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Venezia: un trust per salvare la città

Venezia: un trust per salvare la città

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

15 Novembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Fabrizio Vedana avvocato Tep e vicedirettore generale di Unione Fiduciaria spiega come lo strumento più sicuro per raccogliere questi fondi è il trust

  • Il trust per sua natura è infatti dotato di un trustee, da un’autorità riconosciuta come indipendente, e da un guardiano

Negli ultimi giorni si sta facendo a gara per chi raccoglie più fondi per Venezia. Ma dove verranno messi? E siamo sicuri che verranno veramente usati per la ricostruzione della città?

Raccolta fondi per Venezia. perché non usare un trust? Lo strumento si presta ad essere usato in queste occasioni, dato che protegge l’interesse del soggetto (in questo caso Venezia) a cui è indirizzato. Fabrizio Vedana, avvocato Tep e vicedirettore generale di Unione Fiduciaria, spiega come “nel caso specifico del trust per Venezia con i soldi che verranno stanziati dal governo, dall’Unione europea o ricevuti da altre Istituzioni, da banche, da fondazioni, da aziende o da tutti coloro (anche privati cittadini) che vorranno, si dovranno pagare i lavori per il completamento del Mose o i fornitori che realizzeranno le opere necessarie per mettere in sicurezza i principali monumenti della città”.

La scelta del trust non è da sottovalutare perché la somma messa dentro lo strumento dovrà essere amministrata da un soggetto, il trustee, capace di essere super-partes e doppiamente vigilato: da un’autorità riconosciuta come indipendente ( Banca d’Italia) e da un guardiano che all’imparzialità abbini esperienza e competenza nella gestione e nella tutela del patrimonio artistico. Inoltre sottolinea Vedana “per precise disposizioni di legge il trust deve usare i soldi solo ed esclusivamente per le finalità per le quali è stato istituito: questo lo mette al riparo da possibili usi distorti del patrimonio in esso conferito; la doppia vigilanza sul suo operato da parte di organismi non politici contribuirebbe poi a tenere sotto controllo le spese fatte e la scelta dei fornitori a cui verranno affidate le opere di ricostruzione, di restauro e di completamento del Mose”. Inoltre, per chi volesse o dovesse segnalare eventuali usi non corretti del patrimonio del trust ci sarà la possibilità di fare segnalazioni, anche anonime, attraverso una procedura di whistleblowing (informatori anonimi).

Secondo Vedana il trust può essere dunque “un nuovo modo per rispondere concretamente e in modo giuridicamente adeguato a tutti coloro, italiani e non, chiedono di mettere da parte burocrazia e antagonismi politici e valorizzare invece la bellezza artistica ed ambientale della città lagunare”.

Giorgia Pacione Di Bello
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