata da Willis Towers Watson.

Questa poca fiducia verso il futuro pensionistico è però anche accompagnata da una non capacità di intervento attuale per migliorare la propria situazione futura. Il 54% ha infatti dichiarato di mettere da parte meno di quanto dovrebbe, il 66% ritiene, in generale, di stare andando nella direzione sbagliata e l’80% non è in grado di aumentare la propria contribuzione mensile. Il non riuscire a pensare ad una pensione integrativa non deriva dalla pigrizia ma dal fatto che si hanno altre priorità finanziarie. Secondo l’indagine la pensione risulta essere una priorità e dunque si cerca di concentrare la maggior parte delle risorse economica dai 50 anni in avanti.

Se poi si sposta l’analisi in base alle fasce di età si scopre anche come i Boomer sono stati molto più lungimiranti rispetto ai loro figli. E infatti la ricerca mostra come questa categoria ha un gap tra il tasso di risparmio desiderato e quanto effettivamente messo da parte del 2%. La Gen X ha una differenza del 4% e i Millenials del 6%. La percentuale oscilla invece tra il 2 e il 3% se si vanno ad osservare i redditi annui. Chi guadagna meno di 25.000 ha un gap del 3%, chi tra i 25 e i 49 del 3% e chi più di 50.000 del 2%.

I dipendenti italiani sono consapevoli di non risparmiare abbastanza per proteggere il proprio reddito futuro, però faticano ad agire. Ciò in parte è dovuto a scarse competenze finanziarie di base che rendono più complicato per il singolo capire dove e come intervenire”, spiega Andrea Scaffidi, Head of Retirement di Willis Towers Watson.
A tutto questo si aggiunge anche il fatto che solo il 46% del campione esaminato negli ultimi due o tre anni abbia dedicato più di venti minuti a valutare le opzioni del proprio piano pensionistico. Con il focus Millenials il dato scende al 38%. Sale al 44% per chi percepisce meno di 25.000 euro annui e al 40% tra le donne.

Altro aspetto da evidenziare è la differenza tra single e coppie. Se il 41% dei giovani single è convinto che dovrà lavorare oltre il 70° compleanno, tra le coppie con figli il dato cala al 19% e al 3% tra le famiglie senza figli.
Il report evidenzia dunque vista la situazione è fondamentale che le aziende sostengano i propri dipendenti sotto il profilo previdenziale. I piani pensionistici aziendali sono infatti la prima fonte di risparmio per il 54% degli intervistati. Inoltre, il 54% sarebbe disposto a contribuzioni mensili più alte per avere una pensione più generosa.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Private InsuranceItalia