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Previdenza complementare per il rilancio del Paese

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

12 Maggio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • I fondi pensione italiani hanno avuto uno sviluppo notevole nel corso degli anni. Secondo le ultime stime dell’Ocse, il patrimonio dei fondi pensioni era pari, nel 2018, al 7,6% del Pil

  • Attirare i grandi patrimoni verso questi strumenti potrebbe essere un primo passo da attuare per poi incanalare i soldi verso un’economia, quella italiana, in seria difficoltà, vista l’emergenza coronavirus

Una strada da seguire per sostenere la ripresa dell’economia nazionale potrebbe essere quella di fare un maggiore uso di strumenti di previdenza complementare. Incentivarne l’adozione potrebbe portare nuova linfa all’economia reale

Fondi pensione, casse di previdenza e fondazioni di origine bancaria possono giocare un ruolo fondamentale nella ripresa dell’economia italiana. D’altra parte, ciascuno di questi attori, con i propri obiettivi e vincoli verso aderenti e territori, è diventato negli anni una parte fondamentale per l’Italia. E dunque perché non pensare di fargli giocare un ruolo più attivo nella rinascita del paese post coronavirus?

Ma facciamo un passo indietro. Se si analizza la crescita dei fondi pensioni italiani, si nota come questi hanno avuto uno sviluppo notevole negli anni. Secondo le ultime stime dell’Ocse il patrimonio dei fondi pensioni in percentuale rispetto al Pil era pari, nel 2018, al 7,6% (nel 2007 eravamo al 3,1%). In 10 anni la previdenza complementare ha più che raddoppiato il suo patrimonio. E così in tutto il resto del mondo.

Itinerari previdenziali sottolinea come questi dati portino a due conclusioni “la prima che la previdenza complementare italiana ha conosciuto un buon tasso di crescita dalla sua introduzione, superiore alla quasi totalità dei Paesi considerati; il secondo, derivante dalle evidenze internazionali, è che un livello soddisfacente di diffusione della stessa si dovrebbe attestare intorno al 50% degli occupati”. In Italia siamo invece intorno al 30%. Dato che lascia margine di manovra per l’entrata di sempre nuovi capitali.

La crescita di patrimonio dentro strumenti di previdenza complementare ha portato questi a investire sempre di più nell’economia reale italiana. A fine 2018 le casse privatizzate avevano un patrimonio di 82,92 miliardi di euro e avevano il 16,31% in investimenti in economia reale. Le fondazioni bancarie con un patrimonio di 45,70 miliardi hanno destinato all’economia reale il 48,60%. I fondi pensione con 58,30 miliardi il 3,20% e i fondi pensioni negoziali con 50,41 miliardi di patrimonio il 3% nell’economia reale.

E dunque Itinerari previdenziali sottolinea come si dovrebbe incentivare l’adesione alla previdenza complementare, tenendo conto dell’investimento collegato nell’economia reale. “A partire dalla copertura previdenziale degli aderenti, passando per un maggiore investimento nell’economia reale nazionale per via di patrimoni più grandi e quindi maggiormente diversificati, e di conseguenza, fornire un forte sostegno al tessuto produttivo nazionale che mai come adesso ha bisogno del contributo di tutti. Accrescere le dimensioni patrimoniali degli investitori previdenziali, in particolare della previdenza integrativa e fornire al sistema gli strumenti più adatti allo scopo anche attraverso incentivi fiscali può essere la leva in più per il futuro dell’Italia”.

Per il rilancio della nazione non servirà solamente superare le ripercussioni di Covid-19, ma un piano lungimirante che intervenga anche a favore della crescita dei patrimoni istituzionali” conclude l’istituto. E dunque attirare i grandi patrimoni verso questi strumenti potrebbe essere un primo passo da attuare per poi incanalare i soldi verso un’economia, quella italiana in seria difficoltà, visto l’emergenza coronavirus.

Giorgia Pacione Di Bello
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